Intervista ad Angelo La Malfa e Flavia Calcagno

L’appuntamento di Storie di ritorni di oggi è doppiamente speciale perché vi porto un’intervista di coppia!

Si tratta di Angelo La MalfaFlavia Calcagno, due giovani della provincia di Enna trasferitisi in momenti diversi in Emilia Romagna e rientrati insieme in Sicilia nel 2022 dopo, rispettivamente, 12 e 6 anni.

Angelo lascia la Sicilia nel 2010, per completare gli studi universitari; durante la triennale a Enna aveva capito che direzione avrebbe voluto dare alla sua carriera professionale e, avendo trovato una facoltà specializzata in quell’ambito, decide di trasferirsi a Reggio Emilia. Per Flavia, invece, il trasferimento nel capoluogo emiliano arriva nel 2016. I conti non mi tornano: come e dove si erano conosciuti se lui già viveva in Emilia Romagna? Avevano forse avuto una relazione a distanza tutti quegli anni?! Beh, la risposta a queste domande è “tutta colpa del destino”…

Flavia è di Aidone ma andava spesso a Piazza Armerina (città di Angelo), per cui i due si conoscevano di vista sin da quando erano dei ragazzini, ma ognuno aveva le sue amicizie e non si erano mai rivolti la parola, al massimo un saluto sfuggente quando si incrociavano. Per anni si erano persi di vista per poi rincontrarsi, casualmente, durante un Capodanno a casa di un amico in comune. Era stato un anno complicato per entrambi e forse il destino li aveva messi sulla stessa strada per un motivo… Da cosa nasce cosa, si sa, e a quel Capodanno sono seguiti due mesi di lunghe telefonate prima di arrivare alla decisione (un po’ matta, ammettiamolo) di Flavia di seguire Angelo a Reggio Emilia!

Per Flavia è la prima esperienza fuori dalla Sicilia. Conosce Angelo da pochi mesi e la combinazione trasferimento + convivenza la spaventa, ma il fatto di andare in una città ricca di opportunità lavorative la motiva. Flavia è laureata in Architettura, ma a Reggio Emilia inizialmente lavora presso un’agenzia immobiliare, finché un giorno si dice: “Voglio provare ad esercitare la mia professione!”. Il mercato emiliano è più promettente di quello siciliano, anche se la mancanza di una rete di persone conosciute tra cui “farsi pubblicità” rende il decollo della sua carriera più difficile. Ma Flavia non si scoraggia, si lancia e trova uno studio con cui lavorare come architetto e interior designer!

Nel frattempo Angelo lavora in un settore che lo appassiona (quello del marketing e della comunicazione) e anno dopo anno la relazione di coppia si stabilizza. I due comprano e ristrutturano casa convinti che il loro futuro sia al nord Italia e che ormai abbiano ottenuto tutto ciò che può renderli felici: indipendenza economica, casa, lavoro, amicizie, buone abitudini.

Ogni volta che tornano in Sicilia, però, si rendono conto che in fondo gli manca qualcosa: la famiglia, gli amici veri, un’esistenza più genuina. In quella vita al Nord, Angelo e Flavia sentono di non poter essere se stessi al 100%. Nonostante siano stati accolti molto bene dalla gente emiliana, si sentono sempre un po’ estranei a quel contesto e non possono evitare di fare paragoni tra sé e gli altri. Questo sentirsi dei “pesci fuor d’acqua” a lungo andare diventa pesante da sostenere e rende impossibile vivere la propria identità personale e culturale, allora iniziano a pensare di tornare in Sicilia.

Il giro di boa arriva nel marzo 2020 quando scoprono di essere in tre! Programmare l’arrivo di un figlio in pieno lockdown è un momento cruciale per la coppia, che immagina per la propria famiglia una vita nell’amata terra d’origine. Citando Flavia, sognano di vivere nei luoghi dei ricordi del passato, nei luoghi dove scrivere le pagine della nostra vita insieme” e sono sempre più convinti che tornare in Sicilia sia la decisione giusta.

Intervista ad Angelo La Malfa e Flavia Calcagno per Tornare in Sicilia

Sanno che si tratta di una scelta importante, non scevra da rischi, ma hanno la fortuna di poter fare quel passo con la serenità di chi lo sta facendo con consapevolezza e non per obbligazione. Una serenità che gli permette di non vivere il ritorno con l’ansia di dover scendere troppo a compromessi, ma di affrontare il cambiamento senza fretta, quando i tempi saranno maturi per farlo. Usando le parole di Angelo: Mi ero messo nelle condizioni di poter abbracciare il cambiamento”.

