Da quando ho inaugurato la rubrica Storie di Ritorni, ho dato voce a racconti diversi tra loro: persone rientrate o trasferite, rientri in solitaria e rientri in coppia, ritorni con figli al seguito e altri con figli arrivati in seguito. Beh, la storia di oggi è un mix di tutto questo 🙂
Questa è la storia di Elisa Lo Blanco e Roberto Palma: lei siciliana di Licodia Eubea (CT), lui pugliese di Trepuzzi (LE); professionisti del settore biomedico sul lavoro, coppia e genitori di una splendida bambina nella vita privata. Si conoscono a Bologna, dove entrambi si sono trasferiti per completare gli studi e dove, in modo naturale, decidono di stabilirsi in pianta stabile, almeno finché il Covid non arriva a mescolare le carte in tavola…
Elisa lascia la Sicilia per approdare nella città emiliana a 23 anni, inseguendo un corso di laurea specialistica che a Catania non esiste. Roberto, invece, lascia la sua Puglia quando di anni ne ha 18: prima si stabilisce a Roma per frequentare l’università e successivamente si sposta a Bologna per un Master post universitario. Roberto mi racconta che anche i giovani salentini, dopo la maturità, vengono spinti ad andar via per cercare migliori opportunità e che, se fosse stato per lui, forse non sarebbe mai andato via perché è molto legato alle sue radici. Col senno di poi, però, riconosce che l’esperienza fuori è stata fondamentale per la sua crescita personale e professionale.
Gli anni al nord Italia per Elisa sono fatti di alti e bassi: “Quando vivi lontano da casa ti abitui e non ci pensi, ma ogni volta che torni giù per le vacanze e devi tornare su si riapre la ferita”. Mi racconta cosa significava per lei tornare in Sicilia con una metafora: “È come se fossi la batteria di un telefono: quando sei giù ti ricarichi al 100% perché riconosci i luoghi, la lingua, la gente, il cibo, la cultura. Quando torni su, invece, non ti ricarichi mai al 100% perché devi contare su te stessa, non hai una rete sociale, ti senti precaria e sola”. Mi spiega che restare a Bologna è stata una scelta naturale, dettata dalla maggiore spendibilità del suo titolo di studio, ma che prima di conoscere Roberto è stata sul punto di trasferirsi in Germania (aveva persino studiato il tedesco per due anni!). Alla fine l’amore li trattiene in Italia, due cuori del Sud intrappolati in quel Nord che li ha adottati, ma in cui i rapporti umani, il calore delle persone, il clima, il cibo e persino il modo di stare al mondo sono molto diversi da quella che chiamano casa. Eppure a quel tempo tornare giù sembra impossibile: “Qui abbiamo un profilo ricercato, fa rabbia non poterlo farlo giù, dove c’è più bisogno, sapendo che potremmo fare la differenza”.
Poi arriva il Covid che ristabilisce tutte le priorità, personali e professionali. A quel punto Elisa e Roberto iniziano a valutare seriamente di tornare al Sud e l’ago della bilancia pende verso la Sicilia, dove lei possiede dei terreni e i due vorrebbero avviare un’azienda agricola. Imprenditori, però, si diventa pian piano ed è impensabile trasferirsi in Sicilia senza un lavoro, né sono disposti a fare un lavoro qualsiasi: “Più sei qualificato, più è difficile scendere a compromessi”. Quello che si possono concedere, al massimo, è che per un periodo di tempo, finché non si sistemano, lavori solo uno dei due.
Dopo un po’ di ricerca e preoccupazione iniziale trovano entrambi un lavoro full remote e nel 2023 finalmente si trasferiscono in Sicilia!
“Ho capito che tornare era la scelta giusta quando ne parlavamo con i colleghi, anche loro del Sud, e gli si illuminavano gli occhi! Tutti avrebbero voluto fare lo stesso, ma non tutti avevano la possibilità di farlo”. Tra familiari e amici si alternano reazioni di stupore e di orgoglio. Da una parte c’è chi li considera dei pazzi e gli ripete di pensarci bene perché c’hanno solo da perdere in quel cambio di vita; dall’altra parte c’è chi li considera coraggiosi, anche se per Roberto si tratta di “un ritorno alle proprie origini, al proprio habitat; ci vuole più coraggio ad andare via e restare fuori”.
