Nell’articolo precedente sono partita da una domanda che mi è capitato di farmi spesso, soprattutto nei momenti più complicati di questo rientro, quando tra lavori di ristrutturazione, problemi pratici ed imprevisti quotidiani, la vita che avevo immaginato tornando sembra molto diversa da quella faccio: “Mi sono pentita di essere tornata in Sicilia?”
Mentre cercavo le mie risposte più profonde al quesito, mi sono resa conto che forse quella non era nemmeno la domanda più interessante da farmi perché il vero punto del ritorno non è soltanto capire se abbiamo fatto la scelta giusta, ma capire chi siamo diventati nel frattempo.
La distanza ti cambia
Quando parti da un posto a vent’anni, a trenta o a qualsiasi altra età, lasci dietro di te una versione di te stesso/a che conoscevi abbastanza bene. Hai le tue abitudini, le tue amicizie, il tuo modo di stare con gli altri, le tue aspettative e magari anche un’idea abbastanza precisa di chi sei e di quale posto occupi nel mondo.
Poi parti e mentre sei distante da casa succedono cose che, poco alla volta, finiscono per modificarti. Cambi lavoro, conosci persone e culture nuove, impari a vivere in contesti diversi, fai esperienze che ti costringono a uscire dalla tua zona di comfort, scopri di essere capace di fare cose che non pensavi di saper fare e, magari, scopri anche che alcune delle cose che credevi importanti per te non lo sono più.
Anche chi è rimasto, è cambiato
Quando torni in Sicilia, questo bagaglio di esperienze e cambiamenti torna con te. Senti di non essere la stessa persona che è andata via, eppure torni nei luoghi che frequentavi, incontri le persone che conoscevi, riprendi vecchie abitudini e ti aspetti che qualcosa dentro di te riconosca immediatamente quella vita come se fosse stata semplicemente messa in pausa. Solo che non funziona così: non è un ritorno indietro nel tempo, è un ritorno nello stesso luogo, ma in un momento completamente diverso della tua vita. E anche il luogo e le persone che hai lasciato sono inevitabilmente cambiati!
Ci sono persone che conosci da una vita e con le quali hai condiviso una parte importante della tua storia, ma con cui oggi devi necessariamente costruire un rapporto nuovo, perché nel frattempo tu hai fatto esperienze che loro non hanno vissuto insieme a te e loro ne hanno fatte altre che tu hai attraversato da lontano. Altre volte, invece, è proprio il contrario: ritrovi una persona dopo anni e ti sembra che il tempo non sia mai passato.
Il più delle volte immaginiamo come sarà tornare, ma non ci chiediamo chi saremo noi una volta tornati.
Io, per esempio, non sono tornata in Sicilia con lo stesso modo di vedere il lavoro, le relazioni, il tempo libero, il rapporto con le persone o con me stessa con cui sono partita tanti anni fa. Ho costruito una parte importante della mia vita lontano dalla Sicilia e ho imparato ad apprezzare cose che prima non consideravo, ho sviluppato nuove esigenze, nuove abitudini e anche una nuova idea di quello che voglio dalla mia vita.
Essere una nuova persona in un vecchio luogo
E allora tornare significa anche fare i conti con una domanda che non avevo previsto: come faccio a far convivere la persona che sono diventata con il luogo in cui sono nata?
Per questo, il ritorno non può essere considerato semplicemente la conclusione di un percorso. Anche se a prima vista può sembrare di tornare esattamente al punto di partenza, il rientro è un altro inizio, in cui ti trovi a dover scegliere cosa riprendere della tua vita di prima e cosa lasciare definitivamente alle spalle. Devi capire quali parti di te hanno ancora un posto qui e quali, invece, appartengono a una persona che non sei più. Devi trovare un equilibrio tra quello che avevi immaginato prima di partire e quello che hai scoperto di volere durante gli anni trascorsi lontano.
La sfida è tenere insieme tutte le versioni di te che sono esistite nel frattempo, capire cosa vuoi portarti dietro e cosa invece puoi lasciare andare, e soprattutto capire quale vita vuoi costruire adesso.
Quindi la domanda non è soltanto “sono tornata nel posto giusto?”, ma “chi sono diventata e che cosa voglio farne, adesso che sono tornata?”

