Intervista a Carla Pianese

Quest’oggi Storie di Ritorni ci racconta il trasferimento ancora più a Sud di una donna del Sud. 

Carla Pianese è originaria della Campania, terra da cui va via ad appena 19 anni per frequentare il corso di laurea in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali all’Università di Urbino. Dopo circa 10 anni trascorsi al nord Italia, decide di realizzare il sogno di andare a vivere all’estero e nel 2015 si trasferisce in UK. A Londra frequenta part time il corso di specializzazione in Conservazione preventiva e gestione del patrimonio alla University College London e inizia a lavorare full time in formula ibrida per una social enterprise, viaggiando in lungo e largo per il paese. 

Per motivi di studio e di lavoro, Carla trascorre dei periodi più o meno lunghi anche in altri Paesi: Malta, Emirati Arabi Uniti, Belgio e Danimarca. Rientrata a Londra dopo una parentesi a Dubai, a inizio 2022, le viene viene proposto di continuare a lavorare in remoto per gli Emirati. Carla accetta, ma continua a guardarsi attorno: “Avevo già capito che le mie priorità erano cambiate, non ero io che dovevo rinunciare alla mia vita privata e familiare per andare a vivere in grandi città, ma era il lavoro che doveva adattarsi al mio stile di vita. Dovevo portare il lavoro con me, ovunque andassi. Londra iniziava a stare stretta: la recessione si faceva sentire, l’inflazione pure e i prezzi di tutto schizzavano alle stelle. Stava diventando sempre più difficile per me e il mio compagno pensare di mettere radici lì a lungo termine”

Dopo aver lavorato nel settore beni culturali, Carla si convince che per fare cose più stimolanti e crescere deve cambiare settore: così si butta sul Tech, l’unico che le permettesse di lavorare in smart working e lontano dai tradizionali orari di ufficio o museo. Verso metà giugno 2022 le viene offerto un lavoro in una grossa multinazionale nel settore media, “un bel ruolo di Data Operations Manager con uno stipendio adeguato al costo della vita londinese, ma non abbastanza da farmi accettare, così rifiutai e accettai l’altra proposta con la mia attuale società di consulenza: 100% in remoto, senza il vincolo di rimanere in UK, con la formula di poter lavorare da qualsiasi parte del mondo. Avevamo deciso di ritornare in Italia e bisognava pianificare”.

Quel rifiuto nasce da una consapevolezza: negli anni le necessità e le priorità di Carla sono cambiate rispetto a quando era una giovane expat appena arrivata in UK; mi confida di essere cresciuta con l’idea inculcata di dover lavorare e basta e, ad oggi, si sente come se nella sua vita avesse solo studiato e lavorato. È quando a Londra conosce l’amore, siciliano, che inizia ad interrogarsi: come e dove vogliamo vivere? Cosa vogliamo fare col nostro lavoro? Nell’aria c’è il desiderio di un ritorno in Italia, ma di certo non per stabilirsi a Milano, Torino o Napoli: “Nessuna città poteva reggere il confronto con Londra! Mi sono detta che se non potevo avere quel livello di servizi, allora sarei andata in un posto più piccolo, a misura d’uomo”. Nemmeno tornare a casa sua, in provincia di Napoli, è un’opzione per Carla, che a quel punto si lascia tentare da un trasferimento ancora più a Sud. Il suo compagno sente forte il richiamo di casa, lei è sempre stata molto affascinata dalla Sicilia; lui vorrebbe riprendere in mano l’azienda di famiglia, lei lavora da remoto e potrebbe continuare a farlo. Trasferirsi in Sicilia sarebbe un sogno, non può crederci!

Ad essere sinceri, in Sicilia Carla ha paura di non trovare persone con un vissuto simile al suo, cioè persone che abbiano vissuto fuori e che siano tornate con un bagaglio di esperienze variegate, e questo la fa tentennare. Sono diversi i dubbi che la preoccupano, primo tra tutti il lavoro: in Sicilia potrò lavorare in remoto? Cosa farò? Troverò aziende che conoscono la figura del Project Manager? In secondo luogo, la sfera dei trasporti e delle infrastrutture: arrivando da Londra dove non aveva necessità di una macchina, è dura riabituarsi a dover dipendere dall’auto o alle infrastrutture carenti. Ultima, ma non per importanza, la paura del pregiudizio e della mentalità che non conosce, la paura di non essere capita e accettata. Di certo le reazioni di amici e parenti che le chiedono “Sei davvero sicura? ” non aiutano, ma i fatti avrebbero presto risposto a tutto e tutti.