Durante i momenti di sconforto iniziale quelle reazioni negative demotivanti instillano in loro dei dubbi, ma la scelta di Elisa e Roberto non viene scalfita nemmeno dalla scoperta di una gravidanza. Da (futuri) genitori si interrogano su cosa sia meglio per la bimba in arrivo e la risposta è chiara: crescere accanto alla famiglia, circondati dalla natura, a contatto con le proprie radici, ha un valore inestimabile! “Mi sono chiesta se a Bologna mia figlia avrebbe avuto più stimoli e opportunità, ma poi ci penso e mi dico che io sono arrivata dove sono con le mie gambe, grazie alla ricchezza e all’apertura mentale della mia famiglia. Non sento di aver avuto meno possibilità o essere partita svantaggiata per il fatto di aver vissuto e studiato in Sicilia”, mi confida Elisa. Lei che è cresciuta in un paesino di quasi tremila anime, dove si può stare in giro fino a tardi, dove si impara ad attraversare la strada ed essere autonomi sin da piccoli, dove si vive a contatto con la natura. “Da noi le infrastrutture scolastiche magari sono più carenti, ma l’insegnante pessimo o fantastico lo trovi ovunque, sia al Nord che al Sud. I posti al nido e i servizi a supporto della genitorialità scarseggiano in tutta Italia, eppure al Nord si fanno meno figli che al Sud, come mai?”, incalza Roberto.
Nonostante non sia la sua terra di origine, Roberto sente una forte affinità con la Sicilia. Mi racconta che anche in Puglia c’è un forte esodo di giovani, ma negli ultimi 20 anni la regione ha avuto decisori politici (tanto di sinistra come di destra) che hanno saputo usare bene i fondi europei e hanno fatto la differenza: il turismo è cresciuto, l’imprenditoria si è consolidata, i piccoli distretti industriali stanno entrando sulla scena nazionale. “La Puglia è una Sicilia che ce l’ha fatta”, come dicono in molti.
Se è vero che a qualcuno interessa, strategicamente, mantenere il Sud indietro, è altrettanto vero che il numero di persone che rientrano nelle regioni del Mezzogiorno è in continua crescita e che questa tendenza, oltre che positiva, è rincuorante: “Qui sentiamo di poter fare la differenza, invece al Nord sei solo un numero! Al Sud non c’è consapevolezza di quello che abbiamo, mentre fuori riescono a vendere meglio il poco che hanno. La gente dovrebbe fare una specie di Erasmus per capire cosa c’è realmente fuori, acquisire maggiore consapevolezza e rivalutare quello che abbiamo in Sicilia”, suggerisce Elisa.
Di dove sei?
Elisa: Sicilia orientale, Licodia Eubea (Catania) al confine con la provincia di Ragusa.
Roberto: Vivo con Elisa ma ci tengo a dire che sono salentino, di Trepuzzi, un paese vicinissimo a Lecce.
Di cosa ti occupi nella vita?
Elisa: Sono un Ingegnere Elettronico ad indirizzo Biomedico. Lavoro in una start up di Milano che si occupa di software medicale e sensori per la cura dell’asma e malattie respiratorie come esperto di qualità ed attività regolatorie.
Roberto: Sono un Ingegnere Biomedico e lavoro in Smart Working per una multinazionale che produce software per gli ospedali; mi occupo di Qualità, Certificazione e Sicurezza.
A che età hai lasciato la Sicilia e perché?
Elisa: Ho lasciato la Sicilia all’età di 23 anni per proseguire con la laurea specialistica ad indirizzo Biomedico a Bologna, non presente tra le scelte di indirizzo all’università di Catania. Bologna è poi diventata la mia città per 15 anni. In Emilia, dopo una breve esperienza presso l’Ingegneria Clinica dell’Ospedale Bellaria di Bologna, ho lavorato quasi 8 anni nel distretto Biomedicale di Mirandola, nell’emodialisi renale. Successivamente mi sono riconvertita al settore ferroviario, dove ho lavorato 3 anni e mezzo, per poter avvicinarmi alla città e cessare con la vita da pendolare.
Dove hai vissuto e per quanto tempo?
Roberto: Ho vissuto fino a 18 anni nel mio amatissimo Salento, poi ho studiato e lavorato a Roma per 7 anni; nel 2013 mi sono trasferito a Bologna per fare un Master Universitario e lì ho incontrato Elisa. A Bologna, città a cui devo tanto, anzi tantissimo, stavo iniziando ad abituarmi a vivere e ad ambientarmi, però poi è arrivato il Covid; lì si è rotto qualcosa. Nel 2023 la grande scelta di venire a vivere in Sicilia.
Com’è stato per te vivere lontano dalla Sicilia?
