Intervista a Venerina Conti

La storia di Venerina Conti inizia lontano nel tempo e nello spazio. Era inizio 2023 quando scrivevo su un gruppo Facebook di digital nomads in Sicilia di aver appena aperto il blog ed essere alla ricerca di persone da intervistare. Venerina mi contatta immediatamente: “Forse ti può interessare la mia storia: negli ultimi 40 anni ho girato il mondo e adesso sto pianificando il mio ritorno in Sicilia”. Certo che mi interessa quella storia! Voglio capire cosa spinge una persona che ha attraversato il pianeta in lungo e in largo a tornare in Sicilia.

Venerina risponde al mio questionario ed io sono sempre più curiosa di approfondire la sua storia. Arriva aprile e finalmente ci sentiamo in videochiamata, ma non riesco a prendere appunti: il suo racconto è travolgente, la sua personalità accogliente, la sua voce rilassante. L’illuminazione nella sua stanza è quasi inesistente eppure non riesco a staccarle gli occhi (e le orecchie) di dosso; percepisco la luce delle sue parole. 

Nonostante io non abbia così tanti anni da expat sulle spalle, mi ritrovo in molte delle emozioni e delle esperienze che Venerina condivide con me; siamo allineate su diversi argomenti e iniziamo persino a fare dei progetti insieme. Incasinate tra mille impegni, ci promettiamo di risentirci a breve per pubblicare l’intervista e concretizzare qualcuno di quei progetti.

Passano i mesi, ci riconcorriamo, ci ricordiamo di essere nei pensieri l’una dell’altra e ci ripetiamo che i nostri progetti comuni sono in standby, in attesa di tempi migliori.

Intervista a Venerina Conti per Tornare in Sicilia

Sono trascorsi già 6 mesi quando, recuperato il suo questionario, mi rendo conto di non aver appunti né memoria a sufficienza per scrivere l’introduzione alla sua intervista. “Venerina, quando possiamo risentirci? Non ho abbastanza materiale su cui scrivere!”, le dico. 

Una settimana fa ci siamo videochiamate: questa volta la sua stanza era luminosa, a differenza delle sue parole. Le speranze e i sogni di cui mi raccontava nella nostra prima chiacchierata si sono trasformati in delusione e tristezza, i mesi intercorsi tra le nostre chiamate hanno segnato un “prima e dopo” molto netto che ho scelto di raccontare in un formato diverso dalla solita intervista di Storie di Ritorni. Partiamo dall’inizio 🙂 

Venerina Conti nasce in UK nel 1968, da madre per metà scozzese e per metà francese e padre siciliano, ma a soli 8 anni si trasferisce a vivere in Sicilia, a Giardini Naxos, il paese paterno. Sin dall’adolescenza Venerina percepisce la sua vita in Sicilia come limitante, la mentalità chiusa di quel paesino è inconcepibile per una giovane ragazza che arriva dall’Inghilterra. Stanca di certe dinamiche, compiuti 18 anni decide di andar via; scappa da situazioni familiari malsane fatte di possesso, gelosia e tentativi di matrimoni combinati. Soprattutto Venerina lascia la Sicilia con il sogno di viaggiare per il mondo e ci riesce: grazie al suo lavoro come cantante in hotel a 5 stelle e su navi da crociera e alle missioni come volontaria umanitaria esplora Dubai, Shanghai, Oman, India, Thailandia, Nepal, Bahrain, Paesi Scandinavi, Russia. Vive stabilmente a Madeira, in Portogallo, per 10 anni prima di trasferirsi in Spagna, dove vive da 11 anni.

Mentre gira il mondo, Venerina si laurea in psicologia e si qualifica in naturopatia e Reiki. Oggi è psicologa, autrice e Coach & Holistic / Energy Healer; oltre ad organizzare ritiri spirituali e matrimoni in zone rurali in Spagna, Italia e Portogallo.

Vivere lontano dalla Sicilia, in giro per il mondo, per Venerina rappresenta un’esperienza arricchente: entra in contatto con tante culture internazionali, impara moltissimo dalla e della vita, conosce persone stupende. Tra i viaggi che più hanno segnato la sua vita ci sono sicuramente l’India e il Nepal, dove ha potuto coltivare la spiritualità e la compassione e vedere la vita da un punto di vista diverso, e Madeira. Nella piccola isola portoghese in mezzo all’Oceano Atlantico Venerina ha vissuto due esperienze che l’hanno segnata profondamente: una grave catastrofe naturale, che le ha insegnato come l’essere umano viva nell’illusione di avere il pieno controllo su tutto, e un lutto che le ha fatto conoscere la depressione più profonda. Per fuggire da quel malessere mentale Venerina decide di cambiare aria e nel 2012, su suggerimento di un’amica, si trasferisce nel sud della Spagna.

Da quando è andata via 18 anni, per una serie di vicissitudini Venerina si è gradualmente allontanata dalla sua famiglia fino ad interrompere quasi del tutto le comunicazioni. Quando il padre si ammala, però, Venerina capisce che non c’è tempo per il rancore, decide di ricucire i rapporti e di passare più tempo con lui. Da ottobre 2022 si reca più spesso in Sicilia, quasi una volta al mese, e inizia a pianificare un trasferimento definitivo a Motta Camastra, il paese in cui si è trasferito il padre.

Dopo tutti quegli anni fuori ha paura di tornare, teme di non ri-abituarsi alla mentalità siciliana (ben differente dai paesi in cui ha vissuto) e che le cose non funzionino bene come all’estero. Eppure non si perde d’animo! Non può trasferirsi in Sicilia senza un lavoro quindi pensa di mettere a frutto le sue competenze come mindset coach e convertire la grande casa di famiglia sulle montagne di Motta Camastra in un B&B e centro di ritiri; in questo modo potrà stare accanto al padre ormai malato e gestire uno spazio di cure olistiche alternative in Sicilia.    

