Intervista a Silvia Novelli

Immaginate di essere nati in Toscana: una regione dalla ricca eredità storica, artistica e culturale; una regione paesaggisticamente stupenda con le sue dolci colline; una regione con milioni di visitatori durante tutto l’anno; una regione ricca di vita, natura ed eventi, ma anche di città d’arte e siti UNESCO, piccoli borghi medievali e un litorale premiato con ben 18 bandiere blu. Andreste mai via? E soprattutto, andreste via dalla Toscana per trasferirvi in Sicilia?! Anche se immagino l’ipotetica risposta dei più, questo è quello che ha fatto Silvia Novelli, la protagonista dell’intervista di oggi in Storie di Ritorni

Quello di Silvia con la Sicilia è un rapporto di grande amore, viscerale e antico. Vi approda per la prima volta nel lontano 2010 facendo un giro dell’isola, un’esperienza bellissima che le suscita tante emozioni. Da allora sente un richiamo continuo, vi fa spesso ritorno, finendo per innamorarsi di quella terra autentica, esotica e selvaggia allo stesso tempo. Ne ama il calore delle persone, il cibo, la varietà di paesaggi e stimoli: il mare, la montagna, la natura, l’arte, la storia. Poi un giorno, alla lista delle cose da amare di quell’isola al centro del Mediterraneo si aggiunge una persona, che sarà il motivo del suo trasferimento in Sicilia.

All’epoca Silvia vive a Milano da circa dieci anni, lavora nel campo del giornalismo e della comunicazione, ma sente il bisogno di cambiare: in quel momento a Milano non ha nulla di stabile a cui non poter rinunciare e desidera fare un’esperienza di vita diversa. Quando si creano le occasioni giuste per lasciare Milano, Silvia ne approfitta e si lascia guidare da quell’istinto che da tempo la richiamava verso Sud. 

Complici un lavoro online e un fidanzato siciliano legato alla sua terra, per Silvia a quel punto la decisione è facile: “Mi trasferisco in Sicilia!”. Avrebbe continuato la sua attività come freelance guardando il mare o da un caffè nel centro storico di una cittadina barocca. Non sarebbe stato facile, ma lei lo avrebbe reso possibile!

Quando Silvia comunica la sua decisione di andare a vivere in Sicilia, amici e familiari reagiscono con grande stupore, non si aspettavano un cambio di rotta così radicale. 

Pur scevri da preconcetti e stereotipi sulla Sicilia, gli amici di Silvia sono convinti che presto sarebbe tornata sui suoi passi, mentre i suoi genitori, innamorati della Sicilia come lei, comprendono benissimo la fascinazione della figlia per quella terra.  

Intervista a Silvia Novelli per Tornare in Sicilia

Quando arriva in Sicilia nel 2015, Silvia deve reinventarsi sotto il profilo professionale e sperimenta anzitempo quello che oggi tutti conosciamo come South Working®. Appena trasferitasi si dedica al giornalismo freelance per poi iniziare a lavorare come ufficio stampa su alcuni progetti legati al turismo. Piano piano vede aumentare il suo lavoro da copywriter e, resasi conto che quel settore le offre maggiori opportunità, insiste su quella strada finché arriva (casualmente) al ghostwriting. Con tempo e perseveranza, collaborazione dopo collaborazione, in Sicilia Silvia crea una solida attività di ghostwriting e copywriting che porta avanti tuttora.

Silvia si sente ben accolta dai siciliani, tuttavia trovare la sua dimensione in questa nuova vita richiede tempo. Ammette che spesso le mancano il dinamismo culturale e artistico di Milano e la possibilità di saltare su un treno all’ultimo minuto per andare chissà dove. 

Silvia compensa queste mancanze con la bellezza. Mi spiega, infatti, che la cosa più positiva del suo trasferimento in Sicilia è “poter vivere immersa nella bellezza” artistica, naturalistica e culturale. Quando le faccio notare che, comunque, in Toscana non le andava mica male, mi dice che la Sicilia ha dei tratti selvaggi e decadenti che mancano alla sua regione d’origine e che lei ama follemente.