Elisa: Alti e bassi. Momenti in cui avvertivo forte la nostalgia di casa ed il desiderio di poter fare qualcosa per la mia terra a momenti in cui apprezzavo ciò che l’Emilia mi stava dando, una tra tutte l’aspetto professionale che certamente qui in Sicilia non avrei potuto costruire allo stesso modo. La parte più difficile era il rientro a Bologna dopo settimane di vacanza al sud, poi in un certo senso si rientrava nella routine.
Quando hai deciso di tornare in Sicilia e perché?
Elisa: Tutto è nato durante il periodo Covid-19. La crescente possibilità che le aziende hanno cominciato ad offrire nell’effettuare il lavoro da remoto ha conciliato lunghi periodi al sud potendo così apprezzare aspetti che al nord non vivevo da tempo: l’aria più pulita rispetto alla pianura padana (una delle zone più inquinate della terra), frutta e verdura più fresche e saporite, uno stile di vita più lento e sano, il minor costo della vita, il clima più favorevole, il calore della gente e, non per ultimo, gli affetti. Volevo cambiare nuovamente lavoro e tornare al Biomedicale, il mio primo amore. Così ho trovato un’azienda di Milano che nel contratto offriva la possibilità di lavorare totalmente da remoto.
Cosa ti ha spinto a trasferirti in Sicilia?
Roberto: Il calore umano delle persone del Sud, la possibilità di vivere dei rapporti umani più autentici, il clima, la vicinanza con la famiglia (anche se è quella di Elisa), la possibilità di poter avere dei terreni in cui poter piantare alberi (principalmente ulivi) e poter magari un giorno fondare un’azienda agricola che ci consenta di mantenerci.
Quali aspettative, speranze e desideri avevi prima di tornare?
Elisa: Non sapevo cosa aspettarmi. Avevo a fuoco più quello che non volevo più che quello che desideravo o speravo. Non volevo più vivere al nord, un luogo in cui le logiche capitalistiche appaiono più vivide. Tutto ruota intorno al denaro e tutto ha un costo. Non per forza cambiare significava tornare in Sicilia, inizialmente ci stavamo muovendo per trasferirci in Puglia. L’ago della bilancia si è spostato sulla Sicilia solo perché qui ho delle terre che volevamo mettere a frutto. Con Roberto infatti abbiamo il sogno di creare una azienda agricola, piantare molti alberi e perché no, creare nel nostro piccolo, ricchezza o posti di lavoro.
Quali paure, dubbi e incertezze avevi prima di tornare?
Elisa: Non ne avevo. Erano più le persone attorno a me che continuavano a mettermi in guardia: “fate una prova, vedete un po’ come vi troverete, ma siete sicuri? per sempre?”. Oggigiorno per la nostra generazione non esiste un “per sempre” lavorativo pertanto non escludo in assoluto di cambiare ancora. Forse avere la possibilità di poter cambiare ancora modifica la prospettiva di vita e riduce paure ed incertezze. Inoltre, conosco bene i punti deboli della mia terra quindi, poche sorprese.
Ad oggi, quali sono stati gli aspetti positivi e quali quelli negativi del ritorno in Sicilia?
Elisa: Aspetti positivi: stile di vita più sano, clima più favorevole all’uomo, cibo migliore, qualità della vita superiore, economia più congrua agli stipendi, vicinanza agli affetti. Aspetti negativi: minor senso civico, minor cultura diffusa, meno servizi, meno infrastrutture.
Roberto: Aspetti positivi: vita meno cara, facilità nell’instaurare rapporti autentici con le persone, calore umano, clima, cibo, lentezza della vita e meno frenesia, vicinanza con la famiglia. Aspetti negativi: carenza di servizi, carenze infrastrutturali, trasporti.
In qualche momento ti sei pentito/a della decisione di tornare?
Elisa: Nessun pentimento al momento! Nel bilancio sono più gli aspetti di cui godiamo che quelli che ci mancano.
Roberto: Ad oggi no; in tanti ci dicono che siamo stati “coraggiosi” a tornare in Sicilia, noi diciamo che invece al massimo siamo stati “codardi”, perché abbiamo fatto una scelta di comodo, siamo tornati nella nostra “comfort zone”.
Cosa diresti a chi sta valutando di tornare in Sicilia?