Davanti ad un possibile ritorno in Sicilia, Angelo e Flavia hanno un atteggiamento molto positivo, sebbene non abbiano nessun esempio di amici rientrati prima di loro: l’ottimismo è tutto farina del loro sacco! Dal Covid in poi hanno assistito alla nascita di dinamiche e progetti stimolanti in Sicilia (come South Working o Isola Catania) e questi cambiamenti in essere hanno alimentato ancor di più la voglia di tornare.

La consapevolezza definitiva arriva nel 2021 quando, dopo il secondo lockdown, Angelo e Flavia scendono in Sicilia per riabbracciare la famiglia e lavorare in south working per un paio di mesi. In quei mesi capiscono di poter avere tutto ciò che desiderano – lavoro, famiglia, amici, vita genuina – in un solo posto, un posto che chiamano casa. Durante l’ennesimo viaggio di rientro in Emilia, con gli occhi pieni di emozione, Angelo e Flavia si dicono senza esitazione: “Dobbiamo tornare a casa, basta!”.

Personalmente trovo che quella di Angelo e Flavia sia stata una scelta coraggiosa non per il ritorno in sé, ma perché hanno avuto l’ardire di decidere per il futuro loro e del loro bambino. Una scelta che è stata accolta con gioia ed entusiasmo dalle famiglie (incredule) e dagli amici che hanno visto nel loro ritorno una boccata d’aria fresca!

Quando gli chiedo se secondo loro i siciliani emigrati non tornano in Sicilia più per mancanza di opportunità o di coraggio, Angelo mi risponde che ci vuole sì coraggio per fare una scelta importante, ma anche che alcune persone faticano a tornare perché in Sicilia non ci sono opportunità per le professioni che svolgono (cita ad esempio gli operai specializzati), mentre per altri può essere più facile. Flavia, invece, è più critica e sottolinea che non tutti coloro che vanno via dalla Sicilia lavorano in grandi aziende o in settori ad alta specializzazione, alcuni addirittura non lavorano, eppure restano fuori perché vivere al Nord o all’estero è percepito come sinonimo di successo.

Nella nuova vita siciliana di Angelo e Flavia non c’è spazio per il pentimento: lui si occupa di marketing e comunicazione per una grande azienda vinicola siciliana, lei continua a svolgere la libera professione come architetto e insieme al loro bambino, giorno dopo giorno, sperimentano la meravigliosa (e privilegiata) sensazione di “sentirsi nel posto giusto”.

Non aggiungo altro, vi lascio alle parole piene di entusiasmo e ottimismo di Angelo e Flavia! 🙂

Di che parte della Sicilia sei?

Flavia: Aidone, più centro di così non si può.

Angelo: Piazza Armerina, anche io centro centro.

Di cosa ti occupi nella vita?

Flavia: Di architettura, di design d’interni, di decorazioni per la casa e di organizzazione di spazi.

Angelo: Di marketing e comunicazione.

A che età hai lasciato la Sicilia e perché?

Flavia: Alla fine del 2015 avevo 28 anni, si stava concludendo un’esperienza di lavoro di pochi mesi ed ero nel caos più totale; quando sei appena laureato non hai davvero idea di come affrontare il mondo del lavoro, sei spaesato, spaventato e spesso demoralizzato. Ho conosciuto Angelo, mio marito, in quel frangente, lui viveva e lavorava già in Emilia Romagna da alcuni anni. Ho deciso di seguirlo.

 

Angelo: 2010. Mi ero appena laureato all’università di Enna. Non avevamo idee chiarissime sul futuro, ma con due amici-colleghi decidemmo di partire per Reggio Emilia e completare gli studi. Ricordo ancora le prime difficoltà del fuori sede.Trovare casa in una settimana a luglio con il caldo asfissiante della pianura emiliana è un’esperienza che difficilmente si dimentica. In ogni caso, trovammo un appartamento e a settembre di quell’anno iniziò la mia storia lontano dalla Sicilia. Non lo sapevo ancora ma quel momento cambiò la mia vita.

Dove hai vissuto e per quanto tempo?

Flavia: Ho vissuto a Reggio Emilia per 6 anni.

Angelo: Reggio Emilia per 12 anni.

Com’è stato per te vivere lontano dalla Sicilia?

