Vivere alle Canarie: 5 cose che odio

Vivere alle Canarie: 5 cose che odio

È proprio vero che “non è tutto oro quel che luccica” e che anche un posto come le isole Canarie ha i suoi lati negativi! Per questo oggi, dopo aver parlato delle cose che amo, voglio parlarvi delle 5 cose odio del vivere alle Canarie.

Secondo me, un luogo non lo conosci e quindi non puoi giudicarlo finché non lo vivi in prima persona; i giudizi basati sul sentito dire o sull’immaginazione non hanno gran valore, mentre in generale i giudizi sono assolutamente soggettivi e, nel bene o nel male, sono il frutto della sua personalissima esperienza di ciascuno.

Premesso ciò, quelle di seguito sono in parte circostanze oggettive e neutre che per me hanno una connotazione negativa; invece altre sono considerazioni soggettive emerse della mia esperienza da expat alle Canarie che ormai è di quasi 7 anni.

Distanza e posizione geografica

Sappiamo per esperienza che da isolani a isolati il passo è breve e questo concetto è particolarmente vero alle Canarie, un arcipelago che si trova a più di duemila chilometri di distanza dall’Europa continentale. Gli spostamenti dalle isole alla Spagna peninsulare risultano complicati (si va dalle 2-3 ore in aereo alle 35 ore in nave) e onerosi (nonostante i residenti abbiano diritto allo sconto per continuità territoriale) per cui vivendo alle Canarie, oltre che isolani, si è oggettivamente isolati. 

Questo isolamento geografico rispetto al resto d’Europa per me si traduce in due ulteriori aspetti negativi: 

  1. Viaggio molto meno: i voli diretti per le destinazioni europee ed extraeuropee sono cari, mentre le connessioni con scalo diventano eccessivamente lunghe, di conseguenza è raro partire per un weekend o quando si ha meno di una settimana a disposizione, poiché il tempo e il denaro spesi per gli spostamenti non valgono la pena. 
  2. Torno meno in Sicilia: purtroppo da Gran Canaria a Catania non ci sono voli diretti per cui per ogni ritorno a casa, tra voli e attese, sono circa 12 ore di viaggio ad andare e altrettante a tornare; lo stesso vale per i costi, sempre meno accessibili col passare degli anni, per cui “fare una scappata a casa” non è un’opzione.

Dimensioni ridotte ed effetto gabbia

Vivere su un’isola di meno di duemila chilometri quadrati non è paragonabile a vivere su un’isola che misura dieci volte tanto. A dirla tutta, finché vivevo in Sicilia non avevo mai avuto realmente la percezione di vivere su un’isola. Noi siciliani nasciamo col traghetto e l’aereo nelle vene, non siamo abituati agli spostamenti in treno (men che meno all’alta velocità) per cui non ne sentiamo la mancanza. Diverso è quando andiamo a vivere fuori e torniamo o quando un non-autoctono si trasferisce in Sicilia e, abituatici a infrastrutture più articolate ed efficienti, sentiamo il peso della vita isolana. Credetemi, però, quando vi dico che in confronto a qualsiasi isola canaria, in Sicilia non sembra di stare su un’isola!!! Qui le dimensioni sono talmente ridotte che non è possibile fare un viaggio on the road; per cambiare aria devi cambiare proprio isola o volare in penisola; dal nord al sud di Gran Canaria sono solo 40 minuti di auto (il tempo che ci metto da Palagonia, il mio paese, a Catania!). Ammetto che si tratta di una percezione molto personale, ma per me stare qui è come stare in gabbia e questo, mixato al punto precedente, rende insostenibile rimanere a vivere alle Canarie nel lungo periodo.

Provincialismo culturale

Detto da una che viene dalla Sicilia, terra rinomata per la sua “arretratezza culturale” – stando a pregiudizi e stereotipi diffusi – potrebbe sembrare paradossale eppure è la verità. I grandi centri urbani, come Las Palmas de Gran Canaria e Santa Cruz de Tenerife, godono di un panorama dinamico e multiculturale, sono meta di turisti e digital nomads, base di università, scuole internazionali e piccole e medie aziende. Per il resto le isole sono disseminate di piccoli centri abitati, alcuni piccolissimi e/o molto isolati, in cui non è difficile trovare gente giovane e meno giovane che non è mai uscita dalle isole! Mi direte: “Eh anche in Sicilia tante persone non hanno mai oltrepassato lo stretto di Messina”. Vero, però rimanere fermi su un’isola di 25.711 km² (Sicilia), contro una di soli 1.560 km² (Gran Canaria) o addirittura di 370 km² (La Gomera), offre maggiori possibilità di apertura e contaminazione culturale. Di contro, non uscire per tutta la vita da un’isola di piccole dimensioni e alla distanza dalla terraferma di cui abbiamo parlato prima, spesso porta al provincialismo ed a una discreta chiusura mentale.

Approssimazione e mancanza di serietà

Ancora una volta, non voglio generalizzare, ma purtroppo questo aspetto l’ho sperimentato e confermato negli anni sulla base della mia esperienza diretta e di quella delle persone che mi circondano. L’approssimazione e la mancanza di serietà delle persone con cui mi interfaccio sul lavoro o nella vita privata sono estenuanti. Possono trascorrere mesi per avere risposta a una mail, quelli che dicono che ti richiamano senz’altro l’indomani e non lo fanno per settimane, l’informazione che hai chiesto ti arriva spezzettata nel tempo e in maniera parziale (quando arriva!), persone che ti danno un appuntamento e poi non si presentano perché se ne dimenticano… Non importa che sia il consulente della banca, il medico, l’elettricista, la ditta di ristrutturazioni, l’agenzia immobiliare, il commesso dell’Ikea, lo spedizioniere di Leroy Merlin: tieniti pronto a discutere con chiunque per l’ennesimo ritardo, imprecisione, mancato avviso o cattiva informazione dovuta alla superficialità con cui si lavora.  

Clima mite tutto l’anno

Forse in tanti si sarebbero aspettati di trovare questo punto tra le cose che amo di questo luogo, invece per me alla lunga è diventato un problema. Il clima delle Canarie è da molti considerato il miglior clima del mondo poiché vanta temperature miti durante tutto l’anno e scarse precipitazioni, tanto che si parla di una “eterna primavera”. Ecco, è proprio questo il problema: qui non ci sono le stagioni! Non le famose “mezze stagioni”, ma le 4 stagioni proprio… Non si passa dagli alberi fioriti della primavera alle foglie gialle d’autunno; non si passa da sandali estivi a sciarpe e stivali invernali; non si passa dall’aria condizionata al camino. Questa inesistenza delle stagioni fa sì che non si percepisca il passare del tempo! Vi assicuro che è una sensazione strana e, personalmente, poco gradevole. È come se i mesi ti scivolassero tra le dita senza rendertene conto…  

Così come le cose che amiamo di un luogo, anche quelle che odiamo non possono essere cambiate; dobbiamo adattarci ad esse oppure cercare un altro posto in cui stare meglio. Nonostante io non rinneghi in nessun modo l’esperienza di vita alle Canarie, sono consapevole che questo non è il posto in cui voglio passare il resto della mia esistenza e a questa conclusione sono arrivata dopo anni e dopo aver vissuto sulla mia pelle determinate cose. Alcuni amici che avevano vissuto qui molto tempo prima mi avevano allertata sull’effetto gabbia, la chiusura culturale o la distanza, eppure non mi sono fermata al giudizio espresso da altri e ho voluto sbatterci la testa io per capire veramente cosa significasse vivere in un luogo come questo. Oggi ho imparato la lezione 🙂 

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