Intervista ad Anita Torino

Se c’è una persona che crede davvero nel progetto di tornare in Sicilia (non come blog ma come scelta di vita) quella è Anita Torino! Da quando abbiamo iniziato ad organizzare gli eventi di Destinazione Sicilia non si è persa un appuntamento, pur arrivando da un’altra provincia: all’incontro di maggio è venuta nonostante una brutta allerta meteo, ad agosto l’ho incontrata a Campobello di Licata per il Festival “Questa è la mia terra”, all’evento di settembre a Catania si è portata dietro il fidanzato e già mi chiedo cosa ha in serbo per l’appuntamento di dicembre!? 😀

Anita è di San Cataldo, una cittadina di circa ventimila abitanti nella provincia di Caltanissetta. Specifico la densità di popolazione perché Anita ed io definiamo i nostri luoghi di origine “paesi” quando, in realtà, superata la soglia dei diecimila abitanti si parla di “città”. E questo secondo me è un bias cognitivo che influisce non poco sulla scelta di abbandonare un luogo e/o tornarci. Siamo abituati a scappare dai paesi per andare nelle città, ma che succederebbe se iniziassimo a percepire i nostri luoghi di origine come città e non più paesi? Come influirebbe questa visione sulle Storie di ritorni di tante persone siciliane? 

Fatto sta che, come qualsiasi 19enne “di paese”, Anita decide di iscriversi all’università in un’altra regione. In fondo le andrebbe bene anche studiare a Palermo, ma quella è l’occasione giusta per andare via dalla Sicilia e ha trovato un corso di studi che le piace molto a Siena quindi si trasferisce lì. Come tanti meridionali fuori sede, una volta andata al Nord, ci rimane per diversi anni.

Grazie all’università ha la possibilità di fare due esperienze Erasmus all’estero, trascorrendo prima 6 mesi ad Utrecht (nei Paesi Bassi) e poi 6 mesi a Barcellona (in Spagna). Rientrata a Siena dopo l’esperienza spagnola, Anita non sta bene; ha dato tutti gli esami, le manca solo la tesi per laurearsi, ma non riesce a concentrarsi per portare a termine i suoi studi. Soffre di quello che viene chiamato “Erasmus Blue”, una sorta di depressione post-Erasmus che colpisce la maggior parte delle persone che partecipano al programma (chi l’ha vissuto sa di cosa parlo!). Alla fine si laurea e decide di tornare a vivere a Barcellona. Non ha un lavoro né intenzione di continuare gli studi, ma ama quella città, il suo mare, le amicizie che si è creata quando era una studentessa in mobilità. Barcellona è il luogo che la fa stare bene ed è lì che vuole stare.  

Anita arriva nel capoluogo catalano senza troppe pretese e per vivere fa dei lavoretti poco o per nulla attinenti ai suoi studi, come la cameriera in hotel. Ad un certo punto decide di ricominciare a studiare e si iscrive al Master in Linguistica e Scienze Cognitive; il percorso di studi non prevede uno stage curricolare, ma lei vuole fare esperienza e fa un tirocinio volontario di 6 mesi presso Hawkers. Anita si occupa di tradurre testi per il sito web, ma è quello che in spagnolo si definisce un culo inquieto per cui chiede di fare anche altro, di mettersi alla prova con compiti nuovi e diversi e questa attitudine segnerà una svolta nella sua vita. Dopo i sei mesi di tirocinio, infatti, l’azienda le dice che non ha più bisogno di lei come traduttrice, ma che ha apprezzato la sua proattività e le propone di dedicarsi al Marketing. È così che Anita comincia a scrivere copy per annunci in italiano, viene iniziata alla pubblicità su Facebook Ads, impara a fare campagne e viene assunta come Junior Marketing Advertiser. 

L’esperienza in Hawkers è molto formativa, la manager di Anita si converte nella sua mentore, nel modello a cui Anita aspira. Dopo 2 anni la situazione in azienda cambia, la sua manager va via e Anita si licenzia. Vuole continuare nel settore marketing, ma opta per un lavoro in agenzia, per occuparsi di diversi settori professionali. Qui rimane 4 anni, fino al momento del suo rientro.