A quel punto mi viene naturale chiederle se ha un posto del cuore in Sicilia: “È difficile rispondere, ma un luogo del cuore è sicuramente la splendida Cattedrale di Piazza Armerina”.

Non mi dilungo ulteriormente perché ha raccontato tutto benissimo lei! Buona lettura 🙂

Da dove vieni?

Sono toscana, originaria di Pontedera (PI), e prima di trasferirmi in Sicilia ho vissuto quasi dieci anni a Milano per studio e lavoro.

Di cosa ti occupi nella vita?

Nella vita scrivo! Ho iniziato come giornalista (sono pubblicista), poi sono passata al copywriting e al ghostwriting. Oggi sono una scrittrice freelance e una personal branding ghostwriter. Mi occupo di scrivere libri di business, autobiografie imprenditoriali e storie d’impresa, oltre a tutti quei contenuti digitali oggi fondamentali per veicolare il proprio personal brand (testi per blog e siti web, copy per i social, eBook).

Cosa ti ha spinto a trasferirti in Sicilia?

In una parola: l’amore, visto che il mio compagno è siciliano. 

Credo di essere una delle poche persone in Italia che ha fatto come i salmoni: quella che mi diverto a chiamare una “migrazione al contrario”, diventando una southworker ante-litteram.

Mi sono trasferita in Sicilia poco dopo aver compiuto 30 anni, seguendo un richiamo che aleggiava dentro di me da tempo, dando retta all’istinto. Ero in un periodo in cui a Milano non avevo niente di fisso o stabile da perdere, e volevo scoprire un’altra visione del mondo, completamente diversa da quella che avevo sperimentato fino ad allora.

Dentro di me, ho creduto fin da subito nella possibilità di lavorare da dove volessi grazie all’online, di potermi costruire una carriera svincolata da un luogo fisico, organizzando la vita secondo i miei ritmi e i miei desideri. Avevo una visione molto chiara di questa possibilità, anche se poi concretizzarla non è stata una passeggiata. Ci è voluta tanta determinazione e la capacità di crederci anche quando gli altri non capivano cosa stessi facendo. Poi, dopo la pandemia, è come se il mondo avesse finalmente aperto gli occhi sulla possibilità concreta di creare questo stile di vita.

Quando e dove ti sei trasferito/a?

Mi sono trasferita nel 2015. All’epoca, sono abbastanza convinta che chi mi stava attorno pensasse che avessi fatto un colpo di testa e che dopo qualche mese sarei tornata sui miei passi. Ma io sentivo che non si trattava di una cosa passeggera, che c’era dietro qualcosa di molto più profondo e radicale, sia nella mia relazione che nel rapporto con la Sicilia, una terra che mi ha chiamato tantissimo fin da quando l’ho visitata per la prima volta nel 2010. Probabilmente in qualche vita passata ho già vissuto qua ☺

Mi sono trasferita a Catania, amo la dimensione della città e non sarei stata disposta a rinunciarci. Però trascorro molto tempo anche a Piazza Armerina – nel cuore dell’entroterra siciliano, luogo famoso per la Villa Romana del Casale (sito Unesco) e per lo splendido centro storico barocco del suo centro storico –, perché il mio compagno è originario di là. Piazza Armerina è un luogo molto particolare, che offre una dimensione di Sicilia autentica, con tanta arte e bellezza tutta da scoprire. 

Com’è vivere in Sicilia? (Aspetti positivi e negativi)

Dico sempre che la Sicilia mi ha offerto quello che non mi dava Milano e a Milano avevo quello che non mi dà la Sicilia. Infatti il mio ideale nel medio-lungo termine sarebbe avere due basi consolidate e trascorrere metà del tempo al Sud e metà al Nord (in parte, lo faccio già tornando spesso in Toscana).

In ogni caso, penso che ogni luogo sia positivo o negativo a seconda di quello che noi cerchiamo in un dato momento, infatti mi piace molto quella frase di Calvino secondo cui D’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda”.

