È incredibile come la vita sia fatta di coincidenze. Quante probabilità ci sono che una donna di nome Barbie finisca per sposare un uomo che si chiama Ken? Quante probabilità ci sono che una fortuita conversazione su un autobus porti a un cambio radicale di vita? Quante probabilità ci sono di ritrovare casualmente dei parenti che vivono dall’altra parte del mondo? Quante probabilità ci sono di sentirsi visceralmente a casa in un luogo in cui non si è mai stati prima? Il racconto di oggi di Storie di ritorni parla di tutto questo 🙂
La protagonista è Barbara Palermo (per gli amici Barbie, appunto), una donna americana che quasi per gioco intraprende un viaggio alla riscoperta delle sue origini siciliane; un viaggio che cambierà per sempre la sua vita!
Tutto ha inizio nel 2004: sull’autobus di ritorno da lavoro, suo marito Ken si ritrova a chiacchierare di politica con uno sconosciuto; i due discutono del loro malcontento per i risultati delle recenti elezioni presidenziali e ad un certo punto quell’uomo gli dice: “Mia moglie ha preso la cittadinanza italiana quindi ce ne andiamo a vivere in Italia!”. Incuriosito e seriamente preoccupato per la rielezione di George W. Bush, Ken chiede più informazioni al suo interlocutore e, una volta a casa, racconta l’accaduto a sua moglie. È entusiasta, le dice che avrebbero potuto fare lo stesso poiché il bisnonno materno di lei era italiano. Barbara, però, più che entusiasta sembra sconvolta e la sua prima reazione è un secco “Non ci penso proprio!”.
Col tempo Barbara inizia a pensare che cercare i suoi antenati italiani e richiedere la cittadinanza non sia una cattiva idea. Ma come fare? Non sa nulla di loro, né i loro nomi né dove vivono, non sono mai stati in contatto. Quando prova a chiedere più informazioni alla madre 80enne, la sua memoria è ormai sbiadita e l’unica cosa che riesce a ricordare è che alcuni di loro erano emigrati a Melbourne e avevano un’azienda vinicola. Tutto qui, nessun dato più preciso da cui partire, è come cercare un ago in un pagliaio! Barbara non si scoraggia, fa qualche ricerca su internet e trova un articolo in cui vengono intervistati i proprietari di una delle tante aziende vinicole della zona, i quali raccontano di essere arrivati in Australia da un piccolo villaggio siciliano quando erano giovani… L’articolo riporta il sito web dell’azienda vinicola, così Barbara si mette in contatto con loro quasi per gioco, convinta che le probabilità di ritrovare i suoi parenti fossero scarse. E invece quelli dell’articolo erano proprio i suoi cugini!!! 😮
A differenza della famiglia di Barbara, i cugini emigrati in Australia erano rimasti in contatto con il resto della famiglia nel corso degli anni; grazie a loro Barbara riesce a localizzare circa 30 cugini in due Paesi e scopre così che alcuni di loro vivono in Sicilia, a Francofonte, un piccolo comune in provincia di Siracusa. Barbara ricostruisce così i legami di sangue che, dopo un processo di richiesta durato ben 16 anni, le permettono di ottenere la cittadinanza italiana per discendenza. Onorata di avere ottenuto la cittadinanza “per sangue”, Barbie si sente in dovere di andare a conoscere quegli avi grazie ai quali tutto questo era stato possibile: nel 2014, lei e Ken volano per la prima volta in Sicilia per conoscere la sua famiglia siciliana.
L’incontro con i cugini è molto emozionante, Barbie e Ken vengono ricevuti a braccia aperte, si sentono a casa, piangono dall’emozione e si innamorano follemente della Sicilia, tanto da pensare di ritirarsi lì entro i successivi 5 anni per il pensionamento! Ma sono prudenti e l’anno dopo tornano per capire se quella era stata solo un’euforia passeggera o se era quello che volevano davvero. È allora che marito e moglie si rendono conto che andare a vivere in Sicilia è la scelta giusta, quindi non gli resta che rimboccarsi le maniche e trasformare il sogno in realtà!