Mentre vive a Barcellona Anita non riesce a tornare molto spesso in Sicilia e questo la rende triste, perché non può trascorrere molto tempo con i suoi cari. Vivere lontana dalla Sicilia la fa sentire divisa a metà tra due luoghi: quello che considera casa, dove ci sono la famiglia e gli amici di una vita, e quello che la fa sentire una persona adulta e realizzata. Senza rendersene conto, però, Anita cade nella trappola che insidia molte persone espatriate: idealizzare il luogo in cui ci si trasferisce. Ancor prima di maturare la decisione di tornare definitivamente in Sicilia, inizia a soffrire d’ansia; sente che qualcosa in quella vita apparentemente perfetta non va, intuisce di non essere dove vorrebbe essere, ma non riesce ad ammetterlo a se stessa: “Amo Barcellona, è impossibile che io non stia bene qui!”. Il non voler accettare quel sentimento di malessere la porta a chiudersi in se stessa e crearsi una corazza dalla quale uscirà solo qualche anno più tardi, al suo ritorno in Sicilia.

Intervista ad Anita Torino per Tornare in Sicilia

Nell’estate del 2020, Anita torna in Sicilia per trascorrere del tempo con la sua famiglia in modalità smart working; pensa di trattenersi solo qualche settimana, ma le continue ondate di Covid la costringono a rimanere più di 6 mesi. Anita apprezza il south working: è indipendente, vive da sola ma vicino ai suoi cari, lavora dal giardino di casa e riesce a conciliare il tempo con amici e famiglia. In quel periodo Anita riscopre tante cose che le erano mancate e all’improvviso si sente al sicuro, circondata dall’affetto della e per la sua famiglia, i suoi genitori, il fratello e i nipoti, gli amici storici. Non da ultimo, Anita incontra l’amore! 

Rientrare a Barcellona dopo quei mesi intensi dal punto di vista affettivo ed emotivo è dura, ma Anita è ancora convinta (o almeno crede di esserlo) che Barcellona sia il suo posto e va di nuovo via. Nei due anni che la separano dal suo rientro definitivo, l’idea di tornare in Sicilia fa spesso capolino nei suoi pensieri, complice la relazione amorosa che vive a distanza; un’idea che si trasforma in consapevolezza in seguito anche a uno spiacevole evento familiare.  Anita fatica ad accettare di aver cambiato così radicalmente idea su Barcellona, il suo rientro in Sicilia è un completo salto nel vuoto, ma prende la decisione con serenità. Desidera fortemente stare vicino alle persone che ama e godere della quotidianità insieme a loro, invece di limitarsi ad alcuni giorni di vacanza all’anno. In altre parole, Anita torna per amore: l’amore per la sua famiglia, il suo compagno e la sua terra.

Tuttavia, tornando in Sicilia Anita teme di perdere la sua indipendenza personale: sia a Siena che a Barcellona ha fatto tutto da sola, senza dover badare o dare conto a nessuno, invece tornare vuol dire abituarsi di nuovo a condividere tempo e spazi e lei ha paura di venire completamente assorbita da certe dinamiche familiari e personali. L’altro più grande suo timore è quello di regredire, di tornare indietro nella sua crescita personale; una paura molto comune e interiorizzata dai siciliani, abituati a sentirsi dire che “cu nesci arrinesci”, a cui si aggiunge il giudizio demotivante delle persone che non ti supportano.

Quando Anita si guarda indietro vede una ragazzina ribelle, ma adesso è cresciuta, ha 11 anni e tanta esperienza in più. La Anita di 19 anni è diversa dalla Anita di oggi e anche dalla Anita di Barcellona: adesso si rende conto l’ansia di cui soffriva cercava di dirle di muoversi dalla situazione in cui era e che il rientro è la sua medicina.