Per me sicuramente la cosa più positiva di vivere in Sicilia è l’immersione nel bello. Ho una dimensione estetica abbastanza forte e per me il fatto di poter vivere immersa nella bellezza – poter lavorare ogni giorno guardando dalla mia finestra l’Etna, avere il mare a due passi, fare una passeggiata in mezzo al barocco – veramente non ha prezzo. Poi a un livello mio intimo personale sento una connessione molto forte con questa terra, con la sua bellezza, la storia, l’arte, il cibo.

Parlando di cose più “concrete”, il costo della vita è chiaramente minore rispetto a Milano, non tanto per le spese quotidiane di per sé, quanto per gli affitti: a parità di prezzo puoi avere una casa più grande con una bellissima terrazza e questo sicuramente è un valore aggiunto.

Per quanto riguarda gli aspetti negativi, per me che sono uno spirito libero amante del viaggio il fatto che la Sicilia sia un’isola è un po’ limitante. Sia in Toscana che a Milano sono sempre stata abituata ad avere una dimensione di vita molto mobile e a raggiungere in treno o in auto tante destinazioni nel giro di qualche ora. In Sicilia quest’ampio ventaglio di possibilità un po’ mi manca. Per quanto abbia scelto come base Catania anche per la vicinanza con l’aeroporto, per andare ovunque devi comunque prendere un volo e non è come andare in stazione a salire sul primo treno disponibile. In generale credo che la Sicilia avrebbe tanto bisogno di potenziare e far funzionare la sua rete di trasporti, in particolare i treni. Se avessimo un treno veloce che da Catania porta a Trapani sarebbe fantastico!

Ad oggi, ti sei pentito/a della decisione di trasferirti in Sicilia?

No, non mi sono pentita, anche se trovare la mia dimensione non è stato facile né immediato. È stato un percorso che ha richiesto tempo. Per me è stato molto semplice decidere di partire, all’inizio, ero in una fase della vita in cui non avevo niente da perdere ed è stata una decisione molto sentita – uno di quei rari momenti in cui senti che è tutto allineato e non hai dubbi sul da farsi. Però poi non è stato facile ricostruirmi concretamente una vita qua. Per il tipo di lavoro che facevo soprattutto all’epoca (giornalismo e comunicazione) prima del Covid tutto gravitava attorno a Milano, per cui in un certo senso è come se mi fossi tagliata fuori da sola da tante opportunità.

Poi paradossalmente quando mi sono trasferita mi sono capitate delle opportunità che mi avrebbero riportato sù, ci ho pensato ma alla fine ho sempre rifiutato perché avevo un innamoramento forte verso ciò che avevo trovato qua – sentivo che questo era il posto in cui stare, pur consapevole che stavo rinunciando a delle occasioni. Però ho capito che in nessuna scelta è tutto bianco o nero, anche la decisione che prendi con un allineamento fortissimo non sarà mai solo facile da portare avanti, ci saranno sempre difficoltà e ostacoli. 

Ho sentito spesso in questi anni questa frattura fra dove ero – un luogo che mi chiamava tantissimo – e delle ambizioni di carriera che chiedevano di essere soddisfatte. I primi anni sono stati abbastanza tosti da questo punto di vista, ho dovuto ricostruirmi totalmente e capire anche in che direzione costruirmi, perché non era scontato. All’inizio ho provato un po’ con il giornalismo freelance ma purtroppo in Italia col giornalismo freelance si fa poco, poi piano piano, mattoncino dopo mattoncino, collaborazione dopo collaborazione e porta che si apriva dopo porta che si apriva ho iniziato a capire la strada verso cui volevo dirigermi. Anzi, in realtà ho iniziato proprio a costruirmela quella strada, perché non esisteva, me la sono sostanzialmente inventata. 

Adesso mi sento molto allineata a quello che faccio. Ho una vita che mi dà tanta libertà, che per me è il valore fondamentale, la possibilità di fare quello che amo fare – cioè scrivere – magari in una forma leggermente diversa da  ciò che facevo all’inizio con il giornalismo, ma di fatto continuo a raccontare storie che è la cosa per me fondamentale.

