Intervista a Daniele Costanzo

Lo so, a luglio 2025 avevo promesso che sarei tornata a pubblicare con più assiduità le mie Storie di Ritorni, ma sappiamo come vanno le cose nel tran tran quotidiano tra impegni familiari e lavorativi quindi eccoci qui, un anno dopo con una nuova intervista! 

Daniele Costanzo, classe 1986, è originario di Bronte, nel suo sangue non scorrono pistacchi, ma la lava dell’Etna e i titoli del Sole 24 Ore. Appassionato di letture finanziarie, per focalizzare al meglio i suoi piccoli investimenti e lavorare ai suoi progetti personali (di cui, adesso, non vi spoilero nulla!) ama documentarsi sull’andamento dei mercati internazionali e su aziende all’avanguardia nel settore alimentare.

Dopo la laurea triennale lavora per qualche anno nel settore import-export, ma senza prospettive di stabilità. Finita la specialistica fa una nuova esperienza con un’azienda a conduzione familiare, ma non è entusiasta delle dinamiche interne e decide di dimettersi. A quel punto vive quelli che definisce “i due mesi più belli della mia vita”: trascorre l’agosto e il settembre 2013 dalla sua famiglia, a Bronte. In compagnia del cugino passa le giornate immerso nella natura: sveglia prestissimo per andare a vedere l’alba sull’Etna, passeggiate tra i crateri, giornate di pesca sui Nebrodi o alla scoperta di cascate e luoghi sconosciuti. 

In quel momento l’idea del trasferimento non gli balena in testa. Sì, da piccolo aveva il sogno di andare a vivere a Londra, ma lo aveva messo da parte finché un caro amico, che si era trasferito lì, lo invita a raggiungerlo. Daniele è indeciso, ha paura di come potrebbe essere vivere lontano dalla sua Sicilia e dai suoi cari. Si stanno configurando delle opportunità di lavoro dall’Ungheria e dal Nord Italia, ma le risposte tardano ad arrivare e lui, a quel punto, si decide ad andare: il 20 ottobre del 2013 acquista un biglietto di sola andata e il 27 dello stesso mese è già a Londra. Quello che fino ad allora era stato solo il timore teorico della distanza, all’aeroporto di Comiso diventa distacco reale, fisico, fatto di pianti, baci e abbracci che rendono la partenza emotivamente difficile.

Arrivato a Londra, Daniele non ha grandi aspettative: “6 mesi e torno”, si dice. Nel giro di pochi giorni, invece, trova lavoro e quella permanenza, che pensava sarebbe stata temporanea, si trasforma in un decennio. I primi anni vanno talmente bene che Daniele, ogni tanto, deve darsi dei pizzicotti per assicurarsi che sia tutto reale! Londra è una città davvero meritocratica che offre tantissime opportunità – “forse troppe”, aggiunge – e lui riesce a scalare la sua posizione lavorativa molto velocemente. In quegli anni entra in contatto con comunità attive nella lotta per i diritti civili e LGBTQ+ e questa vicinanza lo fa stare bene.  Nonostante i primi anni in UK siano molto positivi, Daniele sente la mancanza del calore mediterraneo e sceglie di trasferirsi a Valencia. La Spagna gli regala amicizie bellissime, un ambiente umano che gli ricorda casa, ma lavorativamente l’esperienza si rivela deludente così, dopo meno di un anno, torna a Londra. 

La seconda parentesi della sua permanenza londinese è quella dove Daniele cresce come essere umano, in cui capisce i suoi interessi più profondi e riscopre le priorità della sua vita. Mi racconta che “A Londra ogni luogo ha una gemma, ti dà una vibe diversa e ti fa sentire vivo, ma per sentirti vivo paghi un prezzo in termini di energie psichiche, fisiche ed emotive. La città ti dà tantissime opportunità (musei, concerti, storia, esposizioni), ma al tempo stesso ti aliena. Mi sentivo ovattato, come in una bolla, paradossalmente non ero aperto alla diversità di pensiero, mentre qui in Sicilia sento di mescolarmi con una maggiore varietà di persone e modi di pensare. In una città con 8 milioni di abitanti sei solo un numero”.