Elisa: Direi di valutare la cosa attentamente ma nel contempo di pensare che non per forza un trasferimento li obbliga a restare intrappolati qui per sempre qualora le aspettative venissero disattese. È necessario tenere bene a mente quali siano le cose a cui si rinuncia ma detto questo è nobile pensare di poter cambiare qualcosa nella propria terra che ha tanto bisogno di energie e talenti. Nel mio paesino di 2800 anime (di cui 800 albanesi) la maggior parte dei giovani hanno lasciato casa propria per una propria dignità professionale e poter realizzare il proprio futuro. Dovrebbe esser possibile anche qui al sud e lasciare ai giovani la possibilità di scegliere se restare o andar via oppure fare un’esperienza limitata nel tempo e poter tornare in qualsiasi momento. Quello che capitava a me in Emilia è di non sentirmi me stessa e a mio agio al 100% ma sempre sul chi va la pronta a parare dei colpi o a dover affrontare delle sfide su un terreno non mio. Elisa in Sicilia si sente al 100%, una persona con molte più energie e voglia di fare perché a casa sua, in mezzo alle proprie pietre.
Roberto: Se chi si è trasferito in un altro Paese o nel Nord Italia lo ha fatto per scelta consigliamo di proseguire per la sua strada, ognuno è libero, ognuno deve essere libero di percorrere le strade che più gli si addicono. Noi invece, come tanti, come la maggior parte delle persone che si sono trasferite altrove partendo dal Sud lo abbiamo fatto non per scelta, ma per obbligo, perché in Sicilia in Puglia ed al Sud non si trova lavoro, soprattutto nel nostro settore e le scelte non fatte in totale libertà nella vita non vanno mai bene. Per questo motivo diciamo a tutti quelli che sono obbligati a vivere altrove, di provarci, di non disperare, di continuare a sperare, e magari di rimettersi in gioco qui al Sud; di non seguire sempre la ragione, ma talvolta di seguire l’istinto, il “cuore”, che è quello che quasi sempre nella vita ha ragione. Non c’è niente di più bello che quello di provare a far rialzare, ciascuno nel suo piccolo, il nostro amato Sud, terra di contrasti, che ha bisogno dei suoi giovani delle sue risorse migliori per risollevarsi e scrivere una nuova pagina di storia.
Cosa diresti, invece, a chi vede solo aspetti negativi del ritorno?
Elisa: A chi è andato via convintamente non voglio dare consigli. A chi ha lasciato questa terra con convinzione ed ha trovato la felicità ed il benessere altrove auguro il meglio. Spero tornino a fare le vacanze qui e che facciano comunque buona pubblicità alla nostra terra (almeno per vacanza)! Sono sicura che in valore assoluto le cose siano gradualmente migliorate negli anni e stiano ancora migliorando.
Roberto: Che indubbiamente non è tutto rose e fiori, ma al cuor non si comanda. Nel cuore di ciascuna persona che vive altrove “per necessità” e non “per scelta” c’è un angolo dell’animo che rimane sempre occupato dalla voglia di tornare nel proprio paese d’origine. Diciamo a quelle persone di seguire quella parte di sé e di tralasciare il resto; seguire quella parte di sé nella vita rende veramente felici. Se invece c’è chi vede solo e soltanto aspetti negativi allora meglio rimanere dove si è; servono persone felici e contente delle loro scelte, non persone che si lamentano e che criticano senza provare a dare soluzioni ai problemi del Sud, ovviamente ciascuno nel proprio piccolo.
In definitiva: tornare in Sicilia, si può?
Elisa: La nostra figura professionale ci ha permesso di poter scegliere quindi nel nostro caso si può. So bene come in altre situazioni questo possa essere molto complicato. In tal senso lo smartworking è una occasione d’oro per il sud. Coraggioso è chi pur avendo l’opportunità di poter scegliere e desiderandolo continua a vivere in un luogo dove resta infelice.
Roberto: Parliamo del nostro caso specifico: noi siamo tornati al Sud ed in Sicilia grazie allo Smart Working. Ci siamo dimessi dalle aziende dove lavoravamo in precedenza, lasciando il certo per l’incerto, ed abbiamo scelto delle aziende che consentissero questa “incredibile” modalità di lavoro. Lavorando da remoto si può lavorare per un’azienda o per un progetto da qualsiasi angolo del mondo. Il Covid e la pandemia hanno decretato l’inizio di questa rivoluzione lavorativa, che, anche se qualcuno ci prova, nessuno potrà fermare. Sono i dipendenti che la chiedono a gran voce. Chi può (e sono tanti i giovani del Sud che possono farlo in giro per il mondo) scelga aziende che promuovono lo Smart Working, la flessibilità, il lavoro per obiettivi, e torni al Sud, perché c’è bisogno dei migliori talenti, delle migliori persone delle migliori idee ed energie per risollevare la nostra amata terra.