Intervista a Carla Pianese per Tornare in Sicilia

A gennaio 2023 Carla e il suo compagno si trasferiscono a Marsala (città di lui) e da allora le cose positive hanno preso il sopravvento su quelle negative: migliore qualità della vita, maggiore sicurezza e disponibilità finanziaria (per il costo della vita più basso e non dover vivere in affitto), la presenza di una rete familiare e di voli diretti per andare a trovare la famiglia in Campania con più facilità! 

Ci sono due aspetti che, ad oggi, Carla sente di voler migliorare. Il primo è legato al suo lavoro full remote e alla mancanza di contatto con persone che lavorino come lei : la comunità professionale più vicina è Palermo, a Marsala è difficile trovare uno spazio in cui lavorare ed intercettare persone con un percorso simile al suo; vorrebbe trovare una soluzione ibrida che le permetta di alternare periodi in ufficio a periodi di smart working. Allo stesso tempo le piacerebbe far conoscere di più la vita da smart worker o nomade digitale per attirare persone sul territorio: ha qualche idea in mente, ma deve ancora metterla bene a fuoco. Nel frattempo parla della sua esperienza di Remote Worker sul suo profilo Linkedin 🙂 Il secondo aspetto è quello del give back: Carla vorrebbe dare contributo alla terra che l’ha accolta e adottata, ma il come e in cosa non le è ancora chiaro. Sta ancora prendendo confidenza con le necessità del territorio, ma sicuramente le piacerebbe mettere a disposizione della comunità le sue conoscenze di inglese. Nel frattempo, è diventata volontaria ambientale con Plastic Free. 

D’altronde, l’esperienza all’estero l’ha arricchita molto e non mancano le competenze e la voglia di fare restitution ed essere motore di un cambiamento che ormai è alle porte:

“Per me vivere lontano dall’Italia è stata una ventata d’aria fresca! Sono partita col desiderio di esplorare e conoscere nuove culture, persone e creare la mia ‘dimensione’ dove crescere personalmente e professionalmente. Ogni età ha le sue priorità e bisogni e sicuramente io quando sono partita avevo bisogno di mettermi alla prova e dimostrare a me stessa che potevo farcela anche in terra straniera. Sono una persona estremamente adattabile, quindi è stato un passo difficile all’inizio, avevo paura ma poi è bastato piano piano imparare a capire come funzionavano le cose lì e darsi del tempo. Insomma, in tutta franchezza, per me vivere lontano dall’Italia è stata un’esperienza fondamentale che rifarei mille volte. Eppure, ogni volta che tornavo, sentivo la frustrazione di un Paese che ha moltissimo potenziale non sfruttato, delle necessità di un cambio generazionale che rivoluzionasse i vecchi sistemi e portasse un cambiamento positivo.

Attualmente Carla è in una fase di transizione lavorativa, e mentre si dedica al suo side hustle (gestione di una casa vacanza a Marsala) e fa upskilling su HR e People Operations projects,  sta cercando nuove opportunità in aziende che offrono modalità di lavoro ibrida o 100% remoto. Non ha ancora avuto l’opportunità di lavorare con aziende siciliane, ma le piacerebbe. Avete realtà interessanti da segnalarle nel trapanese? 😉

Da dove vieni?

Non sono siciliana, ma originariamente napoletana. Ho lasciato la Campania quando avevo 19 anni per andare a studiare in Nord Italia e dopo mi sono trasferita all’estero e ho vissuto in 5 paesi negli ultimi 8 anni. Ho sempre amato tutta la Sicilia e ci tornavo quando potevo.

Di cosa ti occupi nella vita?

Avevo capito che vivere a Londra a lungo termine non era sostenibile. Non ho problemi a dire che ho 37 anni e le priorità cambiano. Non immaginavo di fare una vita frenetica fino alla pensione, in una metropoli come Londra dove per arrivare ovunque ci metti 1 ora di tube. Avevo preso in considerazione altri paesi europei col mio compagno, ma la fortuna ha voluto che lui sia Siciliano di origine e col desiderio di investire nella propria terra, migliorare la qualità della vita e gestire una piccola impresa familiare con l’esperienza acquisita in tanti anni all’estero. Insomma, abbiamo creato la classica lista dei pro e dei contro e poi abbiamo anche seguito il cuore, ma sentivamo che dovevamo provare. E io ero sempre stata fortemente attratta dalla Sicilia e avevo voglia di mettermi in gioco ancora una volta.

Cosa ti ha spinto a trasferirti in Sicilia?

