Per quanto triste, non possiamo negare che l’esperienza migratoria venga colpita da una situazione di disuguaglianze e disparità che porta a una distinzione tra “migranti di serie A” e “migranti di serie B”. Una disuguaglianza che riflette le disparità socio-economiche, politiche e culturali di coloro che si trovano a migrare e che viene socialmente riconosciuta, interiorizzata ed accettata. Tutto questo ti suona familiare? Beh, forse perché noi siciliani siamo avvezzi alle disuguaglianze regionali tra Nord e Sud e il meccanismo di disparità non fa distinzione tra migrazione interna e migrazione internazionale.
Infatti, migrante è una persona che si sposta da una regione, un paese o una località ad un’altra per stabilirsi temporaneamente o permanentemente in un nuovo luogo. Migrante è sia chi si trasferisce dal proprio paese d’origine ad un paese straniero sia chi si muove all’interno dello stesso paese. Le migrazioni possono avvenire per una varietà di ragioni (tra cui opportunità economiche, conflitti, cambiamenti climatici, motivi familiari o ricerca di nuove prospettive di vita) ed il termine generale migrante si applica a tutte, nonostante esistano poi delle categorie specifiche (es. rifugiati, richiedenti asilo, apolidi, sfollati, profughi, eccetera).
Fatta questa premessa terminologica, potremmo concordare nel dire che migrante è chi arriva dalla Germania, dalla Norvegia, dalla Francia, dalla Grecia, dalla Romania, dalla Tunisia. Ma possiamo altrettanto concordare nel dire che le persone provenienti da questi luoghi godono dello stesso trattamento in Italia? O che i cittadini che migrano da Sud a Nord vengono percepiti alla stregua dei cittadini che migrano da Nord a Sud? Purtroppo la risposta è negativa. Così come esistono cittadini di serie A e serie B, esistono anche “migranti di serie A” e “migranti di serie B”.
Perché parlo di tutto questo? In primo luogo perché le questioni sociali e culturali legate ai fenomeni migratori mi sono sempre interessate. In secondo luogo perché io stessa in quanto migrante, seppur in una condizione privilegiata, ho vissuto questa discriminazione sulla mia pelle. Ciò vuol dire che le disuguaglianze non sono appannaggio italiano (per fortuna o purtroppo?).
Migranti di serie A e di serie B
A cosa si riferisce la dicotomia tra “migranti di serie A” e “migranti di serie B”?
Vengono comunemente considerati “migranti di serie A” coloro che provengono da contesti socio-economici più favorevoli e godono di maggiori privilegi e opportunità. Di solito sono persone istruite, benestanti o provenienti da paesi considerati politicamente stabili, che possono beneficiare di programmi di immigrazione selettiva ed incontrare meno ostacoli nella ricerca di lavoro, nell’accesso ai servizi sanitari e nell’educazione. Possono essere accolti più calorosamente dalla società ospitante e avere maggiori opportunità di costruire una vita stabile e prospera nel nuovo paese.
Di contro, i “migranti di serie B” sono coloro che provengono da contesti più vulnerabili e affrontano maggiori sfide durante il processo migratorio. Ad esempio: rifugiati fuggiti da conflitti armati, migranti economici in cerca di opportunità migliori o persone costrette a migrare a causa di catastrofi naturali o cambiamenti climatici. Questa categoria di migranti affronta spesso discriminazioni sistemiche, violazioni dei diritti umani e barriere legali nell’accesso ai servizi fondamentali. Possono essere soggetti a politiche migratorie restrittive, detenzione arbitraria e sfruttamento lavorativo. Inoltre, possono incontrare ostacoli significativi nell’integrazione socio-culturale e nell’accesso all’istruzione per sé e per i propri figli.
Una riflessione degna di nota sarebbe la seguente: come persona siciliana, in quale categoria ti rivedi di più? 😑
Italiani: migranti di serie A o di serie B?
