Intervista a Léa Lacroix

L’appuntamento di oggi con “Storie di ritorni” è un po’ particolare perché la protagonista non è una siciliana che ha deciso di far ritorno nella sua terra natia, ma una giovane ragazza straniera che ha deciso di trasferirsi a vivere in Sicilia.

Ho intervistato Léa Lacroix, francese, classe 1989, organizzatrice di eventi nel settore sociale e no profit, che fino a poco tempo fa viveva a Berlino.

Alla domanda “perché proprio la Germania?”, Léa ha risposto con un racconto singolare: “Sono una musicista e cantante di musica celtica e bretone e avevo trovato un gruppo musicale al quale mi sarebbe piaciuto unirmi (un coro a cappella di musica genere rock/metal/gothic chiamato Stimmgewalt), ma erano basati a Berlino! Trasferirmi in Germania solo per la mia passione per la musica non mi sembrava una decisione saggia, finché ho trovato un’opportunità di lavoro e ho unito l’utile al dilettevole. Così è iniziato il mio espatrio a Berlino, dove sono rimasta per 6 anni.”

Léa mi ha confessato che integrarsi in un paese straniero non è stato semplice: il clima freddo e cupo, la difficoltà di trovare amici con cui riuscire a stabilire una connessione forte e intima, non le permettevano di stare bene al 100%. In conclusione, Berlino non era la città in cui avrebbe voluto trascorrere il resto della sua vita.

È stato in quel momento che Léa ha iniziato a valutare diverse opzioni: dal diventare una nomade digitale a tempo pieno al dividersi tra Berlino e una meta calda in cui trascorrere i mesi invernali. Tra le sue prime scelte c’era l’Italia, un paese con cui ha sempre sentito una forte connessione sin sa piccola; e dato che cercava uno stile di vita più sano, rilassato e con un clima mite, ha deciso di fare un viaggio esplorativo di 5 mesi nel Sud Italia.

Come capita spesso, i suoi amici italiani sono stati i primi a non comprendere la sua scelta: “Perché vuoi andare via da Berlino? Perché proprio in Italia, anzi nel Sud Italia?!”, le chiedevano. A chi verrebbe in mente di trasferirsi in Sicilia, una regione da cui tutti scappano via? Gli stessi siciliani erano stupiti di come una persona, addirittura straniera, potesse scegliere consapevolmente di andare a vivere in Sicilia!

Eppure Léa non si è lasciata scoraggiare da quei commenti ed è partita all’esplorazione del meridione italiano.

Intervista a Léa Lacroix per Tornare in Sicilia

“Durante il mio viaggio ho sperimentato il digital nomadism e ho capito che era difficile essere coinvolta in progetti locali o dedicarmi alle mie passioni cambiando sempre posto! Inoltre, per crearmi una rete di amici più intimi ho bisogno di tempo e per me era frustante stare sempre in giro.”

Quando, dopo aver visitato diverse città del Sud Italia, Léa ha scelto di trasferirsi in Sicilia, ha dovuto cercare un accordo con l’azienda per cui lavorava. La legge europea non si è ancora adattata bene allo Smart Working ed è stato complicato trovare opzioni valide; alla fine l’unica soluzione percorribile, nel suo caso, era diventare una freelancer con partita IVA e convertire il suo datore di lavoro in cliente.

A parte i problemi iniziali avuti con la burocrazia italiana/siciliana, Léa è felice della sua scelta: ha guadagnato qualità della vita, sebbene stia ancora adattandosi ad alcuni aspetti che le hanno provocato uno shock culturale – come il quasi completo disinteressamento dei siciliani per l’ambiente o l’eccessivo uso di plastica nella vita di tutti i giorni, rispetto a ciò a cui era abituata in Germania e in Francia.

Léa è una ragazza piena di idee, progetti e voglia di fare e non vede l’ora di ampliare la sua rete di contatti sul territorio per dare il suo contributo alla terra in cui ha deciso di vivere. Tra i temi che più le stanno a cuore: la tutela dell’ambiente, la mobilità dolce e la promozione del cibo a km0.

Léa vive a Catania: se c’è qualcuno interessato a collaborare e a lavorare insieme a lei su qualche progetto in concreto, che si faccia avanti! Al mio ritorno in Sicilia, io sarò sicuramente tra quelle persone 🙂

Ecco la sua intervista.

Da dove vieni?

Sono originaria della Francia; ho vissuto lì fino ai 26 anni e poi ho fatto il primo espatrio in Germania dove ho vissuto 6 anni, prima di trasferirmi in Sicilia.

Di cosa ti occupi nella vita?

