Il secondo racconto relativo alla di vita da expat è dedicato alle relazioni umane: che peso hanno i rapporti personali quando si vive all’estero? È facile farsi dei nuovi amici? Che ruolo gioca la solitudine?
Una delle mie principali paure di vivere all’estero riguardava proprio la homesickness: quando decidi di trasferirti in un paese straniero lasci amici, familiari, colleghi di lavoro, vicini di casa, compagni di squadra; perdi la quotidianità che avevi con queste persone ed è normale provare nostalgia. Nel mio caso è stato proprio così.
Come affermava Aristotele, d’altronde, l’essere umano ha per sua natura una tendenza alla socialità: abbiamo bisogno delle relazioni umane per definire la nostra identità e il nostro comportamento; la socialità ci fa sentire di appartenere a un gruppo, a una comunità.
Se in condizioni normali avere una vita sociale è cosa buona e giusta, questa diventa una necessità durante la vita da expat: socializzare e creare delle reti di supporto all’estero è fondamentale per adattarsi al meglio e sentirsi parte della comunità che ti ospita.
Vita da expat e solitudine
Sarò sincera: emigrare significa spesso attraversare momenti di solitudine. All’inizio della tua vita da expat senti di non avere nessuno con cui condividere ciò che stai vivendo; grazie alla tecnologia odierna puoi sempre optare per videochiamare casa, ma trasmettere i sentimenti che stai provando a qualcuno che non si trova lì con te o che non ha vissuto lo stesso percorso, è molto difficile.
Passano i giorni, le settimane o a volte persino i mesi e ti rendi conto che non stai parlando con nessuno che non sia dietro uno schermo. È comune (e normale!) sentirsi e ritrovarsi soli ma attenzione: c’è differenza tra essere soli e sentirsi soli e questa differenza potrebbe contenere un campanello d’allarme sul nostro livello di benessere all’estero.
I vantaggi della solitudine (a piccole dosi)
Personalmente trovo che la solitudine non è sempre negativa, ma può essere usata a proprio vantaggio: ti aiuta a connetterti più intimamente con te stesso, iniziare un percorso di auto-conoscenza; ti insegna che il silenzio spesso “dice qualcosa”; ti permette di ascoltare quella voce interiore a cui non fai normalmente caso per il troppo rumore che ti circonda.
La mia relazione con Dario è stata “part-time” sin dall’inizio, per via del suo lavoro che lo porta fuori di casa a mesi alterni, quindi sono abituata ad avere momenti di solitudine e devo ammettere che me li godo (quando non li ho, quasi li bramo!), ma la solitudine durante l’espatrio è tutta un’altra storia.
Direi che la solitudine a piccole dosi è vantaggiosa, ma può trasformarsi in una acerrima nemica quando stai provando a ricostruire la tua vita da zero in un paese straniero. Durante i primi mesi da expat a Gran Canaria, la mancanza di una rete sociale di persone con cui trascorrere del tempo o condividere interessi si è fatta sentire prepotentemente. Eravamo in due, sì, ma ciclicamente l’equazione si riduceva di un suo 50%, vedendomi completamente sola.
Oggi, a distanza di anni, so come gestire e riempire i momenti di solitudine, ma non nascondo che all’inizio è stato emotivamente difficile.
Le relazioni umane quando vivi all’estero
Nella vita in generale trovare persone che ti facciano sentire a tuo agio è un processo lungo e complesso e ritengo che l’età sia una discriminante: più cresciamo, più diventiamo esigenti rispetto alle caratteristiche che una persona deve avere affinché possa entrare nella nostra “cerchia sociale”.
Quando ricominci la tua vita da capo all’estero, però, non puoi permetterti il lusso della selezione! Non voglio dire che debba fare amicizia per forza o con chiunque, ma è pur vero che devi abbassare la soglia di pregiudizio ed essere aperto a conoscere gente nuova: alla fine troverai sicuramente persone con cui empatizzare ed instaurare una connessione più profonda. Se inizi con l’obiettivo di trovare gli amici della vita, parti col piede sbagliato 😀 Molte delle persone che incroceranno il tuo cammino saranno solo di passaggio, ma questo non è per forza un male; basta esserne consapevoli e viversi i rapporti con le giuste aspettative.
Difficoltà della socializzazione nella vita da expat
Creare delle relazioni umane quando ci trasferiamo all’estero è facile o difficile? In prima battuta la risposta a questa domanda è che dipende da tanti fattori:
- Età e interessi: se frequenti ancora l’università o sei una persona party oriented, potrai incontrare persone nuove in maniera più facile e veloce; se invece sei più avanti con l’età e non ami frequentare feste e situazioni di massa, le cose cambiano. Lo stesso principio si applica a hobby, sport e volontariato: se frequenti attività di questo tipo, puoi sfruttarle per instaurare delle relazioni sociali.
