La conversazione con il protagonista di oggi è iniziata con una frase che per me era carica di ottimismo: “Ciao, sono un “tornato” anche io. Insieme a me quest’anno sono rientrati 2 miei amici e 1 miei ex compagni di classe. Niente male.” Eh no, affatto niente male! Quando ho avviato questo progetto di blogging e di raccolta di Storie di ritorni non avevo idea della quantità di persone che negli ultimi anni, dopo parentesi più o meno lunghe fuori, hanno deciso di tornare in Sicilia. Devo ammettere che ascoltare nuove testimonianze è sempre un’emozione bellissima oltre che super motivante, mi fa ben sperare per il futuro della nostra terra ❤️
La storia e l’entusiasmo di Paolo Piccinini ne sono un esempio. Classe 1988, oggi Paolo è un Illustratore e Visual Designer, ma quando all’alba dei 18 anni arriva il momento di scegliere che carriera universitaria intraprendere, non ha le idee molto chiare. La famiglia lo indirizza su architettura e a lui, in fondo, non dispiace. A quel punto si dice “Se devo farlo, lo faccio bene” e, contando sull’appoggio dei genitori, decide di andare a studiare al Politecnico di Milano. Paolo è giovanissimo, andare via dalla Sicilia non è la sua priorità, ma sente che quella è la scelta giusta.
A Milano Paolo sta bene, trova il suo equilibrio, si sente fortunato. Instaura da subito delle belle amicizie, si abitua a condividere casa con dei coetanei, apprezza potersi muovere in bici o con i mezzi pubblici con facilità, è circondato da numerose opportunità di lavoro e da un contesto artistico-culturale di grande respiro. Ciononostante, Paolo ha nostalgia di casa, lì ha lasciato rapporti a cui tiene molto e fa in modo di tornare spesso in Sicilia. Si sente a lungo diviso tra Milano e Catania, non capisce a quale delle due città appartiene, le ama entrambe e questo lo fa soffrire. Decide di stare a Milano, dove rimane per 16 lunghi anni, ma più sta lì e più capisce che quello non è il luogo dove vuole spendere le sue energie ed esprimersi. Più prova a radicarsi a Milano, più sente che il realtà il suo posto è a Catania.
Il pensiero di tornare in Sicilia gli comincia a frullare in testa nel 2020. Paolo è sempre stato un ragazzo molto impegnato in diversi ambiti, durante la pandemia torna più spesso a casa e il tempo trascorso giù gli fa capire che a Catania si potrebbe spendere più di quanto non faccia a Milano, potrebbe avere un contributo più concreto, sporcarsi le mani. Inoltre, negli ultimi 10 anni ha cominciato a leggere i quotidiani locali siciliani, grazie ai quali ha scoperto le opportunità, il cambiamento e il fermento in atto a Catania e ne è affascinato.
Nel 2022 arriva la molla definitiva che lo farà tornare in Sicilia: Paolo vince un bando per realizzare un progetto di illustrazione per il Comune di Catania. Pur essendo molto felice e convinto della sua decisione, dopo 16 anni a Milano Paolo è preoccupato per il rientro. Teme di non avere stimoli, di rimanere isolato, di trovare un luogo immobile e inerte, ma la realtà lo stupisce: scopre una città viva a livello imprenditoriale, un clima culturale ricco, persone in gamba, disponibili ed entusiaste, con cui condivide la voglia di fare: “Non abbiamo il prosciutto sugli occhi, ma non siamo rassegnati”.
A differenza loro, Paolo nota con tristezza che tanta gente ha smesso di desiderare: “È inevitabile che pian piano uno si spegne; ci abituiamo a tutto, dopo un po’ serve un richiamo esterno, qualcuno che ti sveglia e ti fa vedere quello che succede. Servono cuori desiderosi, il desiderio può sempre ripartire, ma da soli è difficile!”. Paolo è convinto che lo sconforto di queste persone provenga da quella narrazione disfattista che vuole la Sicilia immobile, chiusa in se stessa e restia al cambiamento.