Flavia: E’ stato entusiasmante all’inizio. Un salto nel vuoto se vogliamo, perché sono andata lontano, da sola, era la prima esperienza fuori casa in totale autonomia e poi c’era Angelo, era la prima esperienza di convivenza, ci conoscevamo da 2 mesi. Mi sentivo felice ma anche responsabile di una scelta così importante. E’ stato come vivere una vacanza…in un posto nuovo tutto da scoprire.  Con il passare del tempo è subentrata la consapevolezza che la vita che stavo costruendo diventava sempre più “definitiva”. Non riuscivamo a tornare in Sicilia tutte le volte che volevamo, tra impegni di lavoro e la casa che avevamo desiderato e realizzato con dedizione e amore (è stato il mio primo vero progetto!). E quando lo facevamo, al rientro sentivo il peso di quel senso del dovere a cui non potevo ormai sottrarmi.


Angelo: Ho vissuto molte fasi. All’inizio ero concentrato sullo studio e mi godevo l’indipendenza dello stare lontano da casa, anche se ogni volta che potevo tornavo ovviamente in Sicilia. Poi, finiti gli studi, sono stato fortunato e ho iniziato subito a lavorare. Sembrava che l’Emilia mi avesse davvero adottato. All’inizio, tutto molto bello, il lavoro andava bene, i primi stipendi e la percezione di poter fare un po’ ciò che ti pare. Ogni volta poi che tornavo a casa in Sicilia era una “festa” e mi godevo i giorni tra famiglia e amici. Ma tutto cambia. Tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016 incontro Flavia che è diventata mia moglie e poi la mamma del mio bimbo. Lo ha anticipato lei, da quel momento la mia vita è di nuovo cambiata, anzi è stata completamente stravolta e abbiamo iniziato a vivere tantissime cose meravigliose insieme ma sempre un po’ a metà strada, sballottati da nord a sud. Tra Emilia e Sicilia. Una sensazione che vivevo anche prima, negli anni da studente, ma che negli ultimi anni si è andata rafforzando e appesantendo sempre di più. Erano tante le mancanze che percepivo quando stavo in Emilia e viceversa, quando ero in Sicilia, sentivo il bisogno di ciò che avevo costruito in Emilia. Percezioni, appunto…e a chi mi chiede, racchiudo tutto in una frase: “Avevamo tutto, ma a volte sembrava che non avessimo niente”.  In ogni caso, dodici anni non sono pochi e durante questo tempo ho avuto la fortuna di incontrare persone eccezionali, amici, colleghi, imprenditori, collaboratori, che hanno reso molto bello questo percorso. Quindi, vivere lontano dalla Sicilia in fondo, lo dico all’emiliana, è stato “tanta roba”.

Quando hai deciso di tornare in Sicilia e perché?

Flavia: Ormai lo sentiamo dire spesso, il lockdown ha cambiato ogni cosa e ha cambiato noi, però è davvero così. Il 26 Marzo 2020 scopro di essere incinta. Soli e chiusi in casa abbiamo vissuto un’esperienza incredibile che ci ha permesso di vivere quei mesi con la speranza del futuro. Non poteva andare diversamente, non poteva finire tutto lì, dentro di me cresceva una vita meravigliosa!  Andare in Sicilia ha rappresentato in quei due anni libertà, non solo la libertà di oltrepassare i confini regionali, ma la libertà di essere se stessi, non so come spiegarlo in altre parole! Ed è così che un giorno del 2021 io e Angelo ci siamo guardati e ci siamo detti: “Dobbiamo tornare a casa, basta!”.

 

Angelo: Lo ha sintetizzato benissimo mia moglie. Il 2021 è stato l’anno in cui abbiamo preso consapevolezza di questa scelta, sentendoci liberi di essere noi stessi, nel posto dove volevamo essere. Personalmente, la molla è scattata nell’ aprile 2021. Dopo il secondo lockdown, abbiamo avuto la possibilità di tornare in Sicilia, riabbracciare la famiglia e lavorare in Smart working (anzi South working) per circa due mesi. Un tempo sufficiente per provare tutti i benefici di unire  lavoro, famiglia, vita, tutto – finalmente – in un solo unico posto. Poi è arrivata l’estate, insieme al mare, al sole, ai colori, profumi e sapori di sempre. E lì… puoi immaginare, mi sono “fregato” completamente! Non è facile da spiegare, ma è stato come essere riconquistato dalla mia terra, come se a un certo punto, dopo dodici anni, avessi iniziato a vedere chiaramente ciò che volevo davvero. Ed è stato allora che, durante l’ennesimo viaggio di ritorno in Emilia, ci siamo guardati con Flavia e come ha già detto lei (con gli occhi pieni di emozione, aggiungo) ci siamo detti: “Dobbiamo tornare a casa, basta!”.