- Situazione lavorativa: se hai intenzione di trovare un lavoro in loco puoi contare sul fatto di avere dei colleghi da poter frequentare (almeno inizialmente), poi da cosa nasce cosa! Al contrario, se lavori da freelance o in smart working, non avrai questa rete di contatti professionali su cui appoggiarti, a meno che tu scelga di frequentare degli spazi di coworking o coliving.
- Situazione personale: espatriare in solitaria, in coppia o con una famiglia al seguito apre possibilità totalmente diverse tra loro. Nel primo caso l’inserimento è un po’ più semplice poiché non devi “dar conto a nessuno”; nel secondo caso, invece, la connessione deve crearsi tra più persone quindi le variabili di riuscita o fallimento sono maggiori. Infine, se vai a vivere all’estero con dei bambini, devi mettere in conto tutta un’altra serie di dinamiche ed esigenze.
A questa breve enumerazione di casistiche si aggiungono la personalità e il carattere di ognuno: sei una persona introversa o estroversa? Tendi alla socialità o sei più un tipo solitario? Ti piace fare nuove amicizie o preferisci circondarti di “pochi ma buoni” amici?
In definitiva, il grado di complessità nell’instaurare nuove relazioni umane durante la vita expat dipende da molti fattori.
Vita da expat: come crearsi delle relazioni umane?
Passiamo adesso alla domanda più importante: dove/come trovare le persone con cui socializzare all’estero? In parte ho risposto nel paragrafo precedente, dicendo che molto dipende dalla personalità e dalla situazione di ciascuno.
Volendo dare qualche consiglio in generale di strategie che a me sono servite, direi che questi sono i modi per socializzare quando si vive all’estero.
Utilizzare bene i social media
Ho trovato estremamente utile l’iscrizione a gruppi Facebook per expat, digital nomads, “italiani a (città)” eccetera. Non mi aspettavo di trovarci subito delle persone con cui entrare in sintonia, ma i gruppi erano una finestra sul mondo che mi consentiva di vedere cosa succedeva, notare qualcuno che aveva scritto qualcosa di interessante e utilizzare il post come scusa per attaccare bottone.
Partecipare ad eventi locali
Aperitivi per expat, eventi di networking, mostre, conferenze, workshop, corsi di formazione, lezioni di yoga o di crossfit: qualsiasi sia la sua natura, un evento organizzato sul posto è un’ottima occasione per conoscere gente nuova. Anche in questo caso non andare a tiro sicuro, ma lascia aperta la possibilità di chiacchierare con chiunque, non si sa mai!
Frequentare coworking e coliving
Se ti trasferisci da solo/a o lavori come freelance o in smart working, condividere gli spazi di vita o di lavoro è il modo più imminente per entrare in contatto con persone diverse. Inoltre, queste situazioni scatenano dei meccanismi a catena per cui, ad esempio, un coinquilino o un coworker con cui fai amicizia ti presenterà altri suoi amici o colleghi; così facendo le tue relazioni umane potranno crescere esponenzialmente e diversificarsi.
Uscire da soli e attaccare bottone
Ammetto che per me questo è stato l’ostacolo più grande da superare… Sono una persona tendenzialmente introversa, non faccio mai il primo passo per intavolare una conversazione, ma in certe situazioni bisogna “fare di necessità virtù”. Così sono uscita dalla mia comfort zone, ho iniziato ad andare agli eventi da sola e, piano piano, ho imparato ad attaccare bottone!
Personalmente ho provato tutte le strategie elencate sopra e da ognuna ho ricavato dei contatti: alcuni sono stati conoscenti di passaggio, altri sono diventati amici di lunga data, con altri ancora non sono andata oltre uno scambio di messaggi.
Le amicizie all’estero sono la tua famiglia expat
Creare delle relazioni umane quando ti trasferisci all’estero non è importante solo dal punto di vista del benessere sociale, ma anche perché gli amici che ti scegli da espatriato si convertono nella tua famiglia all’estero.
Emigrare, infatti, significa non avere il supporto della famiglia o delle amicizie di una vita nel momento del bisogno; quando quel momento si presenterà, potrai contare solo sulle amicizie (poche o tante non importa) che ti sei costruito nel paese in cui vivi. Il favore o l’aiuto che normalmente avresti chiesto a tua sorella o al tuo migliore amico, adesso lo chiedi alla vicina di casa o al collega di lavoro. I rapporti umani assumono un peso diverso, impari a fidarti di e affidarti a persone che conosci da relativamente poco, capisci che non c’è niente di male nel chiedere aiuto e non ti sentirai in debito perché chi conosce la tua situazione (o magari la condivide) comprende che il tuo bisogno è reale.
“Gli amici sono la famiglia che ti scegli”, mai detto fu più azzeccato in una vita da expat!
Tu come hai vissuto le relazioni umane all’estero?