Nella vita mi occupo di organizzare eventi professionali, specialmente per associazioni no profit, come conferenze e workshop, anche se a volte mi capita di organizzare eventi culturali e concerti (e mi piacerebbe farlo di più!). Sono anche Project Manager e aiuto altre persone ad organizzare eventi, iniziative e progetti.

Mi piace dedicarmi a progetti diversi, sia personali che professionali, che mi portano a fare sempre cose nuove; qui in Sicilia lavoro come freelance (partita IVA) principalmente con clienti esteri, ma spero di trovare presto anche nuovi clienti sul posto.

Cosa ti ha spinto a trasferirti in Sicilia?

Questa è una bella domanda! Ho cominciato a pensare di lasciare Berlino circa due anni fa e allora ho iniziato a chiedermi se avrei voluto trasferirmi completamente da un’altra parte o fare più una vita da digital nomad, viaggiando tutto il tempo in posti diversi oppure trovare un luogo in cui passare l’inverno e tornare a Berlino d’estate. Ho valutato più opzioni ma ben presto ho scelto l’Italia perché è un paese con cui sento una connessione da molto tempo; avevo imparato l’italiano come seconda lingua a scuola e avevo fatto più viaggi in italia (anche in Sicilia quando ero un’adolescente) quindi avevo questo sogno sin da ragazzina e mi dicevo “un giorno andrò a vivere in Italia!”. Così mi sono detta che forse era arrivato il momento di realizzare quel sogno e andare a vivere in Italia. 

Ho cominciato con un viaggio di 5 mesi, durante i quali mi sono spostata in più zone del Sud Italia. Avevo visitato anche delle città al Nord e la cosa più logica, arrivando da Berlino, sarebbe stata trasferirsi a Milano, ma avevo l’impressione che Milano sarebbe stata una Berlino ma in Italia, invece io volevo fare un’esperienza diversa. Cercavo un posto dove ci fossero cose da fare anche nell’ambito sociale e culturale, non volevo replicare l’esperienza tedesca in Italia; quindi avevo deciso di vedere il Sud.

Durante i miei 5 mesi di viaggio ho lavorato in smart working e visitato diversi posti: Napoli, Catania, Palermo, Roma, Lecce e anche città più piccole. Una cosa che mi ha fatto mettere Catania sulla lista è che avevo intenzione di visitare diversi coworking e coliving e,mentre facevo le mie ricerche sui luoghi da visitare, ho trovato la mappa con tutti gli spazi di coworking in Italia (specialmente al Sud) creata da South Working e ho visto che a Catania c’erano già degli spazi, una comunità molto attiva, ho trovato anche il gruppo Facebook di Remote Workers Catania che è stato di grande aiuto per iniziare. Quindi mi sono detta: qui già si muove qualcosa, c’è altra gente come me che lavora in remoto, non sarò sola, succede qualcosa di interessante. Infatti quando sono arrivata a Catania ho trovato una comunità di persone molto brave che hanno deciso di fare delle iniziative in città e mi è piaciuto; ho visitato anche altri posti molto interessanti, ma alla fine ho scelto Catania perché avevo questo inizio di rete amicale e professionale che mi stimolava.

Quando e dove ti sei trasferito/a?

Mi sono trasferita a Catania a Ottobre 2022. Dopo il viaggio di esplorazione per il Sud Italia sono tornata a Berlino e ci ho messo 4 mesi per organizzare il trasferimento, sbrigare le pratiche con la burocrazia tedesca, lasciare l’appartamento in cui vivevo, trovare un modo per continuare a lavorare in smart working per l’azienda con cui stavo già lavorando.

Com’è vivere in Sicilia? (Aspetti positivi e negativi)

Finora è stata un’esperienza positiva con lati negativi. 

Positiva perché l’ho assolutamente scelto, non è mai stata una forzatura (forse è diverso quando qualcuno DEVE andare da qualche parte, ad esempio quando deve tornare per occuparsi di questioni familiari), ma per me era assolutamente voluto: era il mio grande progetto per il 2022. Avevo preparato tutto molto bene, avevo fatto una lista delle cose da fare per il trasferimento, avevo fatto tante ricerche sulla burocrazia (ero diventata un’esperta su come fare il certificato di residenza, come aprire una partita iva), quindi ero molto preparata.

Nonostante ciò, è stato difficile interagire con l’amministrazione pubblica e mi sono sentita un po’ da sola nel processo. Per questo ho iniziato ad organizzare un meetup presso lo spazio di coworking Isola.Catania che si chiama “Get settled in Catania”, per scambiare esperienze e consigli tra stranieri che sono venuti o vogliono venire a vivere in Sicilia; per me sarebbe stato davvero utile avere una rete di supporto del genere! Chiaramente la burocrazia che deve fare uno straniero che si trasferisce in Italia è diversa da quella di un italiano che si trasferisce da una regione all’altra dell’Italia o che rientra dall’estero. La burocrazia è stata la cosa più difficile e lunga da fare.