La notizia del trasferimento, però, non viene accolta benissimo da familiari e amici. Barbara non riceve supporto, alcuni dei suoi fratelli non condividono affatto la sua scelta, mentre molti amici non mantengono la promessa di non allontanarsi da lei.
Da una parte non approvano la decisione di Barbie e Ken di lasciare tutto e andare via, dall’altra sono preoccupati perché la Sicilia ha la reputazione di essere pericolosa (soprattutto per colpa della narrazione cinematografica). Eppure Barbara oggi dice di sentirsi molto più sicura di quanto non lo fosse negli Stati Uniti; non ha paura di camminare sola di sera né il timore che qualcuno le spari quando va in chiesa o al supermercato!
I cugini siciliani, invece, sono orgogliosi della scelta di Barbara e suo marito, capiscono che ha richiesto loro tanto coraggio e gli offrono tutto il loro supporto. Nel 2018 Barbie e Ken acquistano una piccola casa di campagna vicino a Giardini Naxos (in provincia di Messina), dove si trasferiscono nel 2020 e che, con sforzo e dedizione, trasformano nella fattoria “Archi dell’Alcantara”, un B&B con un bel giardino e tanti animali domestici, che accoglie viaggiatori da tutto il mondo.
Barbie mi racconta che oggi lei e suo marito conducono uno stile di vita che amano, circondati dalla natura e dedicandosi alle proprie passioni, ma non mi nasconde che il trasferimento è stato complicato. Non parlando italiano non potevano chiamare per telefono, ma su internet non riuscivano a reperire informazioni su eventi, esercizi commerciali o banalmente su come pagare le bollette (che per chi arriva dall’estero non è così scontato) e per qualsiasi cosa dovevano chiedere aiuto alle poche persone che conoscevano. Anche l’amministrazione è stata un incubo – “Non lo capisci finché non ci passi!”, mi ha detto Barbie: dalla residenza alle patente, dagli impiegati pubblici che non parlano inglese il (anche se è consapevole che è lei a dover parlare italiano) alla generale mancanza di informazioni. Per fortuna Barbara e Ken hanno potuto contare sull’aiuto prezioso di alcune persone del posto (poi diventati amici) e di altri expat di più vecchia data.
Barbara ha voluto ricambiare la gentilezza ricevuta scrivendo due libri per aiutare chi deve intraprendere lo stesso percorso di migrazione verso la Sicilia, spiegando cosa aspettarsi, quali sono in processi burocratici e amministrativi da seguire, come funzionano gli uffici pubblici, come acquisire la cittadinanza italiana per discendenza, come affrontare il processo di adattamento linguistico e culturale e tanto altro.
Oltre alle difficoltà, nella sua nuova vita Barbara sperimenta tanta gioia e gratitudine; mi dice che quello che prova per la Sicilia è un rapporto di odio e amore e che è tutta una questione di priorità. Si tratta di riconoscere le cose positive e quelle negative e capire quali hanno più peso per ciascuno e per lei e Ken sono quelle positive: le persone, il cibo, tutto in Sicilia è più genuino; in America si sentivano più superficiali, in Sicilia gli sembra tutto più reale.
Al termine della sua intervista Barbara ha voluto lasciare un suo commento: “Nonostante il fatto di non essere cresciuta come un’italiana e non essere mai stata in Sicilia o aver incontrato i miei familiari siciliani fin quando non avevo 56 anni, trasferirmi qui è stato come tornare a casa. È difficile da spiegare, ma c’è qualcosa in questa isola che mi fa sentire a casa. Infatti, quando ho conosciuto i miei cugini per la prima volta nel 2014, ci hanno organizzato una festa di benvenuto con un pasto da 6 portate, incluso una torta ripiena di limoncello con sopra la scritta “benvenuta a casa” e pistacchi tritati.”
Quando le ho chiesto come si possa amare un posto che non si conosce, mi ha risposto che “È nel tuo DNA”. ♥️
Da dove vieni?