Quali aspettative, speranze e desideri avevi prima di tornare?

Flavia: La condizione senza la quale non ci saremmo mossi era il lavoro, è ovvio. Il primo e forse unico ostacolo che ti porta ad andare via, perché tutto altrove è più bello e funzionale, studiare al nord o all’estero fa figo, no!? Speravamo che uno dei due trovasse lavoro, ma io sono una libera professionista e per di più avevo un bimbo di un anno da gestire, quindi la ricerca di Angelo iniziò assidua ma senza troppe aspettative. Io gli dicevo sempre che se il ritorno a casa era scritto nella nostra vita, qualcosa sarebbe successo. I desideri erano tanti e tutti racchiusi nell’essenza più pura del vivere a casa propria, nei luoghi dei ricordi del passato, nei luoghi dove scrivere le pagine della nostra vita insieme, vicini a famiglia e amici. Semplicemente questo.

 

Angelo: Fin da subito ho cercato di non darmi/darci troppe aspettative, per non rimanere scottati nel caso in cui (per qualsiasi motivo) non fossimo riusciti a realizzare questo “sogno”. Non sapevo quando tutto ciò si sarebbe potuto realizzare, se ci sarebbero voluti mesi o anni. Però, non so come dire… mi ero messo nelle condizioni di poter abbracciare il cambiamento, nel momento in cui sarebbe arrivato. Avevo preso coscienza del fatto che le cose potevano andare diversamente, che potevamo cambiare il corso della nostra vita senza essere costretti ad accettare un qualcosa che non eravamo più disposti a “sopportare”, e questo mi ha dato grande serenità. Per me, che sono un tipo molto impaziente quando desidero qualcosa, è stato fondamentale “non avere fretta”. Speranze, desideri e motivazioni erano molte e importanti. C’era la voglia di tornare in Sicilia, a casa mia, come scelta di vita e come sfida professionale, per vivere pienamente la terra dove sono nato e cresciuto; c’era il sogno di guardare alla Sicilia come un luogo possibile, dove poter dedicare energie, competenze e capacità; e c’era l’ambizione di poter essere nel nostro piccolo, un esempio per chi vede nella partenza da quei luoghi (ancora oggi), l’unica alternativa possibile per realizzarsi. 

Quali paure, dubbi e incertezze avevi prima di tornare?

Flavia: Devo essere sincera, nessuna. Sentivo che sarebbe stata la cosa giusta, e lo é!

 

Angelo: Beh, ovviamente è stata una scelta che sapevamo avrebbe avuto un impatto importante sulle nostre vite. Non avevo particolari paure o dubbi, sapevamo che era la scelta giusta per noi e nel discutere la cosa insieme, siamo stati sempre molto convinti, sereni e consapevoli. Cercavo più che altro di rispondere ad alcune domande. Un po’ sono fatto così…nelle scelte importanti, mi faccio sempre molte domande per vedere se le risposte rimangono coerenti 😅. E allora, mi chiedevo: Lo vogliamo davvero? È la cosa giusta da fare per la nostra famiglia? Perché cambiare dopo così tanti anni? Ne vale veramente la pena? Come immagino i prossimi 10-20 anni per me e la mia famiglia?… Insomma, domande di questo tipo, anche un po’ esistenziali… alle quali però mi ritrovavo a dare sempre le stesse risposte. E questo, mi dava grande sicurezza.

Ad oggi, quali sono stati gli aspetti positivi e quali quelli negativi del ritorno in Sicilia?

Flavia: Siamo fortunati, lavoriamo entrambi, facciamo quello che volevamo fare, non abbiamo dovuto scendere a compromessi e farci andare bene dei lavori che non ci appartengono, ci occupiamo di marketing e architettura a casa nostra, il nostro lavoro non viene dal Nord e lo facciamo al Sud grazie al lavoro agile (meno male che esiste), per questo sento che siamo privilegiati. Abbiamo una casa di proprietà, la famiglia vicino e tanti posti meravigliosi da scoprire nel nostro piccolo mondo siciliano. Poi Filippo, mio figlio, da quando siamo in Sicilia è sempre felice. Sarà un caso!? Non ci sono aspetti negativi!

