Intervista a Nicola Giacalone

Tra le testimoniante raccolte fino ad oggi in Storie di ritorni, quella di Nicola Giacalone mi colpisce in modo particolare per il numero di anni dopo cui ha fatto ritorno in Sicilia!

Sin da giovanissimo Nicola ha le idee chiare: vuole andare via per fare nuove esperienze e l’università è l’occasione giusta. Al momento della scelta degli studi universitari aveva davanti a sé tre opzioni: Bologna, Firenze e Roma. Nicola non poteva resistere al fascino della capitale, fulcro della vita politica e centro di grande fermento culturale. Fino all’età di 18 anni, infatti, Nicola si era dedicato al teatro, al giornalismo, aveva girato la Sicilia in lungo e in largo e l’idea di trasferirsi in una città come Roma lo stimolava tantissimo.

Così inizia i suoi studi di Giurisprudenza presso la Luiss “Guido Carli” di Roma col sogno di diventare magistrato. Il primo anno da fuori sede è difficile, più volte pensa “chi me l’ha fatto fare? Quasi quasi mollo l’università e torno a farla giù!”, ma suo padre lo fa riflettere, gli fa comprendere che vivere solo lontano da casa è una sfida che deve vincere innanzitutto con sé stesso. Dopo qualche mese Nicola riesce a superare quel primo periodo di difficoltà, fa amicizia e si integra nella vita romana. 

Dopo la laurea si abilita per esercitare l’avvocatura, ma le esperienze lavorative che gli si presentano lo allontanano dal sogno della magistratura. Negli anni collabora con l’Università, con la Polizia di Stato, lavora per il Comune di Roma Capitale e per il Parlamento Italiano. In Sicilia torna solo un paio di settimane all’anno per vedere la famiglia e gli amici, oltre che il suo amato mare. Nicola sperimenta un sentimento molto diffuso tra i fuori sede: quando è a Roma ha pensieri di affetto verso la Sicilia, ma quando torna giù sente la nostalgia di Roma, che ormai è la sua città. Insomma, quella sensazione di vivere diviso a metà tra due luoghi, avete presente?

Tra studi e lavoro Nicola trascorre ben 18 anni a Roma, ama la città e la sua offerta culturale e i primi anni anche la sua frenesia. Con l’avanzare dell’età, però, si rende conto che i ritmi frenetici e i costi elevati della capitale stavano incidendo negativamente sulla qualità della sua vita. Negli ultimi anni, il lavoro in Parlamento gli offriva solo contratti a tempo determinato e questa instabilità lavorativa ed economica non gli consentiva di fare piani a lungo termine o importanti, come l’acquisto di una casa.

Lentamente Nicola inizia a rivalutare alcune cose, a reimpostare la scala delle sue priorità personali finché, durante il Covid, rivaluta il concetto di libertà e realizza che non esiste istante che possa essere sprecato, che bisogna godersi ogni giorno. Così quando gli si presenta un’interessante opportunità lavorativa in Sicilia, non esita a coglierla e si trasferisce a Catania, dove rimane un anno. Il ritorno al sud non è semplice, a causa di una lunga convivenza che si lasciava alle spalle, ma grazie a quella breve parentesi catanese Nicola assapora e visualizza sempre di più il suo futuro in Sicilia.

Intervista ad Nicola Giacalone per Tornare in Sicilia

A Roma perdeva un sacco di tempo bloccato nel traffico o sui mezzi pubblici, tempo prezioso che sottraeva alla sua vita, ai suoi interessi e alle sue passioni. La Sicilia, invece, offre a Nicola un’ottima qualità della vita, una migliore gestione del tempo, costi più bassi, la possibilità di vivere una dimensione più comunitaria e di dedicarsi alle sue passioni. Naturalmente non mancano gli aspetti negativi: Nicola percepisce una generale resistenza culturale verso l’altro, una mentalità pregiudizievole; trova che la Sicilia sia ancora un po’ chiusa (come se si auto proteggesse da qualcuno/qualcosa) e che se porti idee da fuori, queste vengono vissute come rivoluzioni copernicane!

