L’idea di lasciare la Sicilia per trasferirsi alle Canarie

L’idea di lasciare la Sicilia per trasferirsi alle Canarie

Come ho accennato nel mio breve excursus di date, l’idea di lasciare la Sicilia per trasferirsi alle Canarie risale all’ormai lontano 2014, ma non è stata di certo imputabile a me. 

Era settembre quando Dario, il mio fidanzato, al rientro da un viaggio con amici a Gran Canaria, mi mise per la prima volta la pulce nell’orecchio di andare a vivere all’estero; una proposta che mi trovò inizialmente indifferente e poco interessata. 

A luglio 2012, dopo 3 anni di studio e lavoro a Torino, avevo scelto di ritornare in Sicilia con l’intenzione di darmi e dare alla mia terra una possibilità: volevo provare a costruire il mio futuro vicino alla mia famiglia, lì dove ero nata e dove sentivo di appartenere realmente. La scelta di tornare era stata tutt’altro che facile. Dopo aver completato gli studi e lasciato quello che era stato il mio primo vero lavoro, tornare a vivere al sud Italia rappresentava una grande sfida, eppure sentivo che era arrivato il momento di trasferirsi in Sicilia. Dovevo e volevo provarci. La laurea e il licenziamento segnavano il punto di svolta: o ora o mai più.

Il ritorno in Sicilia dopo l’università

Poco dopo due eventi mi fecero capire che tornare in Sicilia era stata la decisione giusta e che il destino aveva in serbo per me qualcosa di bello in terra natia: ottenni un incarico come responsabile della progettazione in un consorzio di cooperative sociali e conobbi Dario. Ero piena di aspettative e di positività!

Il lavoro si rivelò presto un flop, ma ero convinta che sarebbe arrivata la mia grande occasione, dovevo solo pazientare. Avevo rinunciato a molto lasciando Torino – una città che amavo, amici con cui stavo molto bene, maggiori e migliori possibilità di carriera lavorativa – e il pensiero di riuscire a “fare qualcosa di buono” nella mia terra di origine e di non dover rinunciare ai miei affetti di sempre, mi motivava ad andare avanti.

Ahimè, l’ottimismo da solo non bastava: era già la metà del 2013 e la situazione non si era sbloccata. Poiché in quel periodo Dario lavorava in Olanda, ci iniziò a balenare l’idea di andare a vivere a Bruxelles: lì avrei potuto trovare un impiego in linea con i miei studi in relazioni internazionali e lui avrebbe potuto fare più comodamente il “pendolare”. Per diverse ragioni l’opzione belga sfumò e tornai al piano originale: cercare opportunità per lavorare in Sicilia. 

La proposta di lasciare la Sicilia per trasferirsi alle Canarie

Quando, nel 2014, arrivò la proposta di Dario di mollare tutto e andare a vivere alle Canarie, mi trovavo ancora in uno stallo professionale e personale per cui, potenzialmente, quello era il momento più adatto per prendere in mano le redini della mia vita e cambiarne la rotta. Ciononostante, l’idea di trasferirsi all’estero – così lontano poi – mi colse di sorpresa e mi contrariò parecchio: scegliendo di tornare al sud avevo deciso di darmi una possibilità e non avrei mandato tutto all’aria per inseguire la “terra promessa”, allungando ulteriormente la distanza tra me e le mie radici. Una cosa era il Belgio, a un paio di ore di aereo o qualche giorno di auto al massimo da casa, ma le isole Canarie andavano ben oltre il limite geografico che la mia homesickness poteva sopportare. Per me era cristallino: volevo restare in Italia, volevo restare in Sicilia.

Non a caso, dalla lontana idea di lasciare la Sicilia per trasferirsi alle Canarie alla reale decisione di andare a vivere alle Canarie, passarono quasi 2 anni! Anni in cui mi imbarcai in un susseguirsi di lavori più o meno lunghi, più o meno dignitosi, più o meno (sotto)pagati. Anni in cui mi aggrappai alla speranza di riuscire nel mio intento di restare in Sicilia e costruirvi un futuro. Anni in cui lottai contro la tristezza di un potenziale distacco e contro la miriade di dubbi e insicurezze che la mia testa riusciva a produrre. 

Alla fine, cedetti a quella proposta e nel 2016 chiusi le mie 3 principali paure di vivere all’estero in un container insieme a vestiti, pentole e tavole da surf, e presi un volo di sola andata: era giunto il momento di emigrare alle Canarie.

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