Per comprendere l’importanza della narrazione nella definizione di un luogo dobbiamo pensare che l’essere umano è un essere narrativo per natura. Dalla notte dei tempi, abbiamo raccontato storie per spiegare il mondo che ci circonda, per dare senso alle nostre esperienze e per connetterci con gli altri. E se c’è qualcosa che ci piace raccontare sono i luoghi che abitiamo, visitiamo o immaginiamo.
La narrazione di un luogo può essere influenzata da una varietà di fattori e di fonti, come la storia, la letteratura, i media, la pubblicità e le esperienze personali. I notiziari, i romanzi, i film e persino le conversazioni casuali contribuiscono ad alimentare la narrazione di un luogo. Le storie e le informazioni che circolano intorno a un luogo, infatti, lo trasformano in qualcosa di più di semplici coordinate geografiche, diventano parte integrante della sua identità, contribuendo persino a definire il modo in cui lo percepiamo e in cui interagiamo con esso. Ne consegue che la narrazione di un luogo può influenzare profondamente la nostra percezione, plasmando le nostre emozioni, i nostri giudizi e le nostre azioni. Ad esempio, se sentiamo racconti positivi su una città potremmo essere più inclini a visitarla ed avere aspettative positive; al contrario, se le storie che sentiamo sono negative, potremmo essere più restii a visitarla o potremmo farlo con timore.
Non solo: la narrazione dominante può influenzare la percezione collettiva di un luogo. Le immagini e le narrazioni presenti nei media possono contribuire a creare un’immagine pubblica di un luogo che può influenzare le decisioni politiche, economiche e sociali che lo riguardano. Ad esempio, una città che viene costantemente descritta come pericolosa potrebbe avere difficoltà a attirare turisti o; una regione che viene costantemente descritta come “fannullona” o “incapace di gestire le risorse” potrebbe non attirare investimenti pubblici per la sua crescita (disclaimer: ogni riferimento a fatti o regioni realmente esistenti è puramente casuale!).
La narrazione della Sicilia
Ahinoi, sappiamo bene che la Sicilia è un esempio concreto di questo meccanismo narrativo-percettivo. Dietro alla bellezza mozzafiato e alla sua ricca storia, si cela una narrazione negativa che getta un’ombra sulla nostra amata isola.
Una delle narrazioni più pervasive sulla Sicilia, fortemente alimentata dall’industria cinematografica, è quella della criminalità e della corruzione. La continua associazione con la mafia ha lasciato un’impronta indelebile sulla storia e sulla reputazione della nostra terra. Storie di omicidi, estorsioni e traffico di droga riempiono notizie, film e serie tv ed alimentano l’immaginario collettivo, creando una percezione distorta e ingiustamente generalizzante di tutta la popolazione siciliana.
Un’altra narrazione negativa della Sicilia riguarda il sottosviluppo economico e la presunta inettitudine dei suoi abitanti, specie i più giovani. Nonostante il suo potenziale inespresso, la Sicilia continua a fare i conti con disoccupazione, povertà e mancanza di opportunità e spesso i giovani siciliani vengono tacciati di svogliatezza e poca intraprendenza. In realtà, le politiche economiche inefficienti e la mancanza di investimenti adeguati hanno contribuito a mantenere l’isola in uno stato di stagnazione, la cui principale conseguenza è l’emigrazione di quei giovani.
La Sicilia è anche spesso dipinta come isolata e marginale rispetto al resto d’Italia e all’Europa. La sua posizione geografica, unita a una mancanza di infrastrutture moderne e connessioni efficienti con il continente, ha contribuito a perpetuare questo senso di isolamento. Per molti siciliani, la sensazione di essere trascurati dalle istituzioni nazionali e dall’Unione Europea è un tema ricorrente, alimentando un sentimento di alienazione che si traduce in un’auto-rappresentazione negativa e marginale.
