Ci sono momenti nella vita in cui sappiamo di avere bisogno di cambiare qualcosa, anche se non sappiamo ancora esattamente cosa dovrebbe esserci dall’altra parte. Può essere un trasferimento, la scelta di lasciare un lavoro, la fine di una relazione, il desiderio di tornare nel luogo da cui siamo partiti oppure semplicemente la sensazione, difficile da spiegare anche a noi stessi, che la vita che stiamo vivendo non ci somigli più come una volta.
In questi momenti siamo portati a pensare che la parte più difficile sia prendere una decisione. Passiamo molto tempo a chiederci se stiamo facendo la cosa giusta, immaginiamo scenari diversi, ascoltiamo i consigli degli altri e cerchiamo quella risposta che ci permetta di scegliere senza paura di pentirci.
Poi scegliamo e scopriamo che la decisione non era affatto la fine del problema e che proprio da quel momento comincia la parte più difficile. Finché stiamo scegliendo possiamo ancora vivere dentro le possibilità e immaginare come potrebbe essere la nostra vita. Quando invece abbiamo preso una direzione e iniziamo a percorrerla, dobbiamo fare i conti con qualcosa di molto meno prevedibile: noi stessi, dentro quella nuova realtà.
Immaginare il rientro in Sicilia
Prima di tornare avevo immaginato moltissime volte come sarebbe stato. Avevo pensato alla casa, alla famiglia, ai luoghi conosciuti, alla possibilità di vivere nuovamente in Sicilia dopo tanti anni trascorsi altrove. Ma una cosa non avevo considerato abbastanza: nel frattempo ero cambiata anch’io. Per questo, quando sono tornata, non potevo semplicemente riprendere da dove avevo lasciato: non esisteva più quella vita e non esisteva più nemmeno la persona che l’aveva lasciata.
E allora può essere utile smettere, almeno per un momento, di chiederci se abbiamo fatto la scelta giusta e provare a guardare la situazione da un’altra prospettiva: che cosa abbiamo lasciato? Perché ogni cambiamento, anche quello che desideriamo profondamente, porta con sé una perdita. Quando scegliamo una strada ne abbandoniamo inevitabilmente un’altra, e questo non significa che la scelta sia sbagliata. Possiamo essere felici di essere tornati e sentire comunque la mancanza della vita che avevamo costruito altrove; possiamo aver lasciato un lavoro che non ci faceva più stare bene e rimpiangere alcune persone o alcune abitudini che facevano parte di quella vita.
Riconoscere quello che abbiamo lasciato non significa voler tornare indietro. Significa semplicemente accettare che anche ciò che abbiamo scelto di lasciare ha fatto parte della nostra storia.
Cambiare non è ricominciare da zero
Poi c’è tutto quello che, invece, portiamo con noi. Quando cambiamo vita non ricominciamo mai davvero da zero. Ci portiamo dietro le esperienze che abbiamo fatto, le persone che abbiamo incontrato, le competenze che abbiamo acquisito, le cose che abbiamo capito di noi stessi e anche quelle che abbiamo scoperto di non volere più.
Io sono tornata in Sicilia portandomi dietro tutti gli anni trascorsi all’estero e oggi quegli anni fanno parte del modo in cui guardo questa terra, il lavoro, le relazioni e persino il concetto di casa. Non posso e non voglio separarli da me.
A un certo punto, però, anche sapere cosa abbiamo lasciato e riconoscere ciò che abbiamo imparato non è sufficiente, perché possiamo avere chiarissimo quello che non vogliamo più e continuare a non sapere cosa vogliamo davvero. Dopo aver guardato quello che lasciamo e quello che portiamo con noi, dobbiamo iniziare a chiederci cosa vogliamo costruire.
Non necessariamente una risposta definitiva, né un progetto preciso per i prossimi dieci anni. A volte significa semplicemente provare a capire che tipo di vita vogliamo vivere adesso, quali persone vogliamo avere accanto, quale spazio vogliamo dare al lavoro, quali priorità sono diventate importanti per noi e quali compromessi non siamo più disposti ad accettare.
La svolta, dopo un grande cambiamento, è smettere lentamente di guardarci indietro per capire se abbiamo sbagliato e iniziare a guardarci avanti per capire cosa possiamo fare con quello che abbiamo, riconoscendo quello che lasciamo, valorizzando quello che abbiamo imparato e iniziando a dare una direzione a ciò che vogliamo costruire.
Credo che il ritorno in Sicilia mi stia insegnando proprio questo: non siamo chiamati a tornare quelli che eravamo prima di partire. Siamo chiamati a capire chi siamo diventati e a trovare il modo di costruire, a partire da lì, la vita che vogliamo adesso.