Avevo capito che vivere a Londra a lungo termine non era sostenibile. Non ho problemi a dire che ho 37 anni e le priorità cambiano. Non immaginavo di fare una vita frenetica fino alla pensione, in una metropoli come Londra dove per arrivare ovunque ci metti 1 ora di tube. Avevo preso in considerazione altri paesi europei col mio compagno, ma la fortuna ha voluto che lui sia Siciliano di origine e col desiderio di investire nella propria terra, migliorare la qualità della vita e gestire una piccola impresa familiare con l’esperienza acquisita in tanti anni all’estero. Insomma, abbiamo creato la classica lista dei pro e dei contro e poi abbiamo anche seguito il cuore, ma sentivamo che dovevamo provare. E io ero sempre stata fortemente attratta dalla Sicilia e avevo voglia di mettermi in gioco ancora una volta.

Quando e dove ti sei trasferito/a?

A Marsala (TP) a gennaio 2023. Sicuramente ci sono stati alti e bassi. Non è stata una decisione facile e abbiamo programmato per circa 8-12 mesi. Gli amici internazionali ci dicevano che era una scelta pazzesca e tutti non vedevano l’ora di venirci a trovare. Invece gli amici italiani ci dicevano che eravamo pazzi, ma che dovevamo tentare se pensavamo che quella fosse la scelta giusta. Riguardo alle aspettative, io sinceramente non ne avevo. Ero completamente aperta a provare e vedere come andava prima di lanciare sentenze. Sono una persona pratica e ho bisogno di toccare le cose con mano per capire e sentire se ho fatto la scelta giusta. Sicuramente avevo il desiderio di avere una vita più “a misura d’uomo”, con distanze più gestibili e con più spontaneità, senza dover programmare un’uscita con gli amici 3 settimane prima. E poi dopo anni a vivere in paesi freddi, avevo un gran desiderio sotto la pelle di cose semplici, come una passeggiata al mare, il sole che ti scalda e la verdura a chilometro zero che prendi dal contadino e dopo due volte che ci vai siete già grandi amici. Avevo la speranza e il desiderio di dare un contributo, anche dell’1%, nel mio piccolo, a una terra dove c’è tanta bellezza e la gente non lo vede più. 

Com’è vivere in Sicilia? (Aspetti positivi e negativi)

Gli aspetti positivi sono tanti, dalla qualità della vita alta rispetto ad una metropoli, l’aspetto umano e la capacità di fare amicizia più velocemente perché le persone sono super socievoli. La bellezza di una terra piena di arte, cultura, beni paesaggistici ed enogastronomici, tutta da scoprire. 

Tra gli aspetti negativi direi la mentalità delle persone che passano più tempo a lamentarsi di quello che non hanno invece di apprezzare e valorizzare quello che c’è, insieme alla mancanza di infrastrutture adeguate (ferrovie dell’anteguerra e servizi inesistenti).

 

Ad oggi, ti sei pentito/a della decisione di trasferirti in Sicilia?

Assolutamente no. Viaggio spesso per lavoro o semplicemente come nomade digitale e guardare altri posti non fa altro che rinforzare la scelta di essermi trasferita in una cittadina di circa 80,000 abitanti come Marsala. Inoltre, i lati positivi e negativi ci sono in tutte le città e devo dire che Londra non mi manca per niente. Mi mancano di più gli amici che sono rimasti lì ma ci si organizza per vedersi.

Cosa diresti a chi sta valutando di andare a vivere in Sicilia?

Di valutare i pro e contro e chiedersi perché si vuole tornare. Può dipendere dagli affetti, dalla situazione economica, dal volersi prendere cura di genitori anziani o semplicemente perché si vuole sperimentare uno stile di vita diverso. Mettere tutto sul piatto della bilancia e poi lanciarsi senza paura. Ci sono tanti blog, gruppi Facebook e strumenti digitali per poter fare una ricerca approfondita e connettersi con persone che hanno fatto una scelta simile. Alla fine bisogna anche rischiare, e lo dice una persona pragmatica come me: si può pianificare tutto, ma poi bisogna toccare le cose con mano e provarci.

Vedere solo gli aspetti negativi del ritorno significa che non ci sono abbastanza elementi per confermare che si sta facendo una scelta adeguata alle proprie esigenze. Consiglierei di riflettere sui propri valori, sulle proprie esigenze da li’ ai prossimi 5-10 anni e capire perché si vedono solo i lati negativi. Magari si scopre che si vuole tutt’altro.

In definitiva: trasferirsi in Sicilia, si può?

Assolutamente sì!  

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