In quegli anni, ogni volta che vede l’Etna nei servizi della BBC qualcosa gli si smuove dentro, ma è nel momento in cui acquista casa, nel 2023, che realizza che un pezzo del puzzle non si incastra bene. Daniele capisce di aver bisogno di circondarsi di persone che parlano la sua stessa lingua, che non è quella del suo passaporto, ma è la lingua dei sorrisi, degli abbracci, dell’empatia. Una lingua che, purtroppo, a Londra non è molto conosciuta. La molla del rientro scatta all’improvviso, durante un viaggio in metro post lavoro, con un pianto inspiegabile ed inconsolabile che lo spinge a rivedere le sue priorità. Già durante il lockdown, l’impossibilità di poter venire in Italia a vedere la famiglia e conoscere il suo nipotino appena nato, gli aveva fatto fare il primo click. Daniele ha paura di tornare in Sicilia, ma crede che un buon compromesso sia rientrare quantomeno in Italia, in un luogo in cui, in caso di necessità, può prendere un autobus, un treno o una macchina e raggiungere casa. Così trova lavoro a Milano, ma non fa in tempo a trasferirsi che l’azienda gli propone di passare in full remote. A quel punto, decide di fare il grande passo e il 13 dicembre del 2023 torna in Sicilia.

Intervista a Daniele Costanzo per Tornare in Sicilia

Le paure del rientro continuano ad essere tante, ma sono accompagnate dal forte desiderio di ritrovare gli amici dell’infanzia, dell’università, la sua famiglia, la sua amata Etna. Daniele torna in Sicilia senza aspettative particolari, forse come forma di protezione, ma le cose vanno meglio del previsto: ritrova il piacere dei pranzi domenicali in famiglia e delle passeggiate sull’Etna, riscopre la semplicità di fare amicizia, incontra l’amore, trova una società inaspettatamente più avanti di quello che immaginava, sensibile ai diritti civili, alle questioni LGBTQ+ e femministe. Daniele si dice “positivamente sconvolto dall’aver trovato una Sicilia culturalmente lontana da chi la governa. Mentre a Londra sei una persona nella media, non incontri gente particolarmente interessante, qui mi sono imbattuto in persone molto intelligenti, con grandi progetti, forse perché sono più esposto a questi incontri di quanto non lo fossi a Londra. È bello conoscere gente che la pensa diversamente e venire a contatto con contesti, come la community di Destinazione Sicilia, in cui ci sono altre persone che sono tornate; è bello non sentirsi soli e vedere che altri, come te, hanno la speranza di creare un futuro qui”.

Guardandosi indietro, ci sono almeno 2-3 cose che Daniele ha guadagnato tornando in Sicilia e che lo fanno stare bene. Al primo posto c’è il senso di comunità: dare il buongiorno ai vicini, portargli le uova fresche, poter contare su di loro nel momento del bisogno, poter scambiare un sorriso o due chiacchiere col panettiere, il fruttivendolo o uno sconosciuto per strada. Al secondo posto c’è il ritrovato rapporto con l’Etna: le passeggiate nei boschi dei Nebrodi, il contatto con la natura, il silenzio, il sole che scende sul “cimitero dei crateri spenti”. Infine, ma non da ultimo, c’è un ritmo di vita più sostenibile che non ti spinge a correre sempre e che ha consentito a Daniele di sviluppare più pazienza e imparare a lasciare andare perché “le cose vanno come devono andare”.

Certamente, ci sono i risvolti negativi della medaglia: l’inciviltà, la mancanza di rispetto per il bene comune, l’assenza di servizi pubblici, la spazzatura, le buche per strada… Tutti aspetti oggettivi che Daniele vede, non ignora e non tollera, ma che crede vadano affrontati – oltre che con le lamentele – con un partecipazione civica attiva: “I cambiamenti non arrivano dall’alto, ma partono dal basso. Non bisogna accettare quello che ci viene dato come regalo, dobbiamo esigere che alcuni servizi esistano o funzionino; dobbiamo segnalare, informarci, votare alle elezioni (quale che sia la propria posizione politica), perché l’informazione è potere e ci aiuta a capire cosa succede attorno a noi”.

