Siamo sicuri di tornare proprio in Sicilia?

Siamo sicuri di tornare proprio in Sicilia?

Dopo che il lockdown aveva definito con forza il desiderio di riavvicinarci a casa, Dario ed io più volte ci siamo chiesti se fossimo sicuri di tornare proprio in Sicilia o se non fosse meglio prendere in considerazione altre destinazioni. 

Già nei primi anni di espatrio, quando avevo iniziato ad accusare i colpi della scelta di andare a vivere all’estero, avevamo valutato la possibilità di trasferirci in un’altra regione della Spagna (in penisola, più vicini all’Italia e in generale meno isolati) o direttamente in un altro paese europeo. Diverse considerazioni ci portarono a scartare entrambe le opzioni e a capire che la decisione migliore fosse tornare in Sicilia, a casa nostra.

Trasferirsi in Spagna o all’estero?

Quando avevamo preso la decisione di emigrare alle Canarie eravamo mossi da una motivazione ben precisa: il luogo. Ci eravamo documentati a lungo per capire in quale isola delle Canarie conveniva trasferirsi in base alle nostre esigenze e alla fine avevamo scelto Gran Canaria: un’isola naturalisticamente variegata, con una grande città multiculturale, dove poter godere dell’oceano e di un clima mite tutto l’anno.

Non avevamo scelto la Spagna in quanto tale, ci eravamo finiti come conseguenza della scelta di andare a vivere alle Canarie, eppure non ci dispiaceva. Nel paese iberico le cose funzionano mediamente bene, ci sono luoghi e città bellissimi, la lingua è facile da imparare per noi italiani e la cultura è molto simile alla nostra. Pertanto l’ipotesi di spostarsi in un’altra regione spagnola era stata la prima a venirci mente, seguita dalla domanda: ok, ma dove? In base a quali requisiti avremmo potuto scegliere tra 16 sconosciute (per lo più) comunità autonome, tra centinaia di grandi città e migliaia di piccoli paesini, tra il caldo afoso del sud e le verdi montagne del nord? Trovare una nuova destinazione appetibile era come cercare un ago in un pagliaio; inoltre, ovunque avremmo dovuto ricominciare da zero, da soli e, soprattutto, saremmo stati ancora una volta lontani da casa.

In definitiva, spostarci da una regione all’altra della Spagna non ci avrebbe permesso di fare il salto di qualità della vita che stavamo cercando (intendendo come qualità della vita il benessere psico-emotivo legato a tante variabili). Per lo stesso principio non valeva la pena trasferirsi in un altro paese europeo, anzi, sarebbe stato ancora peggio perché avrebbe presupposto rifare tutti i passaggi amministrativi di residenza, documentazione, lingua, shock culturale, eccetera.

Andare a vivere in Italia conviene?

Se la matematica non è un’opinione, avendo scartato il trasferimento in un’altra regione spagnola o in un altro Stato europeo, l’alternativa ovvia era rientrare in patria. Anche in questo caso si poneva il dilemma: ok, ma dove? Nell’ottica della ricerca di un cambiamento e un ritorno alle proprie radici nazionali, senza però rinunciare ad un contesto positivo e stimolante, era meglio andare a vivere da qualche parte in Italia o tornare in Sicilia? 

Inizialmente avevamo preso in considerazione la Toscana, una regione dove poter conciliare la vita tranquilla di campagna con il fermento delle grandi città d’arte, la cultura, il mare, il buon cibo e le bellezze naturali. Come per l’alternativa spagnola o estera, però, rimaneva il fatto di dover ricominciare la nostra vita da capo: scegliere dove stabilirsi, trovare casa, cercare un lavoro, farsi degli amici, ambientarsi e non sentirsi degli estranei (leggasi “terroni al Nord”). Ovviamente vivere in Italia sarebbe stato più semplice rispetto a qualsiasi altro Stato e avrebbe accorciato di molto le distanze, ma comunque le nostre visite a casa sarebbero state subordinate alle feste o alla possibilità – economica e logistica – degli spostamenti e non avremmo contato su una rete familiare e amicale. Così facendo avremmo ottenuto un reale miglioramento o sarebbe stata solo una chimera?

Piano piano l’idea di un trasferimento altrove in Italia aveva cominciato a svanire, lasciando il posto a quella che, in fondo, era la scelta del cuore: tornare in Sicilia.

Tornare in Sicilia: dove?

Chiarita l’intenzione di tornare a vivere al sud Italia, era di nuovo il momento di rispondere all’annosa domanda: ok, ma dove?

Sia io che Dario siamo di Catania (dell’area metropolitana lui, della provincia io) e la scelta più naturale era ritornare su quella sponda dell’isola. Eppure in prima battuta avevamo considerato di spostarci in un’altra provincia; un po’ per cambiare aria, un po’ perché ci sono tante zone che ci piacciono e in cui ci saremmo visti bene a vivere (come le province di Ragusa e di Siracusa), un po’ per vivere la Sicilia con occhi nuovi. Il traffico sulla statale 514 nei giorni di punta è snervante, vero, ma la A18 non è così male; potevamo tornare in Sicilia senza necessariamente tornare a Catania.

In quel modo le visite a casa non sarebbero state più limitate alle feste comandate o alle vacanze estive, ma saremmo riusciti a vedere i nostri cari almeno una volta al mese (essendo ottimisti). Sì, perché quando hai una vita, un lavoro, una routine quotidiana e magari una famiglia, non ti metti a fare 200 Km ogni weekend! Che poi la vera seccatura non era la distanza – molto relativa, diciamoci la verità – quanto il solito problema della solitudine. Ok è Sicilia, ok è un luogo noto, ma saremmo di nuovo stati noi due soli, a dover partire da zero in una città nuova, senza amici e familiari facilmente raggiungibili. 

Cambiando provincia sarebbe venuta meno la possibilità di sentire un amico all’ultimo minuto per andare a bere qualcosa, poter chiamare in soccorso tuo padre perché si è rotto qualcosa in casa, chiedere a tua sorella di badare al cane perché devi fare una trasferta di lavoro, andare nel tuo ristorante preferito o fare una camminata sull’Etna la domenica mattina. 

Tornare in Sicilia: siamo sicuri.

Insomma, se lasciavamo le Canarie era per migliorare la qualità della nostra vita affettiva, psicologica ed emotiva: passare da emigrati all’estero ad emigrati in Italia non aveva senso! Quello che cercavamo era una relazione più frequente con i nostri cari, poter esserci nel momento del bisogno, goderci le amicizie, non sentirci più stranieri e, perché no, reinventarci e creare qualcosa nella nostra terra di origine. C’era solo un modo per avere tutto questo: tornare in Sicilia, a Catania, a casa.

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