Intervista ad Antonio Campo

Questo appuntamento di Storie di Ritorni è uno dei rari casi in cui l’introduzione all’intervista è quasi più lunga dell’intervista stessa. Infatti, il protagonista ha dato risposte brevi e concise al questionario scritto, per poi aprirsi ad un ampio flusso di coscienza durante la nostra chiacchierata telefonica: spero di riuscire a riassumere bene il suo lungo racconto! Ah, quella di oggi è anche una delle poche storie che comincio dalla fine, ovvero dal presente. 

Antonio Campo lavora come Executive Chef presso Moltivolti, un ristorante dallo staff e dalla cucina multiculturale situato nel quartiere di Ballarò, a Palermo. Moltivolti è innanzitutto un “progetto di comunità pensato e strutturato per offrire dignità, cittadinanza e valore a partire dalla diversità”. Al ristorante/coworking che nasce nel 2014, si aggiungono tre nuovi spazi nel 2021: il bar-caffetteria Altrove, la gelateria Barconi e la guesthouse Sopra. Per capire come Antonio sia finito da Moltivolti, dobbiamo fare qualche passo indietro nel tempo.

Originario di Partinico, una cittadina a 30 km da Palermo, da giovanissimo Antonio è insofferente alla vita del piccolo centro urbano e non vede l’ora di scappare. Come per tanti coetanei, il passaggio all’università è il momento propizio per andare via dalla Sicilia: sceglie (frettolosamente) di iscriversi alla Facoltà di Architettura presso La Sapienza e si trasferisce a Roma. Antonio non conosce altro da Partinico, non ha mai vissuto a Palermo e lo scontro con la vita nella capitale è traumatico: a Roma c’è talmente tanto da avere la percezione che non ci sia nulla, si conoscono talmente tante persone da non riuscire a costruire relazioni autentiche, le distanze sono talmente ampie da rendere la città dispersiva e soffocante al tempo stesso.

Oltre a non trovare la propria dimensione in quella megalopoli, presto Antonio realizza che nella vita non vuole fare l’architetto e decide di lasciare l’università. A quel punto deve reinventarsi, ma come? Gli piace cucinare, ma sa che farlo a casa è molto diverso dal farlo in un ristorante, allora si iscrive ad una scuola di cucina (ingenuamente convinto di uscirne già chef). Finiti gli studi, gli si presenta l’occasione di fare uno stage presso un ristorante stellato di Roma, sotto l’ala di Cristina Bowerman, una chef che per lui è un idolo! Antonio tocca il cielo con un dito ed è disposto a sopportare turni estenuanti e livelli di stress altissimi pur di farsi strada in quell’ambiente. La gavetta  tra quei fornelli stellati è molto intensa, così come gli anni di lavoro che seguono (3 in totale). Tuttavia, se la ristorazione gli dà 100 in termini di formazione e soddisfazione professionale, gli toglie 110 in termini di salute e qualità di vita. Nelle condizioni economiche e lavorative in cui si trova, per Antonio diventa insostenibile (soprav)vivere a Roma, città che sente già come una grande gabbia.

Saturo da quegli ultimi anni, si prende una pausa siciliana per staccare e fa una breve parentesi lavorativa a Palermo. Mentre è giù gli propongono di tornare a lavorare a Roma, ma oramai ha capito che quella non è la strada che intende seguire. È talmente esausto da ripromettersi che non entrerà mai più in cucina. 

Intanto a Palermo conosce Davide, il suo attuale compagno, origini abruzzesi e una carriera nella comunicazione food. Antonio pensa di essere a Palermo di passaggio, non sa ancora cosa vuol fare della sua vita e non ha mai preso in considerazione la possibilità di tornare definitivamente in Sicilia, finché non è Davide a proporglielo. Un po’ per amore, un po’ per il desiderio di cambiare vita, Antonio decide di provare a rimanere a Palermo, senza troppe aspettative. Per dirlo con le sue stesse parole: “Non sapevo che stavo scegliendo di tornare, è stato un processo fluido”.

Oltre ad averlo ri-legato alle sue radici siciliane, la presenza di Davide rappresenta un punto di rinascita per Antonio: è lui a spingerlo a non mollare il settore della ristorazione, è grazie a lui che conosce Fabrizia Lanza, della Anna Tasca Lanza – Sicilian Cooking School, ed è tramite lui che inizia a collaborare con Moltivolti. 

Intervista ad Antonio Campo per Tornare in Sicilia

È il 2020, Davide sta supportando il ristorante nell’organizzazione di un’attività formativa, per la quale chiama Fabrizia Lanza per una consulenza e cerca una persona che possa dare lezioni di cucina, così chiede ad Antonio. Quando si approccia a Moltivolti, in piena pandemia, Antonio è spaventatissimo; il mondo del food gli ricorda i duri anni di Roma ed è preoccupato di rientrare in quel vortice insostenibile di turni, stress e tensione. Invece, l’esperienza nel cuore di Ballarò cambia radicalmente la sua prospettiva sul settore food, mostrandogli una normalità fatta di ritmi di lavoro decenti, un ambiente sereno e persone gentili. Una normalità che, a lui, sembra straordinarietà.