Tornando agli aspetti positivi, sicuramente c’è il tempo, che è più bello e più caldo di Berlino; inoltre ho trovato casa vicino al mare e io amo il mare, mi piace fare lunghe passeggiate sulla riva. 

Oltre al clima, per me era molto importante vivere in un posto in cui crescono frutta e verdura buone e locali – cosa che non trovavo in Germania – e qui sono molto contenta, mi sono fatta una rete di mercati bio, posti dove posso andare a comprare cibo locale. Tutto questo è una parte importante della mia vita perché cercavo uno stile di vita diverso da quello che avevo a Berlino, più sano, ma non direi più lento perché lavoro molto e non passo le giornate a fare la turista… Nei primi mesi quasi non ho avuto tempo di fare gite ed escursioni, passavo tutto il mio tempo a lavorare, organizzare il trasloco e sbrigare burocrazia!

Un’altra cosa che mi ha indirizzato nella scelta del Sud Italia era la voglia di trasferirmi in un posto in cui la gente è più socievole e aperta alla conversazione, in cui poter chiacchierare con le persone per strada o al ristorante. E tutto questo l’ho trovato in Sicilia, anche se per me è stato più semplice perché parlavo già un poco di italiano (e questo aiuta molto sia nella vita di tutti i giorni che quando hai a che fare con la pubblica amministrazione, ma anche per entrare in contatto con i locali e non rimanere sempre e solo tra stranieri).

Ad oggi, ti sei pentito/a della decisione di trasferirti in Sicilia?

Sono molto contenta della mia decisione nonostante i momenti difficili, che ci sono ovviamente. Ho l’impressione di essere nel posto giusto per me in questo momento della mia vita.

Cosa diresti a chi sta valutando di andare a vivere in Sicilia?

La prima cosa che direi è di non aspettarsi la stessa vita del suo paese/città di origine; sembrerebbe una cosa molta ovvia ma in realtà non lo è, perché se qualcuno si trasferisce aspettandosi lo stesso livello, per esempio, di servizi o di mezzi pubblici del proprio paese, sarà un po’ sorpreso o in alcuni casi deluso arrivando in Sicilia. Non sto dicendo di aspettarsi qualcosa di terribile, perché non è sempre così, ma piuttosto di essere aperto ad avere un’esperienza diversa da casa.

Il secondo consiglio che mi sento di dare è di imparare un po’ di italiano prima di trasferirsi – o almeno iniziare a farlo – perché sarà sicuramente molto utile. 

Un altro consiglio potrebbe essere quello di venire a provare, magari fare un viaggio per conoscere diversi posti, sapere cosa una persona vuole: preferisce vivere in città con le attività culturali ecc. o piuttosto stare in campagna, in un luogo più tranquillo? Ciascuno deve capire di che cosa ha bisogno per vivere la sua vita e venire a vedere se qui c’è quello che cerca, e non basarsi soltanto su un sogno o su un’esperienza vissuta in vacanza, dove tutto sembra facile e bello.

Infine, una cosa che direi a chi sta valutando di andare a vivere in Sicilia è: non pensare solamente a quello che puoi trovare e prendere dalla Sicilia, ma anche cosa puoi apportare, come puoi contribuire a questo territorio. Mi sembra una questione molto importante, altrimenti finiamo per comportarci come turisti che prendono tutto quello che possono prendere e poi vanno via. Come puoi contribuire a rendere questo territorio, che è già bellissimo, un luogo migliore? Può essere aprire un’attività economica, essere coinvolto in iniziative di attivismo per il territorio (per esempio dedicandoti alla pulizia delle spiagge), creare attività culturali o partecipare in progetti locali.

In definitiva: trasferirsi in Sicilia, si può?

Sì, è assolutamente possibile trasferirsi in Sicilia. Ci sono circostanze in cui è sicuramente più facile, come ad esempio arrivare già con un lavoro in smart working (non dico che sia l’unica possibilità, ma all’inizio avere un lavoro in remoto è di aiuto).

Quindi si può, e spero che sempre più persone abbiano un’esperienza magnifica in Sicilia, ma a condizione di arrivare con una mente aperta, di essere pronti non solo a prendere ma anche a contribuire e a mettersi in gioco per crearsi una rete di persone qui in Sicilia (per esempio parlando italiano o parlando con gli altri stranieri sul posto, per crearsi un gruppo di sostegno per i momenti del bisogno).

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