 

Angelo: Poco da aggiungere sugli aspetti positivi. Ha già detto tutto Flavia, viviamo la meravigliosa sensazione di sentirci nel “posto giusto”. Non vedo aspetti negativi, vedo però tante cose che mi fanno arrabbiare perché so che potrebbero essere sistemate con volontà, educazione e anche investimenti, chiaramente. L’immondizia per le strade per esempio, è una cosa che non tollero e quando i turisti la fanno notare, me ne vergogno. La Sicilia è una terra meravigliosa della quale t’innamori alla follia, ma la carenza di infrastrutture, le strade e i collegamenti precari, la “munnizza” appunto, sono delle mancanze gravi sulle quali bisogna fare qualcosa, sia come cittadini, sia come istituzioni… Prendendo esempio dai centri siciliani che hanno fatto già un salto di qualità e sono andati avanti in questo senso come Noto, Sambuca, Troina, oggi luoghi belli, puliti e vivibili.         

In qualche momento ti sei pentito/a della decisione di tornare?

Flavia: Abbiamo vissuto in una regione “potente” lo è per tutto quello che offre e per come offre ciò di cui dispone. Si mangia benissimo e un pò mi mancano i cappelletti o tortellini in brodo è chiaro, maaa… Assolutamento no, nessun pentimento!

 

Angelo: No, decisamente. Nessun pentimento. Un po’ di nostalgia per gli amici e alcuni luoghi dell’Emilia che sono comunque stati parte della mia vita per tanti anni… E poi sì, il cibo che era parecchio buono anche da quelle parti: le tagliatelle al ragù, i cappelletti, i salumi e il gnocco fritto o al forno, mamma mia!

Cosa diresti a chi sta valutando di tornare in Sicilia?

Flavia: Quello che dicevo a me stessa, se è destino succede! Ma credo che bisogna volerlo davvero, non per dire una frase scontata ma perché se lo fai e sei comunque portato a confrontare il Nord al Sud, allora finirai per pentirti. Bisogna essere consapevoli che se torni accetti la Sicilia per com’è, con i suoi tanti pregi e anche con i difetti; che poi i difetti a chi o cosa non mancano!? Perché se la ami la accetti, la vivi e la salvaguardi. 

 

Angelo: Gli farei una domanda: Come ti sentiresti, se riuscissi a realizzare il tuo futuro nella terra che ti appartiene? Se la risposta ruota attorno a sensazioni come gioia, soddisfazione, rivalsa… allora sei sulla buona strada. Tornare non è una scelta facile, bisogna essere molto consapevoli di ciò che si lascia e di ciò che si trova. In questo è necessario essere molto onesti con se stessi, senza creare false aspettative. Dall’altro lato, non bisogna pensarci tantissimo, altrimenti rischi di non farlo mai…Come giustamente dice Flavia, inutile tornare per fare paragoni. Siamo andati via in troppi negli ultimi 20 anni e ogni anno, ancora oggi, è una emorragia continua. Noi siamo la prova che tornare e vivere in Sicilia è assolutamente possibile, quindi se è un qualcosa che si sente dentro e che alla sola idea fa stare bene, perché non provare?

Cosa diresti, invece, a chi vede solo aspetti negativi del ritorno?

Flavia: Che se deve tornare solo per dire quanto era bello e funzionale quel servizio o quell’attività, è meglio che resti dov’è (scherzo).  A chi ha solo meno coraggio di altri, di non avere paura. Il coraggio viene sempre ripagato!

 

Angelo: Ogni scelta, porta con sé aspetti positivi e negativi. Se si vedono solo aspetti negativi, se il ritorno è visto come un passo indietro per la tua vita e non qualcosa che la può migliorare… allora probabilmente non è il momento per fare una scelta di questo tipo. Se gli aspetti negativi invece, sono legati ad ansie e paure (legittime), allora anch’io direi di avere un po’ di coraggio, perché solitamente “chi non risica, non rosica”.  

In definitiva: tornare in Sicilia, si può?

Flavia: Per me SI DEVE. E’ un atto di amore e di rispetto per la nostra terra che ha bisogno di coraggio e speranza.

 

Angelo: Sottoscrivo ogni parola. Un po’ per il discorso dell’emigrazione che dicevo prima, tornare oggi, grazie anche al contesto favorevole che si è creato, si può e “si deve”. Un’occasione storica forse irripetibile per cambiare il corso delle cose. Anche se molti ragazzi fanno fatica a vederle, ci sono tantissime opportunità da poter cogliere (magari ne parleremo in un’altra occasione…). Ci vuole coraggio, speranza, passione, consapevolezza ma se amiamo davvero la nostra terra, tornare significa darle nuova vita. 

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