L’occasione per dimostrare a se stessa e agli altri che tornare in Sicilia non è una follia arriva in ambito professionale. L’agenzia in cui lavora a Barcellona non le dà la possibilità di lavorare da remoto quindi prende una delle decisione più difficili: rinuncia al contratto a tempo indeterminato e diventa una freelance! Oggi Anita è molto soddisfatta della sua scelta nonostante sia stato difficile trovare clienti da zero, ma quello che ha guadagnato è inestimabile: la libertà, la possibilità di viaggiare e vivere da nomade digitale, poter coltivare un rapporto diretto con i suoi clienti. Anche dal punto di vista economico la sua situazione è migliorata visto che, pur essendo agli, a parità di guadagno con Barcellona lavora meno.

Al contrario di quanto temeva prima di rientrare, Anita sente di essersi lanciata a razzo verso il futuro che ha sempre sognato, tanto a livello personale come a livello professionale. Come dice lei stessa nell’intervista: “È importante avere la giusta mentalità e passare da un atteggiamento di critica costante come “Qui non funziona mai nulla!” a un approccio più costruttivo come “Come posso contribuire a migliorare le cose?””

Attraverso la sua esperienza Anita vorrebbe aiutare altre persone a cambiare chip mentale e capire che tornare in Sicilia non è tragico; ha cominciato dagli amici stretti che vivono fuori, racconta loro gli aspetti positivi del ritorno, pian piano inizia a vedere in loro un riscontro positivo, ma vorrebbe gridare a tutti che “SI PUÒ FARE!”.  ❤️

Buona lettura!

Di che parte della Sicilia sei?

San Cataldo, provincia di Caltanissetta (entroterra siciliano).

Di cosa ti occupi nella vita?

Sono una freelance del settore marketing digitale, sono specializzata in advertising. In sostanza gestisco campagne pubblicitarie per i miei clienti, dalla strategia passando per l’esecuzione tecnica arrivando all’analisi dati e reportistica.

A che età hai lasciato la Sicilia e perché?

Ho lasciato la Sicilia subito dopo la maturità, a 19 anni, per andare a frequentare il corso di laurea “Comunicazione, Lingue e Culture” all’Università degli studi di Siena.

Dove hai vissuto e per quanto tempo?

Ho vissuto 4 anni a Siena, 6 mesi ad Utrecht (Paesi Bassi) e 7 anni a Barcellona (Spagna). 

Com’è stato per te vivere lontano dalla Sicilia?

Non è stato facile, sentivo di avere sempre il cuore diviso a metà

I primi anni sono stati i più semplici, ero tanto contenta di stare fuori. Da più giovane la priorità era scoprire e conoscere altre realtà.  L’Anita di quegli anni non si immaginava lontanamente un eventuale ritorno. Con il passare degli anni invece, l’andare via dopo qualche giorno in Sicilia, era via via sempre più difficile. Decollare mi faceva matematicamente piangere. In realtà, una volta riprese le routine e gli impegni quotidiani, quella sensazione scivolava via e non sentivo più così tanto la malinconia.

Un giorno però questa mancanza è diventata via via più difficile da elaborare e digerire.

Quando hai deciso di tornare in Sicilia e perché?

La mia decisione di tornare in Sicilia non è stata affatto facile, quindi permettimi di raccontarti come tutto è iniziato. Durante l’estate del famigerato 2020, come molti altri, sono tornata in Sicilia per trascorrere i mesi estivi in modalità smart working. Inizialmente, pensavo di restare solo per un breve periodo, ma a causa delle continue ondate di Covid, ho finito per rimanere in Sicilia per oltre 6 mesi. Durante quel periodo, mi sono resa conto di quanto mi mancassero momenti importanti trascorsi con la mia famiglia, con cui sono sempre stata molto legata.

Inoltre, proprio durante quei mesi ho avuto la fortuna di incontrare il mio attuale fidanzato, che vive in Sicilia. Questo ha aggiunto un ulteriore motivo per considerare seriamente la possibilità di tornare definitivamente. Dopo quasi 2 anni, trascorsi di nuovo a Barcellona, ho preso la decisione di tornare definitivamente in Sicilia. Sentivo una profonda necessità di riconnettermi alle mie radici, alla mia famiglia e anche di godermi le gioie di questa nuova relazione.

In conclusione, il desiderio di riavvicinarmi alle persone a cui tengo e la volontà di coltivare nuove relazioni hanno giocato un ruolo determinante nella mia scelta di tornare in Sicilia.