“Il cinema ha avuto un ruolo fondamentale nella costruzione dell’immagine di alcuni luoghi, giacché esso è anche narrazione dei luoghi che rappresenta: ne ha condizionato l’immagine al punto da sostituirne a volte quella reale e ne ha finanche forgiato l’identità.
Il cinema ha contribuito a creare un indissolubile binomio legato all’Isola “Sicilia e violenza” e la rappresentazione che ne ha fatto la cinematografia, sia nazionale che straniera, si confonde con la realtà, anzi per alcuni risvolti ne è divenuta realtà stessa.
E alcuni elementi, tra i peggiori tratti peculiari, sono divenuti icone stesse dell’Isola: l’arretratezza, la miseria, la violenza, la mafia.
La mafia, in particolar modo, è divenuta la “crosta”, quasi il vessillo del mondo siciliano. Il fenomeno che ormai molti sono indotti a pensare sia legato al concetto di “sicilianità” e, quindi, inteso come collante della stessa cultura isolana.
Anche altri aspetti negativi di violenza “minore” della sicilianità, come lo stereotipo culturale del “gallismo” isolano, […] rappresentativi di una Sicilia arretrata, maschilista, dove le “femmine” sprigionano una forte sensualità e sono considerate mero oggetto di soddisfacimento del desiderio sessuale.
La letteratura svolge dunque, già da secoli, un significativo ruolo nel consolidare l’idea stereotipata della Sicilia di terra violenta. Già fin dall’epoca del Grand Tour la letteratura odeporica dei viaggiatori stranieri […] ebbe un ruolo decisivo nel determinare lo stereotipo siciliano. I viaggiatori descrissero le caratteristiche del mondo siciliano non soltanto come esse apparivano, ma filtrate attraverso la lente deformante delle loro credenze, dei loro pregiudizi e della loro cultura.
Ma più recentemente, sul finire del secolo scorso, si registra la presenza di giovani intellettuali, scrittori e cineasti che si approcciano alla rappresentazione della realtà siciliana in maniera diversa rispetto ai loro predecessori.”
(Tratto da “La rappresentazione della Sicilia nella letteratura e nel cinema tra miti, finzioni e realtà” di Salvatore Cannizzaro)
Cambiare la narrazione della Sicilia
Fatte queste premesse non è difficile comprendere che la narrazione di un luogo è una forza potente che influenza profondamente la nostra percezione e la nostra esperienza di esso. In particolare, la narrazione negativa della Sicilia ha contribuito a perpetuare stereotipi dannosi e a frenare il suo pieno potenziale.
Per fortuna questa narrazione non è scolpita nella pietra, può essere contestata, riscritta e riformulata. È importante essere consapevoli del potere delle narrazioni di un luogo e cercare di promuovere narrazioni che siano inclusive, rispettose e che riflettano la complessità e la diversità dei luoghi che abitiamo. Riscrivere la narrazione della Sicilia significa anche dare voce alle storie di speranza e resilienza, alle iniziative locali che promuovono lo sviluppo del territorio, alle imprese virtuose, all’arte e alla cultura che prosperano nonostante le avversità, e alle storie delle persone coraggiose che lavorano per un cambiamento positivo.
“Non ne posso più di Verga, di Pirandello, di Tomasi di Lampedusa, di Sciascia. Non ne posso più di vinti; di uno, nessuno, centomila; di gattopardi; di uomini, mezz’uomini, ominicchi, […] e quaquaraquà. E sono stanco di Godfather, prima e seconda parte, di Sedotta e abbandonata, di Divorzio all’italiana, di marescialli sudati e baroni in lino bianco. […] Non ne posso più della Sicilia immaginaria, costruita dai libri, dai film, dalla fotografia in bianco e nero. Oggi c’è una Sicilia diversa. Basta solo raccontarla.
(Tratto da “Non c’è più la Sicilia di una volta” di Gaetano Savatteri)

