Inauguriamo una rubrica dal nome “Storie di ritorni” dedicata ai racconti di conterranei che, dopo anni trascorsi all’estero o in nord Italia, hanno deciso di rientrare. Li intervisto, ci chiacchiero e alla fine, con molta curiosità, chiedo loro: tornare in Sicilia, si può?
Il protagonista della prima intervista è Andrea Motta, un catanese trapiantato negli UK, dove ha vissuto un decennio della sua vita. Dieci anni fatti di studio e lavoro; dieci anni in cui Andrea ha toccato con mano il sistema meritocratico inglese, anni in cui si è creato una famiglia, ha comprato casa, si è costruito una brillante carriera da SEO che ancora oggi porta avanti con passione. Insomma, si è sistemato (come si direbbe dalle nostre parti).
In quei dieci anni, però, Andrea ha anche sperimentato la nostalgia per la sua terra. Una terra da cui era andato via considerandola arida, ma con cui sente un legame forte e intimo.
Come molti, durante la pandemia Andrea ha iniziato con il lavoro agile trascorrendo le lunghe settimane del lockdown tra portatile, tuta e il té caldo alle cinque.
Come molti, durante la pandemia Andrea ha sentito fortissimo il richiamo di casa e ha visto crollare molte delle sue certezze. La pandemia gli ha dato la prospettiva e la motivazione giuste per fare quel passo che, in cuor suo, desiderava fare da tempo.
Nel 2021, dopo aver fatto qualche mese di prova durante l’estate, Andrea e la sua famiglia fanno i bagagli: si torna in Sicilia!
Al suo ritorno trova una Catania evoluta da alcuni punti di vista, ma decisamente migliorabile da altri. In particolare sul piano lavorativo: le aziende siciliane (e italiane in generale) non sono ancora all’altezza del mercato europeo, offrono salari poco competitivi e la mentalità dominante è quella del “o ti mangi sta minestra, o ti butti dalla finestra”.
E allora Andrea ci si è buttato da quella finestra, cadendo tra le braccia di un’azienda straniera che gli ha offerto ciò che stava cercando: un lavoro da SEO in remoto che gli permettesse di vivere nella sua Sicilia bedda.
Oggi Andrea è felicemente installato a Catania dove, con tutte le difficoltà del caso, riesce ad avere con la sua famiglia una qualità di vita superiore a quella del paese anglosassone.
Vi lascio all’intervista, buona lettura!
Di che parte della Sicilia sei?
Catania.
Di cosa ti occupi nella vita?
Mi occupo di SEO – in poche parole, aiuto aziende piccole e grandi a migliorare la visibilità, il loro posizionamento sul web e, di conseguenza, le vendite dei loro prodotti e servizi. Da qualche mese lavoro per un’azienda con sede a Malta, dopo aver passato il precedente anno e mezzo presso una compagnia tedesca.
A che età hai lasciato la Sicilia e perché?
Dopo la laurea triennale sono volato in Inghilterra per iscrivermi all’università e completare gli studi, specializzandomi in International Journalism alla Birmingham City University.
In Sicilia vedevo un terreno arido e privo di opportunità per i neolaureati, quindi avevo due opzioni: o nord Italia oppure estero. Ho preferito il Regno Unito perché mi stimolava l’opportunità di un’esperienza fuori dai confini nazionali, e perché si trattava di un paese che si è sempre contraddistinto per premiare la meritocrazia e dare un’opportunità a tutti coloro che ne fossero in cerca.
E così, in effetti, è stato. A dispetto del mio status di straniero, nel Regno Unito ho trovato porte aperte che in Italia non avevo trovato e a condizioni che nel Belpaese avrei potuto solo sognare.
Dove hai vissuto e per quanto tempo?
Ho vissuto in Inghilterra per quasi un decennio. Inizialmente a Birmingham (2012-2014), la seconda città più popolosa del Regno Unito, per poi spostarmi a Londra (2014-2017), città che non ha bisogno di presentazioni, uno dei principali centri economici, culturali e turistici del mondo e, infine, Bournemouth (2017-2021), una ridente cittadina costiera nel sud dell’Inghilterra, definita – forse con esagerazione – la Silicon Valley della Gran Bretagna, per via dell’ambiente brulicante di start up e web agencies. Anni fondamentali, questi ultimi, in cui ho dato il là all’inizio della mia famiglia e all’acquisto della mia prima casa.
Com’è stato per te vivere lontano dalla Sicilia?
Ritengo fondamentale, per sviluppare la propria capacità di adattamento e la propria indipendenza, nonché ampliare i propri orizzonti, avere un’esperienza fuori dalle mure domestiche. Che sia un trasferimento in un’altra città italiana o un’esperienza all’estero, uscire dalla propria zona di comfort, entrando in contatto con realtà diverse e, possibilmente, lingue differenti, non può che essere fonte di arricchimento.
Vivere lontano dalla Sicilia è stato stimolante e mi ha aiutato sia nella mia crescita personale che professionale. D’altra parte – lasciando stare il cibo e il clima (anche se, certo, non mi sono mai abituato al cielo grigio e ai 15 gradi ad agosto!), ciò che mi logorava di più era l’impossibilità di passare momenti di qualità a sufficienza con le persone care, rimaste nella terra natia.
