Espatriare porta con sé tanti cambiamenti e rappresenta un’esperienza emotiva molto intensa, che implica la necessità di affrontare ed elaborare numerose perdite a livello individuale, familiare e sociale, connesse a diverse tipologie di separazioni. Per questo in un trasferimento all’estero si può sperimentare, in maniera più o meno intensa, il cosiddetto “lutto migratorio”: un processo emotivo e psicologico simile al lutto per la perdita di una persona cara, ma invece di riguardare una persona, si tratta di perdere il senso di appartenenza, la famigliarità e la confortevolezza della propria cultura d’origine.
Al di là di ritrovarsi in un contesto diverso da ciò che immaginava, l’esperienza di un espatrio è sempre caratterizzata dalla separazione dal proprio paese e dal proprio popolo, dal dolore dovuto alla consapevolezza di ciò che si è lasciato, dalla perdita dei legami con il contesto in cui si è nati e cresciuti, con i punti di riferimento sociali e culturali. Questo comporta un lento e complesso processo di riorganizzazione interna, di adattamento alla nuova realtà e di risignificazione del proprio posto nel mondo. Un processo che, specialmente all’inizio, viene vissuto come un vero e proprio lutto.
Le caratteristiche del lutto migratorio
Gli elementi che caratterizzano il lutto migratorio sono due: il tempo, inteso come tempo trascorso lontano dal proprio paese d’origine, e lo spazio, inteso come distanza tra il luogo di vita ed il paese d’origine. Più tempo e più lontani si vive dal proprio paese d’origine, più il lutto migratorio può essere intenso.
A differenza di altri tipi di lutto, quello migratorio è un lutto parziale e ricorrente. Parziale nel senso di non definitivo: il paese d’origine, la famiglia, gli amici, non sono persi per sempre, perché la persona espatriata può farvi ritorno; dall’altra parte, si tratta di un lutto ricorrente perché si rinnova ad ogni partenza dal proprio paese d’origine. Inoltre, il lutto migratorio si considera un lutto speculare, nel senso che i familiari e gli amici vivono un processo di lutto analogo – anche se meno intenso – a quello della persona espatriata.
Infine, il lutto migratorio viene definito anche lutto multiplo perché è caratterizzato da diverse perdite parziali: perdita della famiglia e delle persone care, perdita della lingua madre, perdita della cultura d’origine, perdita della propria terra, perdita del gruppo di appartenenza.
Come si manifesta il lutto migratorio
Il processo di lutto migratorio può manifestarsi in varie forme:
- Sensazione di perdita: Le persone espatriate possono sentire la mancanza della loro cultura d’origine, delle tradizioni, del cibo, della lingua, dei legami sociali e delle routine familiari.
- Sensazione di isolamento: Essendo in un ambiente nuovo e non familiare, le persone espatriate possono sperimentare sentimenti di isolamento e solitudine, specialmente se hanno difficoltà a integrarsi nella nuova cultura o a fare nuove amicizie.
- Confusione identitaria: Il passaggio a una nuova cultura può far sorgere domande sull’identità personale, sull’appartenenza culturale e sul senso di sé, portando a una certa confusione identitaria.
- Stress e ansia: L’adattamento a una nuova cultura può essere stressante e generare ansia, specialmente se ci sono barriere linguistiche, discriminazione o difficoltà nell’ottenere lavoro o istruzione.
- Sentimenti contrastanti: Non di rado, le persone espatriate possono sperimentare sentimenti contrastanti, come entusiasmo per le nuove opportunità e la possibilità di una vita migliore, ma anche tristezza e nostalgia per ciò che hanno lasciato alle spalle.
Nei casi di lutto migratorio più intenso si verifica la cosiddetta “Sindrome di Ulisse”: il processo di elaborazione di lutto si blocca e la persona espatriata può manifestare sintomi quali tristezza e pianto, insonnia, tensione, irritabilità, pensieri negativi ricorrenti, fatica, cefalea, emicrania, fino ad arrivare ad una distorsione della realtà tale per cui si esalta la propria Patria come una Terra Promessa e, al contrario, si considera il nuovo Paese come un posto orrendo dal quale si vuole fuggire.
Convivere con il lutto migratorio
Con il passare del tempo, man mano che si avanza nel processo di adattamento al nuovo paese, il lutto migratorio tende a ridursi d’intensità, ma non sparisce mai del tutto. Affrontare il lutto migratorio richiede tempo e, a volte, sostegno. Molte persone trovano utile cercare comunità di supporto tra altri migranti o espatriati, praticare la propria cultura d’origine quando possibile e impegnarsi attivamente nell’apprendimento e nell’integrazione nella nuova cultura. In alcuni casi, invece, espatriare si rivela un’esperienza molto stressante e può essere utile cercare supporto da parte di professionisti della salute mentale per affrontare le sfide emotive legate alla migrazione.