Alla fine, però, il piatto della bilancia per Nicola pende dal lato delle cose positive: dopo un anno a Catania l’azienda gli offre il trasferimento nella provincia di Trapani e lo accetta di buon grado e così torna a vivere nella sua città di origine, Mazara del Vallo, pur continuando a viaggiare molto per la Sicilia.

Da quando è tornato definitivamente in Sicilia, Nicola è felice e sereno: fa un lavoro che gli piace, ha comprato casa (una casa che a Roma non si sarebbe mai potuto permettere), è tornato a vedere il mare quotidianamente e nella sua vita ci sono finalmente tutti i presupposti per pensare al futuro e costruire una famiglia.

A chi sta valutando di tornare in Sicilia Nicola consiglia di confrontarsi con altre persone che hanno già intrapreso questo cammino. Essendo rientrato per motivi di lavoro lui non ha fatto questo passaggio, ma si è confrontato con un amico che era tornato prima di lui ed era entusiasta. Nicola mi confessa che se in quel momento ci fosse stato il blog di Tornare in Sicilia lo avrebbe utilizzato! Trova sia uno strumento utile per entrare in contatto con persone che hanno un’esperienza simile; inoltre, è consapevole che tornare in Sicilia dopo tanti anni, come ha fatto lui, può rappresentare una sfida a livello sociale. Per questo, oltre al blog, consiglia di partecipare a iniziative culturali, politiche, artistiche o sportive per conoscere persone nuove: devi darti da fare, nessuno viene a bussarti a casa! 🙂 

Di che parte della Sicilia sei?

Provincia di Trapani (Sicilia occidentale).

Di cosa ti occupi nella vita?

Sono un Responsabile con funzioni di “Data Analyst”, ossia colui che ha il compito di esaminare, analizzare e interpretare i dati prodotti dalla mia azienda, per estrarre informazioni utili a guidare il processo decisionale o migliorarne l’attività e le performance. Sono anche Avvocato regolarmente abilitato, ancorché non praticante (titolo che mi ha permesso di lavorare a Roma in importanti realtà pubbliche e private come Enel, Comune di Roma Capitale e Parlamento italiano).

A che età hai lasciato la Sicilia e perché?

Ho lasciato la Sicilia a 18 anni. In realtà già a 17 avevo superato il pre-test di ammissione presso la facoltà di Giurisprudenza in Luiss “Guido Carli” a Roma perché questa decisione era maturata già qualche anno prima. 

La ragione che mi ha portato a lasciare la mia terra e gli amici nasceva da una esigenza di confronto con altro tipo di culture: diciamo che sono sempre stato abbastanza curioso ed intraprendente ed il “nuovo”, congiuntamente alle sfide che impone e comporta, mi ha sempre molto intrigato e sedotto.

Dove hai vissuto e per quanto tempo?

Ho vissuto per 18 anni a Roma ed uno nel catanese, prima di ricevere questo interessantissimo incarico.

Com’è stato per te vivere lontano dalla Sicilia?

Diciamo che non vivo di rimpianti. Per questo motivo ho sempre cercato di trarre il meglio da ogni mia esperienza cosciente che, comunque, questa era la mia Terra, le mie origini e nessuno avrebbe mai potuto togliermele. Anzi! Questa “lontananza”, nella fase di crescita e sviluppo dell’io del domani, mi ha profondamente arricchito, sul piano umano e culturale.

Quando hai deciso di tornare in Sicilia e perché?

L’idea di tornare in Sicilia è maturata – sono sincero – dopo aver ricevuto una importante offerta di lavoro. A questo si aggiunga una profonda analisi interiore (sono molto autocritico: credo sia un importante punto di partenza per il miglioramento, pur mantenendo una alta fiducia in me stesso) che mi ha portato a proiettarmi nel futuro: Roma la amo, è bellissima, ma i ritmi frenetici ed i costi che presuppone il vivere lì, abbassa notevolmente la mia qualità di vita. E questo è ciò che per me – e la mia eventuale futura famiglia – più conta. 

Quali aspettative, speranze e desideri avevi prima di tornare?