L’informazione, però, non è necessariamente qualcosa che si subisce, ma può essere creata e Daniele sceglie la strada della narrazione come forma di attivismo personale. Dopo aver partecipato ad alcuni eventi di Destinazione Sicilia, sente la necessità di condividere il proprio viaggio di andata e ritorno e di conoscere altre storie come la sua. Forte di alcuni corsi di scrittura creativa, content writing e storytelling seguiti al rientro, inizia ad accendersi l’idea di sviluppare un progetto personale di narrazione. Si rende conto che il formato audio è quello più adatto a lui (primo grande appassionato di podcast) e più efficace per instaurare una connessione intima con chi ascolta. Nasce così Isola che Torna, un audio podcast in cui Daniele raccoglie e narra le storie di chi torna, chi resta e chi arriva da altrove in Sicilia. “Il podcast racconta del viaggio di chi sceglie la Sicilia con le sue paure e difficoltà, ma anche strumenti, idee e possibilità di mettersi in contatto con altre persone. Perché è vero che molti lasciano la Sicilia, eppure c’è un movimento in controtendenza e la messa in discussione del detto “cu nesci, arrinesci”. Le cose cambiano anche quando iniziamo a raccontarle diversamente. Non so dove andrà questo progetto, ma immagino la Sicilia come una mappa fatta di puntini che si connettono, anche grazie al podcast, e da cui nascono idee, progetti ed iniziative nuove”. 

Di che parte della Sicilia sei?

Catania.

Di cosa ti occupi nella vita?

Lavoro come Manager di Spedizioni e Logistica per una impresa di trading di metalli ferrosi. Nella vita di tutti i giorni, invece, cerco di dare sfogo ai miei vari interessi come la lettura di giornali finanziari, lettura di libri, corsi di storytelling e narrazione. Ho anche iniziato da poco un podcast sulle storie di chi sceglie la Sicilia chiamato “Isola che Torna”.

A che età hai lasciato la Sicilia e perché?

27, mi ero dimesso da un lavoro in Sicilia dove avevo visto dinamiche in cui non mi riconoscevo, spinto dalla voglia di riscatto, decido di andare via.

Dove hai vissuto e per quanto tempo?

Londra 10 anni, Valencia 1 anno, più le varie lunghe vacanze e studi in Spagna.

Com’è stato per te vivere lontano dalla Sicilia?

Positiva dal punto di vista umano perché ho avuto la possibilità di capire chi sono veramente, i miei interessi, la mia visione di vita. Meno positiva dal punto di vista emotivo, perché lontano dagli affetti e lontano dalla mia Etna.

Quando hai deciso di tornare in Sicilia e perché?

Decisi di tornare proprio quando avevo comprato casa a Londra. Sembrava l’ultimo tassello di un puzzle, invece un pezzo mancava ed era proprio la mia gente, la Sicilia, il vulcano.

Quali aspettative, speranze e desideri avevi prima di tornare?

Non avevo grandi aspettative, anzi, molte paure, paura di non potermi integrare, di non trovare la mia dimensione, paura di essere fuori posto. 

Quali paure, dubbi e incertezze avevi prima di tornare?

Vedi su 🙂

Ad oggi, quali sono stati gli aspetti positivi e quali quelli negativi del ritorno in Sicilia?

Gli aspetti positivi sono vari: scendere per strada e salutare i vicini, scambiare due chiacchiere, avere una vasta rete di affetti e conoscenze, la vicinanza al mare e al vulcano. Ci sono ovviamente anche molti aspetti negativi quali l’inciviltà, la mancanza di servizi da parte degli enti locali, la scarsa viabilità e la noncuranza per il bene comune.

In qualche momento ti sei pentito/a della decisione di tornare?

Ci sono stati alcuni momenti, soprattutto il primo anno, dopo essere tornato forse dovuti al non rivedersi in una parte della società che non apprezza questa terra.

Cosa diresti a chi sta valutando di tornare in Sicilia?

Pensateci bene, non deve essere una scelta solamente emotiva, i problemi e le difficoltà ci sono, soprattutto in questo momento storico dove si vuole tutto e subito, qui in Sicilia i progetti necessitano tempo, pazienza e perseveranza, le opportunità ci sono pure ma vanno ricercate e scovate e poi sviluppate.

Cosa diresti, invece, a chi vede solo aspetti negativi del ritorno?

Dico che bisogna aggrapparsi a qualcosa. Nessun posto è perfetto, ogni luogo ha pro e contro e così anche la Sicilia.

In definitiva: tornare in Sicilia, si può?

Si può, a maggior ragione in questo momento storico che ha in atto un cambio di mentalità.

 

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