Eccoci arrivati all’appuntamento #24 di Storie di Ritorni.
Classe 1985, Mariangela Galante nasce a Palermo, cresce a Caltanissetta e lascia la Sicilia quando è una giovane adulta. Nel 2012, dopo aver completato gli studi all’Università di Catania, si trasferisce a Londra per frequentare un master post laurea di sei mesi presso la European School of Economics. Al ritorno in Italia si stabilisce a Roma per un master di secondo livello alla LUISS, a cui segue uno stage presso la testata online SimplyBiz che si trasformerà nel suo primo lavoro e, qualche anno più tardi, in qualcosa di più.
A Roma Mariangela trascorre 2 anni e mi racconta che vivere lontano dalla Sicilia è pesante e arricchente allo stesso tempo. Pesante perché Roma è una città che le assorbe energia mentale e fisica: si sveglia prestissimo per andare a lavoro, perde ore nel traffico, torna a casa e non ha energie per fare nulla, usa il weekend per riposare prima di ricominciare la routine settimanale. Insomma, la sua vita si riduce al solo lavoro! Di contro, si rivela un’esperienza arricchente perché stando fuori impara molto, individua i bug che ci sono nella sua terra e comprende come può portarvi l’esperienza fatta altrove.
Mariangela non vive la sua permanenza nella capitale come una parentesi, ma pianifica di restarci, tanto che con il compagno stanno valutando di comprare casa. Nel 2014, però, al suo compagno subentrano questioni familiari che richiedono la sua presenza in Sicilia. Se lui ha poco su cui ragionare sul ritorno, lei ci riflette più a lungo. In quel repentino cambio di programma Mariangela vede un’opportunità, non soltanto di ricongiungersi ai propri affetti, ma di potersi esprimere meglio: con la famiglia vicino e una maggiore qualità della vita avrebbe più tempo e più energia per dedicarsi a ciò che le piace, a differenza di Roma dove il tempo è sempre troppo poco e la mente quasi sempre messa a dura prova. A conti fatti, Mariangela crede di aver già realizzato tutte le esperienze personali e formative che desiderava fare e accoglie con entusiasmo la possibilità di tornare in Sicilia. Organizza il trasloco in una notte: carica la vita sua e del compagno (tornato giù qualche giorno prima) su un autobus Roma-Caltanissetta, scatoloni pieni di ricordi del passato, desideri per il futuro e una buona dose di punti interrogativi.
Il rientro, infatti, porta con sé diverse sfide, sia a livello personale che professionale. La coppia passa dal fare piani di futuro insieme a Roma ad una situazione di forte incertezza; inoltre, Mariangela torna giù con appena un anno di lavoro alle spalle e un impiego in remoto. Il suo allora responsabile a SimplyBiz le dice “Scendi e proviamo il lavoro a distanza”: è il 2014, quasi nessuno conosce e pratica lo smart working e non ci sono infrastrutture adatte. È tutto una grande scommessa! Inizia a lavorare da casa, dividendo una scrivania con il marito, ma poco dopo l’esperimento in smart working va talmente bene che con il suo responsabile, e ora socio, apre il primo SimplyBiz point in Sicilia.
Mariangela aveva ragione a pensare che tornando in Sicilia avrebbe avuto più tempo, energie e spazio mentale per dedicarsi alle cose che le piacciono! Non solo è riuscita a portare avanti il suo lavoro da dipendente in remoto, ma è diventata socia della testata che solo qualche anno prima l’aveva accolta come una stagista 🙂
Più tempo trascorre in Sicilia, più Mariangela si rende conto che qui si può davvero fare (quasi) tutto: “Non c’è business che non possa funzionare, il pensiero negativo che blocca i siciliani è frutto della cattiva mentalità che ci portiamo dietro”. Del resto, lei lo ha provato sulla sua pelle quando nel 2022 trasforma un’idea nata qualche anno prima durante una passeggiata sul Tower Bridge di Londra in una startup innovativa, FastucUP. Nata dalla sfida di valorizzare meglio il territorio siciliano e in particolare il pistacchieto della famiglia di suo marito, FastucUP ha l’obiettivo di disintermediare facendo incontrare il produttore e il consumatore in modo agevole e 100% digital, realizzando una nuova e cortissima filiera e mettendo insieme l’innovazione di una startup con la tradizione di un frutto secolare come il pistacchio (già noto dall’antico testamento). Inoltre, dal racconto di Mariangela scopro una curiosità che ignoravo: il pistacchio di pregio che tutto il mondo invidia e compra alla Sicilia, è stato impiantato dagli arabi prima nella zona di Caltanissetta e Agrigento, solo dopo è stato portato a Bronte!