La più grande aspettativa era di trovare una Sicilia culturalmente più “vivace/fervida”, meno ipocrita, meno ricca di pregiudizi. Insomma, diversa da come la avevo lasciata. Alcune di queste aspettative sono state soddisfatte; su altre… abbiamo ancora un po’ di lavoro da fare.

Quali paure, dubbi e incertezze avevi prima di tornare?

Aghi a parte (ahahah) non ho particolari paure nella mia vita. Men che meno dunque da un eventuale ritorno in Sicilia.

I dubbi erano di natura culturale: non trovare, cioè, un ambiente che andasse di pari passo con quello che era stato, sino ad allora, il mio stile di vita (teatro, eventi culturali, manifestazioni, musica dal vivo, ecc…) ed il mio modo di pensare.

Ad oggi, quali sono stati gli aspetti positivi e quali quelli negativi del ritorno in Sicilia?

Gli aspetti positivi sono, anzitutto, il mare, la famiglia, ritrovare alcune amicizie storiche, aver avuto la fortuna di conoscere interessantissime persone (ovviamente quelle che reputo tali sono davvero poche ma di grande valore umano) e la qualità di vita decisamente più a “misura d’uomo” rispetto ad una grande città come Roma (anche qui non mi sono mai privato, nei weekend soprattutto, del mio nutrimento culturale e di divertimento).

Tra le negatività, invece, riscontro una grande superficialità nelle relazioni umane, un forte sentimento di pregiudizio verso il “nuovo/diverso”, la mancanza di iniziativa da parte dei privati (salvo rare eccezioni) e del pubblico e condizioni di offerta occupazionale ancora poco soddisfacenti/attraenti per chi intendesse rientrare.

In qualche momento ti sei pentito/a della decisione di tornare?

No, non è mia abitudine avere ripensamenti dopo aver preso una decisione. Se nel tempo “x” la prendo, vuol dire che era la migliore possibile. Dare un giudizio a posteriori non è utile nella mia visione di vita. Lavoro sul presente, mentre dal passato traggo importanti lezioni per il futuro.

Cosa diresti a chi sta valutando di tornare in Sicilia?

Domanda tostissima. E’ una valutazione tanto soggettiva che avrei necessità di immedesimarmi, “entrare nelle scarpe” e nel percorso intrapreso da qualcuno, per riuscire a consigliarlo al meglio. Meglio, dunque, un consiglio astratto e generale: chiacchierare con chi ha fatto/farà questa scelta, confrontarsi, porsi domande su sé e su come ci si vede tra qualche anno, buttare giù un bilancio a sezioni accostate tra positività e negatività e… quindi decidere!

E, nella decisione, non pensare mai che tutto sia “per sempre”: le gabbie le creiamo nella nostra mente e sono dunque solo percorsi interiori di cui spesso possediamo le chiavi (coraggio, intraprendenza) per uscirne e… per cambiare in qualunque tempo rotta!

Cosa diresti, invece, a chi vede solo aspetti negativi del ritorno?

Suggerirei di cambiare proprio approccio alla vita.  Sono un realista ma positivo. E non esistono, in assoluto, in qualunque situazione/luogo/persona, solo aspetti positivi/pregi ovvero solo negatività/difetti. 

Scegliere bene e con convinzione è il primo passo per trarre il meglio dalla propria vita.

In definitiva: tornare in Sicilia, si può?

“Nì”. Trattandosi di un blog che si rivolge, prevalentemente, a persone entro i 45/50 anni, è molto importante arrivare in Sicilia con la sicurezza di un lavoro.

Purtroppo la Sicilia resta una delle regioni con un alto tasso di disoccupazione cd. “involontaria” e, quindi, arrivare qui – anche con lauree ed alti tassi di specializzazione (anche master, come nel caso del sottoscritto) – senza un contratto di lavoro equivale a “correre il rischio” di dover attendere tanto tempo prima di trovarne uno che soddisfi le proprie aspettative e, perché no, ambizioni/aspirazioni.

Su tutto il resto non avrei molti dubbi: l'”Eden”, in fondo, lo possiamo trovare ovunque, anche qui in Sicilia. Non è altro che la capacità di selezionare persone ed interessi consoni alle nostre persone e valori.

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