Sono nata e cresciuta ad Huntington Beach, in California. Ho frequentato l’università di Flagstaff, in Arizona, dove ho conosciuto mio marito. Ho lavorato per il governo a Salem, in Oregon, per 15 anni prima di andare in pensione e trasferirmi in Sicilia.
Di cosa ti occupi nella vita?
Da grata pensionata adesso passo il mio tempo facendo ciò che mi piace, ovvero il giardinaggio, giocare con gli animali nella mia piccola fattoria, passeggiare lungo la vicina spiaggia, bere vino e osservare la gente in un ristorante all’aperto, la pittura ad olio, scrivere e leggere libri, cucinare, studiare Italiano e condividere la mia casa con viaggiatori attraverso programmi come Airbnb e WorkAway.
Cosa ti ha spinto a trasferirti in Sicilia?
È una storia lunga e complicata, ed è il motivo per cui ho scritto un libro dal titolo “Over the Sicilian Moon”, disponibile su Amazon. Ma in breve, dopo aver ottenuto la cittadinanza italiana per discendenza, ho sentito la necessità di ritrovare familiari lontani e, fortunatamente, ci sono riuscita! Nel 2014, ho visitato la Sicilia per la prima volta per conoscerli, il che è stato un momento molto emozionante e che mi ha cambiato la vita. Ci hanno accolta a braccia aperte e ci siamo innamorati della Sicilia. Un anno dopo, ci siamo prefissati entro 5 anni di andare in pensione nell’isola esotica dove i miei nonni erano nati.
Quando e dove ti sei trasferito/a?
Nel 2018, abbiamo comprato una piccola fattoria vicino Giardini Naxos, nel comune di Taormina, mentre ancora vivevamo negli Stati Uniti. Nel 2020, ci siamo trasferiti qui definitivamente, nonostante la pandemia.
Com’è vivere in Sicilia? (Aspetti positivi e negativi)
Questa è un’altra storia lunga e complicata. È un rapporto di amore/odio, ma in generale, non siamo mai stati più felici di adesso e non ci pentiamo o desideriamo tornare negli Stati Uniti. Tante cose sono successe da quando ci siamo trasferiti qui, belle, brutte, divertenti, incredibili – e questo è il motivo per cui ho scritto un secondo libro dal titolo “Retired in Sicily” che tratta dei primi due anni della nostra vita all’estero.
In breve, siamo stati sfidati da disastri naturali (incendi, alluvioni, eruzioni vulcaniche e trombe d’aria), la barriera linguistica e culturale, l’assenza di siti o informazione per trovare/localizzare cose e servizi di cui abbiamo bisogno, e l’inaffidabilità delle utenze. Ma soprattutto, abbiamo incontrato persone davvero gentili (incluso altri stranieri che vivono qui), ci godiamo un ritmo di vita più lento, mangiamo cibo più sano, siamo meno stressati, ci sentiamo più al sicuro, l’assistenza sanitaria è più conveniente, e viviamo una vita che abbiamo scelto noi in un posto che abbiamo scelto noi vicino la spiaggia e le montagne, qualcosa che non ci saremmo mai potuti permettere negli Stati Uniti.
Ad oggi, ti sei pentito/a della decisione di trasferirti in Sicilia?
No! Nemmeno adesso, dopo aver scoperto che sarò nonna per la prima volta. Viaggerò per vedere il bambino, ma non ho nessuna intenzione di ritrasferirmi lì.
Cosa diresti a chi sta valutando di andare a vivere in Sicilia?
Dipende dalla loro situazione. Se hanno figli piccoli e devono lavorare, potrebbe essere molto più dura. Se sono pensionati, ricevono una pensione o una previdenza sociale, è del tutto fattibile. Ma non sprecare tempo prezioso vivendo in affitto in vari posti un po’ dappertutto sull’isola. Trova un posto che ami e stai lì. Trova altri stranieri in zona che possono aiutarti.
In definitiva: trasferirsi in Sicilia, si può?
Se hai discendenza italiana e i requisiti per una doppia cittadinanza, allora sì! Ma il processo è molto lungo, dunque inizia adesso.