Quando hai deciso di tornare in Sicilia e perché?
Da qualche anno, il Regno Unito era diventato un paese meno accogliente di quello che avevo conosciuto. La Brexit ha portato all’inasprirsi delle leggi sull’immigrazione e, di conseguenza, all’aumento del sentimento anti-immigrazione. E anche molti di coloro che, come il sottoscritto, avevano ottenuto il diritto di rimanere nel paese legalmente e a tempo indeterminato, hanno finito per sentirsi quasi non desiderati.
Tuttavia, la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la pandemia. Per molti di noi expat, la certezza di poter tornare a casa un paio di volte l’anno per visitare famiglia e amici di sempre rappresentava un fattore di benessere e stabilità emotiva. Però, prima con la chiusura delle frontiere e la sospensione dei voli internazionali, poi con l’implementazione delle restrizioni (test COVID a pagamento e quarantena obbligatoria sia in partenza che in arrivo) quella certezza è venuta a mancare.
Così, mentre ero stato costretto, come tanti, ad abbracciare il lavoro agile, sono iniziate una serie di riflessioni che hanno finito per darmi quel pizzico di coraggio che, da qualche anno aspettavo: intraprendere una carriera completamente in remoto, lasciando la comfort zone che mi ero costruito nel Regno Unito, per tornare a casa, in Sicilia, convincendo mia moglie, straniera, che – in fondo – il caos siculo non è così male e che, a parità di condizioni, lavorare dal Sud può far bene a noi e al territorio.
Quali aspettative, speranze e desideri avevi prima di tornare?
Non avevo motivo di lamentarmi della mia vita all’estero. Tuttavia, con il ritorno all’ovile, l’obiettivo era quello di aggiungere quel pizzico di qualità in più che mi mancava.
Quali paure, dubbi e incertezze avevi prima di tornare?
La mia paura principale era quella di perdere il lavoro o, semplicemente, volerlo cambiare. Abituato al volume delle offerte e alla mobilità del lavoro in Inghilterra, mi chiedevo se sarebbe stato facile trovarne un altro, dalla Sicilia, alle stesse condizioni del mio precedente. Beh, visto che lo scorso autunno ho cambiato lavoro, ho avuto modo di dare una risposta positiva a questa domanda quasi subito!
Ad oggi, quali sono stati gli aspetti positivi e quali quelli negativi del ritorno in Sicilia?
Tra gli aspetti positivi inserisco il calore della gente. Ovunque vai instauri un rapporto umano con le persone.
Tra quelli negativi, gli uffici comunali e l’attitudine della maggior parte di coloro che vi lavorano (mi auguro che, prima o poi, si arrivi a una digitalizzazione tale da snellire tutte le procedure, permettendo ai Comuni di risparmiare in toto sul monte stipendi di una classe spesso poco efficiente e incapace di offrire un servizio alla comunità).
Tuttavia, ho maturato la convinzione che il luogo ideale in cui vivere non esiste. Sta a noi, anche in base alle esigenze personali del momento, mettere sul piatto della bilancia i pro e i contro del luogo in cui viviamo e di quello in cui vorremmo vivere, e vedere dove propende l’ago.
In qualche momento ti sei pentito/a della decisione di tornare?
Non mi sono mai pentito della mia scelta, nemmeno per un attimo. Anche durante i periodi meno gratificanti, ho sempre pensato che in altri luoghi me la sarei passata peggio.
Cosa diresti a chi sta valutando di tornare in Sicilia?
Come in tutte le cose, bisogna guardare in fondo al proprio cuore. E usare la propria mente. Senza fare scelte di pancia.
È fondamentale avere piena consapevolezza, prima di prendere una decisione così importante. Perché trasferire una vita intera da un Paese all’altro – soprattutto se non si è soli e si ha una famiglia – non è una cosa semplice. Ma richiede pianificazione, organizzazione e forza di volontà.
Cosa diresti, invece, a chi vede solo aspetti negativi del ritorno?
A chi vede solo aspetti negativi dico che non c’è niente di male a rimanere dove si trovano adesso. La bellezza dell’essere umano è la diversità. Ognuno di noi ha un modo di pensare differente, accompagnato da caratteri e priorità diverse.
Se si sta bene in un posto e si è in grado di chiamarlo ‘casa’ senza alcuna nostalgia per il posto d’origine, il problema è risolto: sono già nel posto giusto! E in Sicilia, magari, torneranno solo in vacanza una o due volte l’anno. Oppure, chissà, tra qualche anno potrebbero cambiare idea anche loro.
In definitiva: tornare in Sicilia, si può?
Assolutamente. Se sei fortemente convinto che questa possa essere la scelta giusta, ti verrà spontaneo uscire dalla tua zona di comfort e misurarti con questa nuova, appassionante, sfida.
Del resto, si vive una volta sola. Se dentro il tuo cuore vorresti tornare, ma non hai abbastanza forza, fattela venire. Provare non costa nulla. Se non dovesse funzionare avresti sempre modo e tempo per andare via una seconda volta. Ma non vivresti con il rimpianto di non averci mai provato.