Come dicevo all’inizio, questa dicotomia tra migranti di serie A e di serie B viene spesso socialmente accettata ed interiorizzata. Forse è per questo che, in qualità di italiani ed europei, al nostro arrivo alle Canarie ci aspettavamo un trattamento egualitario rispetto ai cittadini spagnoli. Ci sentivamo inconsciamente dei migranti di serie A: eravamo expat per scelta, non per necessità; ci trovavamo in una situazione socio-economica privilegiata; pretendevamo di esercitare i nostri diritti (e doveri) come qualsiasi cittadino del Paese che ci accoglieva. Tuttavia, la realtà si è dimostrata un’altra. Come ho raccontato nell’articolo Vita da expat & amministrazione, alle Canarie siamo stati trattati come cittadini di serie B – se comparati a cittadini europei provenienti da altre nazioni.
Oltre a farci provare rabbia e frustrazione, questa esperienza ha fatto sì che ci mettessimo nei panni dei migranti stranieri che vivono perennemente questa condizione nel nostro Paese (e non solo!) e di empatizzare ancor di più con loro.
Migranti di seconda generazione: cittadini di serie B?
Quando emigriamo abbiamo la sensazione che nella nostra vita manchi qualcosa, ci sentiamo divisi tra due luoghi. Ci manca ciò che ci siamo lasciati alle spalle perché una parte di noi è rimasta nel luogo d’origine (famiglia, lingua, cultura, radici, amicizie, routine, tra gli altri), mentre l’altra parte si sta forgiando nel luogo d’accoglienza. Apparteniamo a due terre, a volte di più; apparteniamo un po’ qua e un po’ là, a volte da nessuna parte.
Ma cosa succede ai migranti di seconda generazione, ovvero le persone nate nel paese (straniero) o nella regione (altra) in cui i genitori erano precedentemente emigrati?
Crescendo in un ambiente culturale diverso da quello dei loro genitori, i migranti di seconda generazione possono trovarsi in una posizione intermedia tra le tradizioni e i valori del loro luogo d’origine e quelli del luogo in cui sono nati e cresciuti. Questo può portare a una riflessione profonda sull’identità personale, oltre che ad affrontare sfide legate all’integrazione sociale, all’educazione e al mondo del lavoro.
In molti casi (nei migliori) i migranti di seconda generazione sono considerati parte integrante della società in cui sono cresciuti; tuttavia, possono essere soggetti a discriminazioni o pregiudizi a causa delle loro origini migratorie o della loro etnia. Questa discriminazione può manifestarsi sul lavoro, nella sfera sociale, legale o culturale e si basa spesso su pregiudizi, stereotipi e percezioni negative nei confronti delle persone che provengono da un’altra regione o da un altro Paese, rafforzando quella distinzione tra cittadini o migranti di serie A e di serie B.
Ancora una volta, tutto questo ti suona familiare? Nulla di strano. Che si tratti di migrazione interna o internazionale, i migranti di seconda generazione vivono la stessa esperienza di identità sdoppiata, sentendosi parte integrante del luogo in cui sono nati (per il fatto stesso di esserci nati) e allo stesso tempo vittime di discriminazione (per il fatto di essere figli di migranti).
Ti è mai capitato di subire una discriminazione per la tua condizione di migrante in un’altra regione d’Italia o all’estero?
P.S.: La vera ispirazione per questo post me l’ha data Ghali con questo medley eseguito a Sanremo 2024, che includeva i brani Bayna, Cara Italia e L’Italiano. Questo medley parla proprio dei “migranti di serie B”: quelli che rischiano la vita sui barconi per attraversare il Mediterraneo alla ricerca di una vita migliore (Tu sogni l’America io l’Italia, La nuova Italia); quelli che pur essendo nati nel nostro Paese vengono sempre visti come stranieri (Oh, eh, oh, quando mi dicon: “Vai a casa!” Oh, eh, oh, rispondo: “Sono già qua”); quelli che, nonostante tutto, si sentono profondamente italiani (Lasciatemi cantare, Perché ne sono fiero, Sono un italiano, Un italiano vero).
Grazie Ghali ❤️