Lui invece vuole capire, entrare nel merito delle cose e contribuire a cambiarle. “Se torno mi devo coinvolgere con qualcosa”, si dice prima di rientrare, e così fa. Paolo è appassionato di politica, quella sana e costruttiva; ama impegnarsi in iniziative promosse da organizzazioni del terzo settore; ha voglia di contribuire attivamente al futuro della sua città. Questi suoi interessi lo portano a conoscere il progetto Un cantiere per Catania dell’Arcidiocesi catanese e numerose associazioni che stanno portando avanti iniziative di valore a Catania: “Sono rimasto colpito dalla ricchezza di associazioni che operano nel territorio”.
Da quando è tornato a Catania Paolo tenta di impegnarsi attivamente per la sua città, verso la quale sentiva di avere sempre un conto in sospeso quando viveva a Milano. Ha voglia di di un commitment più forte con il luogo in cui vive e vede opportunità laddove gli scoraggiati vedono mancanze: “Vedo così tanto deserto che ogni mancanza è uno spunto per fare qualcosa”.
Ad oggi Paolo non sa dire se il ritorno in Sicilia è una scelta definitiva, ma il suo intuito gli dice che adesso il suo posto è a Catania: “Dobbiamo dare credito alle nostre intuizioni, se abbiamo i segni li dobbiamo vedere, non ignorarli”.
Di che parte della Sicilia sei?
Orientale, Catania.
Di cosa ti occupi nella vita?
Illustrazione e progettazione grafica, tento di impegnarmi attivamente per la città.
A che età hai lasciato la Sicilia e perché?
A 18 anni, per studiare Architettura.
Dove hai vissuto e per quanto tempo?
A Milano, per 16 anni.
Com’è stato per te vivere lontano dalla Sicilia?
Una sfida continua. Per quanto a Milano stessi molto bene, sentivo di avere sempre un conto in sospeso con Catania. Questo mi ha lasciato sempre irrequieto rispetto al tema.
Quando hai deciso di tornare in Sicilia e perché?
A Natale 2022 dopo aver vinto un bando per realizzare un progetto di illustrazione con il comune di Catania. Perché mi è sembrato che il lavoro mi chiedesse una svolta e perché sentivo di aver voglia di “compromettermi” con un luogo: più provavo a radicarmi a Milano e più pensavo che questo luogo era in realtà Catania.
Quali aspettative, speranze e desideri avevi prima di tornare?
Speravo di poter dare il mio piccolo contributo e di trovare il mio posto nel mondo. Chiaramente speravo che il lavoro potesse andare bene.
Quali paure, dubbi e incertezze avevi prima di tornare?
Soprattutto la paura di non avere lavoro. Ma anche il timore di trovare un luogo immobile e inerte.
Ad oggi, quali sono stati gli aspetti positivi e quali quelli negativi del ritorno in Sicilia?
Gli aspetti positivi sono sicuramente la dimensione della città: un luogo meno affollato e meno ossessionato dal lavoro. Un clima accogliente, un costo della vita calmierato, la scoperta di un clima culturale ricco e che non mi aspettavo. Incontri con persone meravigliose e disponibili.
Gli aspetti negativi: quelli che tutti conoscono (forse), in più vedo tanta gente che ha smesso di desiderare.
In qualche momento ti sei pentito/a della decisione di tornare?
Le prime settimane accettare la nuova circostanza non è stato facile. In questi momenti di poca lucidità ho pensato anche di aver sbagliato. Ogni tanto capita di pensarlo. Comunque non sono pentito.
Cosa diresti a chi sta valutando di tornare in Sicilia?
Di dare credito alle proprie intuizioni. Se tra queste c’è anche quella di rientrare in Sicilia, invito a prenderla sul serio e vedere dove porta.
Cosa diresti, invece, a chi vede solo aspetti negativi del ritorno?
Limitiamo la domanda al solo tema della visione degli aspetti negativi e dico: non ci sono solo quelli.
In definitiva: tornare in Sicilia, si può?
Non credo in questo caso si possa dare una risposta assoluta. Potrebbe dipendere da tanti aspetti: la famiglia, il lavoro, etc.
Certamente io sono una delle tante testimonianze.