Quali aspettative, speranze e desideri avevi prima di tornare?

La mia decisione di tornare è stata un salto nel vuoto totale. Ho lasciato persino un lavoro fisso, a tempo indeterminato, in un’agenzia di marketing a Barcellona. Desideravo però davvero tanto vivere vicino alle persone che amo e godere con loro dei piccoli momenti della quotidianità piuttosto che limitarmi ad alcuni giorni l’anno.

Il mio desiderio era quindi quello di godermi l’amore del quale mi sento circondata in Sicilia.

Quali paure, dubbi e incertezze avevi prima di tornare?

Le paure, i dubbi e le incertezze che ho affrontato prima di tornare sono stati numerosi e significativi. Mi sono ci voluti quasi due anni per riuscire a convincermi completamente. In particolare, avevo paura di perdere la mia indipendenza, che avevo conquistato con tante esperienze vissute fuori dalla Sicilia, sempre da sola. 

Uno dei miei timori più grandi era anche quello di sentirmi come se stessi regredendo, come se stessi tornando indietro nella mia crescita personale. Tuttavia, ho poi realizzato che nulla può cancellare ciò che ho fatto negli anni precedenti e che rimarrò fedele a chi sono, indipendentemente dalla città in cui mi trovo.

Ad oggi, quali sono stati gli aspetti positivi e quali quelli negativi del ritorno in Sicilia?

Tra gli aspetti positivi c’è sicuramente l’amore appunto. Il sentirmi in una rete, al sicuro. Altri aspetti positivi nel mio caso sono: avere una casa propria quindi non dover pagare affitto, essere diventata freelance e poter lavorare da qualsiasi luogo quindi poter continuare a realizzare la mia professione avendo clienti anche a distanza.

Tra quelli negativi c’è l’essere passata da una movida da metropoli com è quella di Barcellona a una vita di paese. A questo però si rimedia facilmente viaggiando spesso 🙂

In qualche momento ti sei pentito/a della decisione di tornare?

Al momento [luglio 2023] son passati solo 7 mesi ma attualmente non mi è mai capitato di  sentire pentimento. Ricollegandomi a una delle risposte precedenti, non sento affatto per esempio di essere “regredita”. Al contrario sento di essermi lanciata a razzo verso il futuro che ho sempre sognato, tanto a livello personale come a livello professionale. 

Finora il salto nel vuoto è stato un bel lancio.

Cosa diresti a chi sta valutando di tornare in Sicilia?

Se stai valutando di tornare in Sicilia, vorrei dirti che c’è molto di più di quello che potresti ricordare e che potresti trovarti piacevolmente sorpreso.  Inoltre, ricorda che nulla è definitivo nella vita e puoi sempre cambiare strada e ripartire se senti che non è la scelta giusta per te.

Cosa diresti, invece, a chi vede solo aspetti negativi del ritorno?

A coloro che vedono solo aspetti negativi nel ritorno, direi che forse non è ancora il momento adatto per loro di tornare. 

È importante avere la giusta mentalità e passare da un atteggiamento di critica costante come “Qui non funziona mai nulla!” a un approccio più costruttivo come “Come posso contribuire a migliorare le cose?“. 

Credo fermamente che possiamo fare la differenza agendo noi stessi come agenti di cambiamento e diventando parte integrante del processo di miglioramento. Se siamo disposti a impegnarci attivamente e a costruire qualcosa di significativo, allora il ritorno potrebbe rivelarsi una scelta molto gratificante. 

Metto le mani avanti dicendo che però non ci si deve sentire la responsabilità di questi cambiamenti addosso. Il mio commento fa riferimento a piccole cose quotidiane.

In definitiva: tornare in Sicilia, si può?

 Sì, si può!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto
Tornare in Sicilia
Panoramica privacy

Questo sito Web utilizza i cookie in modo che possiamo fornirti la migliore esperienza utente possibile. Le informazioni sui cookie sono memorizzate nel tuo browser ed eseguono funzioni come riconoscerti quando ritorni sul nostro sito Web e aiutare il nostro team a capire quali sezioni del sito Web ritieni più interessanti e utili.