Quindi no, non mi sono pentita, pur con tutte le difficoltà attraversate. Credo che questo trasferimento mi abbia permesso di costruirmi un percorso su misura per me, e non so se sarebbe stato lo stesso rimanendo a Milano. Poi vabbè, come nel libro di Paul Auster “4321” ogni evento o scelta di vita ci porta su strade potenzialmente anche molto diverse e non è detto che una sia meglio o peggio di un’altra. L’importante è sentirsi allineati, stare bene e trovarsi a proprio agio nella vita che ci siamo costruiti. 

Cosa diresti a chi sta valutando di andare a vivere in Sicilia?

Direi che se sente questo desiderio faccia il passo e venga! ☺

Quello che penso è che una scelta di questo tipo non la fai a caso puntando il dito sul mappamondo pensando di trovare la destinazione perfetta, la fai perché un luogo ti chiama tanto.

Come dicevo sopra non è tutto rose e fiori. La Sicilia è una terra bellissima ma anche complessa, bisogna essere pronti a viverla anche con un po’ di elasticità mentale. Prima di trasferirsi a scatola chiusa suggerisco di conoscerla con qualche viaggio (cosa che a me sembra ovvia ma forse non è scontata per tutti) e soprattutto bisogna capire quali sono le proprie priorità. Penso per esempio alla situazione capitata alla famiglia finlandese che si era trasferita a Siracusa per poi scappare dopo tre settimane perché le scuole non erano all’altezza e c’era troppo traffico. Ecco, bisogna essere consapevoli di dove si sta andando, di cosa aspettarsi e su cosa invece bisognerà un po’ adattarsi. 

Per chi lavora nell’online, chi vuole e può lavorare in remoto, è libero e flessibile e ama un certo tipo di contesto storico culturale e artistico secondo me trasferirsi in Sicilia è assolutamente  un’opzione valida. Anzi credo che la Sicilia sia un posto fantastico dove potersi trasferire come nomadi digitali. Forse non c’è ancora una vera e propria community come in altri posti del mondo ma credo che ci siano tutte le carte in regola affinchè si crei, sperando anche che vengano migliorati un po’ i trasporti interni.

Quindi sì, direi che se la Sicilia è un posto che ti chiama vieni assolutamente!

L’unica cosa che mi sento di dire è che la Sicilia non è un luogo dove andare “a far fortuna”, in cerca di generiche “opportunità”. Non si tratta di trasferirsi in Sicilia e pensare di “trovare” un lavoro in Sicilia. Secondo me si deve venire avendo anche un proprio progetto di vita in testa, con l’idea di fare qualcosa di particolare. Questo vale anche se vai a Milano o a New York, ma in un posto come la Sicilia a maggior ragione. È un luogo che ti accoglie e ti può dare tanto, ma potrai starci bene se tu stesso avrai qualcosa da dare al luogo, un tuo progetto da coltivare, nuova linfa da portare. Chi viene solo pensando di “prendere” probabilmente se ne andrà dopo pochi mesi. Secondo me un progetto di vita in Sicilia oggi deve necessariamente avere a che fare con il digitale, il turismo, i beni culturali, la valorizzazione del territorio e il food. 

 

In definitiva: trasferirsi in Sicilia, si può?

Sì, trasferirsi in Sicilia decisamente si può e non è più una scelta così infrequente come poteva essere quando l’ho fatto io nel 2015. Sempre più persone lo fanno – soprattutto dopo il Covid – e sono convinta che la Sicilia abbia tutte le carte in regola per essere una meta perfetta per smartworkers e nomadi digitali. 

La Sicilia è sempre stata una terra di grande contaminazione culturale e penso che mai come oggi questa sua vocazione possa e debba ritornare centrale. Sono convinta che il ritorno in Sicilia di chi se ne era andato o l’arrivo di nuove persone da fuori stia portando tanta nuova linfa e contribuendo a un ricambio generazionale, a un rinnovamento e a una forte spinta verso un futuro ricco di opportunità per tutti coloro che vorranno e sapranno coglierle. 

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