Colpita dalla bellezza dei paesaggi siciliani, da cui a lungo era rimasta distante, Venerina prova ad avviare un altro business che porta avanti da diversi anni in Spagna, quello dei matrimoni rurali. Contatta il Comune, la parrocchia, i ristoranti e i fiorai del paese, parla con chiunque possa aiutarla a creare delle partnership e fare di Motta Camastra un’attraente meta per matrimoni rurali, molto richiesti tra il pubblico straniero. Nonostante gli sforzi, in Sicilia non riesce a fare business in maniera professionale e veloce come all’estero… Il Comune non collabora, la gente non è affidabile, Venerina attende preventivi e risposte per mesi, non trova personale per accudire il padre o dare una mano con il B&B. Nella sua esperienza personale Venerina riscontra una grande differenza culturale e di attitudine: “La gente all’estero è più professionale e disposta a lavorare, ad aiutarti senza interessi. La maggior parte delle volte chi parla poi agisce, mentre in Sicilia si parla tanto e si fa poco!”.

Preoccupata e demotivata dalle difficoltà che stava affrontando, quando ci siamo sentite ad aprile 2023 mi dice: “Se non riesco a superare i problemi di professionalità e serietà sul lavoro, non so fino a che punto potrà funzionare il mio rientro in Sicilia”. Provo ad incoraggiarla, le dico che ci vuole tempo ma sicuramente riuscirà a portare a termine i suoi progetti. Sei mesi più tardi, le sue paure si sono convertite in realtà e la situazione è peggiorata. Non è riuscita a mettere su nessuna delle idee imprenditoriali a cui stava lavorando, non ha ancora ricevuto le risposte che attendeva e in più si sente trattata con diffidenza dagli abitanti del posto: “Mi vedono come la straniera, non vogliono fare business con me e parlano alle mie spalle… E se non hanno di cosa sparlare, se lo inventano, mettendo in giro voci false… Come puoi difenderti da questo?!”

Alla sua età, dopo 40 anni fuori e 42 paesi visitati, per Venerina è difficile adattarsi alla mentalità di un paesino di poche centinaia di anime; non tollera il pettegolezzo e finisce per isolarsi quando non si trova a suo agio. Nel corso del 2023 ha trascorso molto tempo in Sicilia e si è resa conto di essere cambiata; non in meglio o in peggio, è semplicemente diversa. Ha capito che tornare in Sicilia in maniera definitiva non è una via percorribile nella sua situazione e l’unico modo per trascorrere dei periodi più o meno lunghi vicino a suo padre è creare un business online e non dover dipendere dalla Sicilia dal punto di vista professionale. 

“Quando torni in Sicilia dopo tantissimi anni fuori, vivi un forte conflitto tra le culture che hai conosciuto all’estero e la cultura che trovi al tuo rientro.

Nel mio paesino ho trovato tanta ignoranza, mancanza di educazione e una forte resistenza da parte dei siciliani che sono rimasti nei confronti di chi è andato via… una sorta di gelosia, o forse invidia.

Ho sempre vissuto da sola, ho viaggiato da sola, ho fatto tutto da sola nella mia vita, non devo niente a nessuno. Qui in paese, invece, mi parlano come se fossi stupida solo perché sono donna; continuano a dirmi che devo sposarmi, che ho bisogno di un uomo che mi protegga (mio padre per primo prova ad affibbiarmi un marito!). Sono una donna indipendente e non ho intenzione di stravolgere la mia vita a 55 anni solo perché una donna sposata sarebbe “vista meglio” in paese.

Purtroppo i piani per il B&B e il centro ritiri sono saltati, non ho trovato nessuno disposto a guidare 5 minuti per venire a lavorare dove viviamo (ad esempio per fare le pulizie in casa oppure badare a mio padre). Nemmeno la proposta nel settore matrimoni ha avuto successo, in Comune mi hanno risposto che presupporrebbero “troppu travagghiu”.

Anche se mi dispiace dirlo, la mia esperienza è stata triste e deludente. Ho capito che la Sicilia non è più casa mia e non vale la pena tornare… Per questo ormai scendo raramente, alterno 6 mesi in Spagna e 6 mesi in Sicilia.

È davvero un peccato, la Sicilia è un posto così bello dove si potrebbero fare tante cose, ma è limitata dalla mentalità chiusa”.

Nonostante l’amaro in bocca che le ha lasciato l’evoluzione degli eventi, nei mesi trascorsi in Sicilia Venerina si è goduta la compagnia delle persone a cui vuole bene, ha instaurato tante nuove belle amicizie con altri expat e si è goduta le bellezze dell’isola.

Mi dispiace che il suo ritorno si sia rivelato un fallimento, ma capisco che non è sempre facile trovare la propria dimensione in un luogo dal quale abbiamo strappato le nostre radici. Mi rattrista perché nel buio di quella camera, la prima volta che le ho parlato, ho sentito l’entusiasmo che riponeva nel lavorare ai suoi progetti, nel ritrovare gli affetti, nel costruire la sua vecchiaia nella terra che l’aveva vista bambina e poi adolescente insofferente. Una terra che l’aveva vista lontana per tanti, troppi anni, ma a cui lei era pronta a restituire tanto.

La sua “sconfitta” è un po’ anche nostra, di tutti i siciliani che sperano in un futuro diverso per questa regione, che desiderano cambiare la narrazione prevalente che racconta di una Sicilia chiusa e dalla mentalità arretrata, diffidente e non incline al cambiamento.

Non importa se Venerina ha deciso di non tornare in Sicilia, i progetti insieme a quella donna dall’accento “spanglish” usciranno presto dal cassetto 🙂

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