Dopo quelle prime lezioni, da Moltivolti propongono ad Antonio di rimanere per un periodo di formazione più lungo finché, capendo di aver bisogno di una figura più gestionale, gli offrono il ruolo di Executive Chef. A quel punto Antonio vuole mettere a frutto l’esperienza di Roma e dimostrare che è possibile mantenere alti standard di qualità e performance in un modo sostenibile per i lavoratori. È faticoso, ma possibile e lui ci riesce! Gli sforzi di Antonio, oltre che dal benessere del personale e dal successo del ristorante, vengono ripagati dal management di Moltivolti che, a maggio 2023, lo nomina socio.

Il concetto di sostenibilità Antonio lo applica anche alla vita privata. Come accennato prima, il suo ritorno in Sicilia è stato un processo spontaneo più che una decisione netta. Lui ha “scoperto” di essere tornato a Palermo 3 anni fa, quando ha capito che quello è il suo posto e che la Sicilia per lui rappresenta una scelta di vita sostenibile. È tuttavia consapevole che ciascuno ha i propri valori e deve trovare il proprio equilibrio personale, per cui un luogo non si può definire buono, cattivo o sostenibile a priori. Di quella terra ritrovata Antonio ha imparato ad apprezzare delle piccole cose che in passato percepiva come negative e che, dopo il distacco, lo affascinano, come la vita di paese. Non vivrebbe a Partinico (lui è più un tipo da città!) perché sente che non è il suo posto, ma sa che quelle sono le sue radici e averlo capito gli fa vivere con serenità la possibilità di spostarsi di nuovo in futuro.

Oggi Antonio è un uomo e un professionista soddisfatto e affermato, eppure alcune persone intorno a lui ancora non capiscono che lavoro faccia e continuano a dirgli: “Ma che sei tornato a fare, qua non c’è niente!”. Forse anche lui stenta a capire, o meglio a credere, ciò che ha per le mani: un lavoro gratificante e all’altezza delle sue capacità ed aspettative, una condizione che non credeva realizzabile nella sua terra. Antonio, infatti, riconosce che in Sicilia c’è un grande gap tra possibilità e competenze per cui si rischia di essere iper professionalizzati (e non venire pagati adeguatamente) oppure non professionalizzati (e non capire perché non ci siano opportunità). Certo non si può fare di tutta l’erba un fascio, ma lui si ritiene fortunato. 

Inoltre, tornare in Sicilia senza aspettative particolari gli ha dato quel tocco di incoscienza di cui aveva bisogno per riprendere in mano la sua vita. All’inizio era spaventato, mentre adesso quando si presenta una situazione nuova, si butta e ci prova! Questa attitudine positiva, che durante gli anni romani si era spenta, permette ad Antonio di vedere un mondo a colori attorno a sé: “Ho chiuso un portone e si è aperto un giardino!”.

Di che parte della Sicilia sei?

Della provincia di Palermo (Partinico).

Di cosa ti occupi nella vita?

Sono un Executive Chef.

A che età hai lasciato la Sicilia e perché?

A 19 anni, per l’università.

Dove hai vissuto e per quanto tempo?

Ho vissuto a Roma per 10 anni.

Com’è stato per te vivere lontano dalla Sicilia?

Vivere lontano è stato bello negli anni dell’università, poi quando ho iniziato a lavorare un po’ meno. Gli stipendi nel campo della ristorazione sono molto bassi e gli affitti sono molto cari, e questo nella mia vita creava un corto circuito.

Quando hai deciso di tornare in Sicilia e perché?

4 anni fa. Dopo molti anni Roma era diventata pesante, lavoravo 16 ore al giorno e avevo una camera in condivisione con degli studenti. Mentre le prospettive lavorative erano molto allettanti, la qualità della mia vita era molto bassa. Ho quindi deciso di tornare per migliorare  la qualità della mia vita.

Quali aspettative, speranze e desideri avevi prima di tornare?

Speravo in una qualità della vita migliore, semplicemente una vita più autentica.

Quali paure, dubbi e incertezze avevi prima di tornare?

Avevo molta paura. Paura di fare passi indietro per la mia carriera, ero terrorizzato all’idea di  tornare, ma era un salto nel vuoto necessario. 

Ad oggi, quali sono stati gli aspetti positivi e quali quelli negativi del ritorno in Sicilia?

0 aspetti negativi. Ho chiuso un portone e si è aperto un giardino. Anche per la mia carriera  è stato un salto di qualità, non avevo aspettative a riguardo, e forse proprio questo aspetto  mi ha dato quell’incoscienza per buttarmi in progetti che prima non avrei considerato. 

In qualche momento ti sei pentito/a della decisione di tornare?

Mai.

Cosa diresti a chi sta valutando di tornare in Sicilia?

Sicuramente è meglio avere un progetto prima di tornare (io non lo avevo in realtà) perché  senno si rischia di vivere un fuoco di paglia.

Cosa diresti, invece, a chi vede solo aspetti negativi del ritorno?

Rimanessero a Milano! =)

In definitiva: tornare in Sicilia, si può?

Assolutamente sì.

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