Come molte persone che decidono di tornare in Sicilia, anche Mariangela e suo marito si sono scontrati con le solite reazioni demotivanti di chi li considera pazzi: “Era difficile contrastare quelle voci perché eravamo giovani; li facevamo parlare, ma poi hanno risposto i fatti!”. Quando le chiedo di tirare le somme del suo ritorno in Sicilia mi dice che si è avverato molto di più delle aspettative; ha acquisito una migliore qualità della vita, migliore gestione del tempo, dello spazio e del risparmio. “Sono felice della qualità della vita e della storia della mia terra che regalerò a mio figlio. Io sto costruendo l’opportunità per mandarlo dove vuole, se vorrà andare via, ma avrà anche l’esempio di siciliani che vogliono restare qui”.
Di che parte della Sicilia sei?
Caltanissetta.
Di cosa ti occupi nella vita?
Sono Socio e responsabile marketing di SimplyBiz, una testata giornalistica e società di consulenza romana. Insieme al mio collega Francesco, abbiamo aperto un point siciliano nel 2014 che, ad oggi, è attivo e riconosciuto nel territorio.
Sono anche CEO e Co-founder di FastucUP, una start up innovativa nata nel 2022 nella mia città (Caltanissetta) che si occupa della valorizzazione dei prodotti e dei produttori principalmente nisseni, in particolare il pistacchio (da qui il nome FastucUP).
Sono anche Head Hunter di alti profili finanziari e mi occupo della loro selezione, ascolto tante bellissime storie di vita, di famiglia, di carriera e mi piace trovare dei punti di incontro e di stimolo.
Non per ultimo, gestisco la comunicazione social ed editoriale di alcuni professionisti locali e non.
A che età hai lasciato la Sicilia e perché?
Nel 2012 sono partita per Londra per un master post laurea specialistica per 6 mesi, da lì sono andata a Roma dove ho vissuto 2 anni e credevo di rimanerci. Ho conseguito un master di secondo livello presso la LUISS di Roma e lo stage finale l’ho svolto presso SimplyBiz e oggi, dopo 11 anni da quello stage, sono parte integrante della famiglia che mi ha accolto durante il mio primo impiego. A volte la vita fa dei conti che noi neanche immaginiamo.
Com’è stato per te vivere lontano dalla Sicilia?
Abbastanza pesante ma anche arricchente. Ero nella fase delle esperienze e mi serviva andare via. Poi mi sono abituata e credevo che la Sicilia l’avrei vista soltanto per le festività e d’estate ma mi sbagliavo, io per prima.
Quando hai deciso di tornare in Sicilia e perché?
Nel 2014 perché il mio ragazzo (oggi marito) aveva necessità di tornare a casa e io avevo ormai compiuto tutte le esperienze (personali e di studio) possibili per rimanergli lontano. E tornare a casa mi faceva enormemente piacere, per ritrovare tutti i miei più cari affetti, principalmente. Ricordo un trasloco da Roma organizzato in una serata, tantissime valigie, tanti sogni in testa e un cuore desideroso nuovamente di calore “di casa”.
Quali aspettative, speranze e desideri avevi prima di tornare?
Mi aspettavo una vita un pò più calma, in cui il tempo fosse di più, in cui le distanze non si mangiassero il 30% delle mie giornate, cosa che avveniva invece a roma per esempio. Avevo la speranza di potermi realizzare e creare una famiglia che oggi è stupenda, qualcosa che meglio non avrei mai potuto desiderare.
Quali paure, dubbi e incertezze avevi prima di tornare?
La paura di fare il gambero. I dubbi di uno stipendio adeguato, i dubbi di una pioniera dello smart working, era il 2014 pre-pandemia e lo smart working lo svolgevamo soltanto in pochissimi allora. Lavoravo da appena un anno, avevo soltanto studiato (e tanto!) nella mia vita e non solo mi dovevo abituare all’asset lavorativo, ma dovevo farlo anche in una città che non era più mia da molti anni.
Ad oggi, quali sono stati gli aspetti positivi e quali quelli negativi del ritorno in Sicilia?
Tra gli aspetti positivi sicuramente c’è la qualità della vita e riappropriarsi di alcune relazioni fondamentali, oltre al tempo e allo spazio. Negativi: molte cose che ancora qui non trovano il verso di funzionare. Ma non mi chiedere di soffermarmi sugli aspetti negativi perché non l’ho mai fatto e non lo farò mai, non mi appartiene. Ovviamente mi rendo conto di molti bug, non sono cieca, ma cerco di agire e di parlare il meno possibile.
In qualche momento ti sei pentito/a della decisione di tornare?
No, mai.
Cosa diresti a chi sta valutando di tornare in Sicilia?
Che qui c’è poco da dire e molto da fare, che non ci si annoia mai e che si può adeguare qualsiasi (o quasi) business, l’ho provato sulla mia pelle, non parlo a vanvera.
Cosa diresti, invece, a chi vede solo aspetti negativi del ritorno?
Che non è pronto per tornare 😉 e che non c’è nulla di male… Ognuno ha le proprie aspirazioni e le proprie aspettative di vita.
In definitiva: tornare in Sicilia, si può?
Ovvio che sì!
