Quando ho raccontato delle paure e dei dubbi legati all’espatrio ho scritto, testualmente, che “per quanto tu possa essere una persona risoluta e convinta delle proprie azioni, quella di lasciare la tua terra non è mai una decisione facile”.
Oggi mi sento di dire che, per quanto tu possa essere una persona risoluta e convinta delle proprie azioni, quella di tornare nella tua terra non è mai una decisione facile.
Soprattutto quando si tratta di tornare a vivere al sud Italia, in particolare in Sicilia: una terra complicata, dalle (apparentemente) poche opportunità e dalle tante difficoltà; una terra che ogni anno conta migliaia di giovani siciliani che emigrano alla ricerca di una vita migliore nel “più evoluto” nord Italia o di fortuna e successo all’estero. Una terra dove “non funziona nulla”, il lavoro è sottopagato, c’è la “munnizza” ma non i trasporti pubblici, tutti si lamentano e nessuno fa niente.
Ecco, in quella terra io ho deciso di tornarci dopo diversi anni all’estero (sei al momento in cui scrivo), seppur con parecchi dubbi e perplessità. Ti racconto qui di seguito le maggiori paure legate alla scelta di tornare a vivere in Sicilia.
Tornare in Sicilia significa fare dieci passi indietro?
Più che alla Sicilia in particolare, credo che questa paura faccia riferimento all’Italia in generale. Rimpatriamo da un paese, la Spagna, molto avanzato dal punto di vista del riconoscimento dei diritti civili, incluso il diritto all’autodeterminazione. Certo non è un luogo scevro da pregiudizi e in cui pure esistono degli estremismi, politici e non, ma in generale è un luogo in cui la popolazione (e sempre più lo Stato) accetta e rispetta la diversità, in cui ognuno può essere chi vuole senza essere giudicato. Almeno, questa è la percezione che abbiamo vivendo alle Canarie.
Appartenendo a categorie privilegiate (siamo bianchi, europei, eterosessuali, istruiti e relativamente benestanti) questi temi non ci toccano in prima persona, ma non conosciamo il futuro e a pensare di crescere degli ipotetici figli in un paese come l’Italia, sembra fare dieci passi indietro. Sarà così o la Sicilia ci sorprenderà?
L’insofferenza per i problemi della Sicilia
Qui mi riferisco a tutto quello che non va. Il fatto di riconoscere i limiti e i problemi della Sicilia e ciononostante farvi ritorno, non ci esime dalla possibilità (molto reale) di vivere le problematicità del territorio con insofferenza.
Siamo andati via da un luogo che non ci piaceva più, in cui molte cose non funzionavano o non esistevano affatto e adesso ci stiamo tornando con due consapevolezze: da un lato quella che non è cambiato molto, e dall’altro quella che “altrove” le cose vanno meglio (permettetemi la generalizzazione).
In questo caso è vero il detto “lontano dagli occhi, lontano dal cuore”: quando certe situazioni non le viviamo nel quotidiano finiamo col dimenticarle, o perlomeno dimentichiamo quanto possano essere spiacevoli. Tornare ad immergersi in un luogo caotico, dove le regole non esistono, dove il mondo gira intorno al singolo che non ha cura e rispetto per il bene collettivo, in cui la bellezza naturale viene costantemente deturpata dall’inciviltà umana, lascia spazio a tanta insofferenza.
Le relazioni umane del passato
Ho parlato spesso della malinconia dovuta al vivere lontano dalla famiglia e dagli amici ed è sottinteso che tornare in Sicilia significa anche recuperare quei rapporti che tanto mi sono mancati negli anni da expat. Eppure, paradossalmente, riprendere le relazioni umane è uno degli aspetti che più mi fa paura.
È inevitabile che, come noi che siamo partiti, coloro che sono rimasti siano andati avanti con le proprie vite (di cui noi non facciamo più parte se non via telefono o durante le feste comandate) ed è inevitabile che i rapporti di amicizia non siano più gli stessi. Non metto in dubbio che “gli amici di sempre” rimarranno tali, che ci saranno al nostro ritorno, che sarà una gioia trascorrere di nuovo del tempo insieme, ma bisogna guardare in faccia la realtà: noi siamo cambiati, loro sono cambiati, le circostanze sono cambiate. Il rischio è quello di caricare il ritorno di aspettative che potrebbero essere disattese.
Reverse Cultural Shock
Questo punto è strettamente correlato ai due precedenti: si parla di shock culturale inverso quando si attraversa una fase di ri-adattamento alla propria cultura d’origine dopo un’esperienza di vita all’estero.
Si tratta di un processo molto simile all’adattamento alla cultura straniera e si verifica quando, dopo molti anni di assenza, tornando nel tuo paese natio ti senti disorientato, ti rendi conto di aver perso padronanza della tua lingua madre (si fa molta ironia su questo aspetto ma, purtroppo, è un dato di fatto!) e di come molte cose siano cambiate, oppure no.
Inoltre, quando torni non sei mai la stessa persona che aveva scelto di partire. Sono cambiate le tue abitudini, il tuo modo di pensare, il tuo sistema di valori e quando ti accorgi di questo cambiamento personale puoi avere la sensazione di essere fuori posto. Sono quasi certa che al mio ritorno in Sicilia sperimenterò tutto questo!
Prospettive lavorative in Sicilia
Sotto il profilo professionale mi sento privilegiata (un privilegio che mi sono creata, intendiamoci) e preoccupata allo stesso tempo.
Conoscendo la disastrosa situazione lavorativa nella mia terra e alla luce dell’esperienza imprenditoriale fatta qui alle Canarie, ho intenzione di proseguire con la libera professione anche dopo il ritorno in Sicilia, ricorrendo alle agevolazioni previste dal decreto per il “Rientro dei Cervelli”.
A Gran Canaria sono stati tre i fattori che mi hanno permesso di lanciare la mia attività INTERMOBEX: la fiscalità agevolata per i nuovi imprenditori, un tessuto commerciale abbastanza variegato e il grande attrattivo che l’isola esercita sui clienti stranieri. Per portarla avanti ed avere successo, invece, sono serviti tanta costanza, motivazione, fiducia in me stessa e pazienza!
Riuscirò a replicare le stesse condizioni una volta tornata in Sicilia? Riuscirò a mettermi in gioco e raggiungere risultati soddisfacenti anche nella mia terra? La pancia mi dice di sì, la ragione mi fa temere di no… ma lo scopriremo solo vivendo 🙂
Quel che è certo è che tornerò con un bagaglio di esperienze e competenze molto più pesante di quando sono partita, con una motivazione e una voglia di fare senza precedenti e sicuramente questo giocherà a mio favore.
Come affrontare la paura di tornare in Sicilia?
Alla pari della scelta di emigrare all’estero, anche quella di tornare in Sicilia è una decisione complicata e non esente da perplessità. Trattandosi di una scelta voluta e non obbligata, ho messo sulla bilancia pro e contro, ho identificato paure del rientro in Sicilia per poi fare tutte le valutazioni del caso, ma rimane comunque un passo importante.
Così com’è stato per l’espatrio, mi ripeto che non è una scelta definitiva se non voglio che lo sia; questo atteggiamento mentale mi consente di fare le cose seriamente, ma senza l’angoscia e la preoccupazione per il fallimento. Tuttavia, per affrontare la paura di tornare in Sicilia metterò in atto anche altre strategie.

