Siamo arrivati ad un nuovo appuntamento di “Storie di ritorni” che ha come protagonista un giovane siciliano rientrato dopo parecchi anni al nord Italia.
Il mio incontro con Alessandro Cangemi è stato del tutto fortuito: un giorno ho visto una sua brevissima intervista sulla pagina di @unterroneamilano, in cui raccontava della sua scelta di tornare in Sicilia dopo ben 12 anni a Milano e sono rimasta colpita, non tanto dalla storia in sé, ma dalla miriade di commenti negativi e offensivi arrivati sotto quel video. Così mi sono detta: devo parlare con lui, voglio conoscerlo e sentire la versione integrale del suo racconto.
Alessandro è un ragazzo pacato, gentile e molto educato. La prima cosa che ho voluto chiedergli quando ci siamo sentiti è stata proprio come avesse reagito a tutti quei commenti negativi. Per intenderci, gli chiedevano (molto poco delicatamente) quanto guadagnasse, insinuavano che fosse raccomandato per aver trovato un buon lavoro a Catania, gli si “rimproverava” il fatto di poter contare sull’aiuto economico della madre per acquistare una casa, e concludevano affermando che la decisione di tornare in Sicilia fosse sinonimo di un fallimento al Nord. Insomma, gliene dicevano di tutti i colori!
Alessandro, però, con un’invidiabile calma mi ha risposto di non aver dato troppo peso a quei commenti perché sa che sono frutto dell’ignoranza e del pregiudizio e non meritano grande attenzione. Ciò che lo ha intristito è stato piuttosto il fatto che i leoni da tastiera non avessero colto il punto essenziale di quell’intervista, ovvero il motivo del suo ritorno, riassumibile in due potenti parole: malessere psicologico.
Facciamo qualche passo indietro. Alessandro è originario di Agrigento e si trasferisce a Milano all’età di 18 anni per studiare Finanza. Dopo la laurea inizia a lavorare nel settore e, approfittando del veloce ricircolo dell’ambiente professionale milanese, cambia spesso impiego per provare opportunità diverse e trovare la sua strada. Vivere fuori dalla Sicilia per Alessandro ha significato responsabilità e disciplina, conscio dei sacrifici economici che la famiglia stava facendo per permettergli di studiare. Per non gravare troppo sull’economia familiare e non avendo grandi legami personali in Sicilia da cui tornare (il fratello e la sorella vivono anch’essi a Milano) a parte qualche vecchia amicizia, Alessandro scende poco e con cognizione di causa.
Presto la vita a Milano si fa insostenibile. Alessandro non riesce ad avere un’indipendenza finanziaria, nonostante guadagni bene e lavori tantissimo, il costo della vita è davvero alto e non gli consente di risparmiare granché. A questo – e come conseguenza di questo – si aggiunge la mancanza d’indipendenza personale: con i prezzi degli affitti alle stelle, Alessandro non può permettersi di vivere da solo e per anni condivide un bilocale di 35 mq con il fratello.
Inoltre, sente che a Milano è difficile instaurare relazioni umane autentiche, ha la sensazione che tutti giudichino tutti solo per il lavoro e il guadagno, che si passi da un hobby all’altro seguendo le mode senza mai seguire le proprie passioni personali.
Nonostante tutti questi campanelli d’allarme, l’evento scatenante che fa accendere in Alessandro la scintilla di un possibile ritorno in Sicilia è un avvenimento banale, ma carico di significato nella sua semplicità. Un’estate di un paio di anni fa era giù in vacanza quando incontra un amico che aveva appena fatto una spesa importante senza pensarci troppo: l’acquisto di un depilatore elettrico molto costoso.
Per Alessandro una decisione di quel tipo sarebbe stata impossibile! Così ha iniziato a pensare: “siamo convinti che al Nord si viva meglio, ma qui i miei amici possono permettersi di comprare una macchina, fare shopping, mantenere un tenore di vita abbastanza alto, mentre io Milano lavoro tantissimo e mettere nulla da parte, a stento sopravvivo!”.
Alessandro iniziava ad essere stanco della vita e dei ritmi di Milano; la sua intera esistenza era devota al lavoro, non aveva tempo per coltivare i suoi hobby e le sue passioni o, banalmente, per frequentare una ragazza!
Il colpo di grazia, però, è arrivato con il Covid: durante i primi mesi di lockdown è rimasto a Milano senza mai smettere di lavorare in presenza, intervallando solo un breve periodo giù a casa. Una volta tornati alla normalità, Alessandro vede che il 95% delle persone che conosce o con cui lavora ha avuto la possibilità di rimanere in smart working, ma non lui.
Si sente sempre più intrappolato, isolato e per lui inizia un periodo buio, fatto di tanta sofferenza e malessere psicologico. È allora che Alessandro capisce di voler tornare a casa e a luglio 2021 prende la decisione definitiva e, grazie a una buona opportunità lavorativa, si trasferisce a Catania.
La sua scelta è stata accolta con gioia da chi lo conosce, non solo perché felici di riaverlo accanto, ma perché di fronte a quel livello di sofferenza capivano che tornare fosse la cosa migliore da fare.
Davanti al suo racconto, mi è venuto spontaneo chiedergli se forse non avrebbe potuto/dovuto fare questo passo prima e lui, con la pacatezza che lo contraddistingue, mi ha risposto: “No, ho fatto tutto quello che volevo fare; la decisione è arrivata nel momento giusto”.
Alessandro è pienamente convinto e felice della sua decisione, non ha nostalgia di Milano e si sta godendo la sua nuova vita. A livello professionale si reputa fortunato, le opportunità nel suo settore non mancano giacché diverse grandi multinazionali hanno investito nella creazione di poli specializzati nel meridione d’Italia, ad esempio a Bari, Palermo e Catania. Anche se il cambiamento più significativo per lui è l’aver migliorato la qualità della sua vita a livello finanziario e personale: oggi può pensare di acquistare una casa o un’auto, ha finalmente trovato il tempo di conoscere una ragazza e iniziare una relazione
Ciononostante si sente di consigliare a chi volesse intraprendere il suo stesso percorso di non avere fretta: nel tornare da Nord a Sud bisogna valutare bene e tante cose, bisogna fare scelte ponderate, calarsi nella parte ed essere pronti a scendere a compromessi con qualcosa. In alternativa, si può fare una prova prima per capire cosa offre il territorio e non prendere decisione affrettate.
Eccovi la sua intervista 🙂
Di che parte della Sicilia sei?
Nato e cresciuto in provincia di Agrigento, ma da un anno vivo a Catania.
Di cosa ti occupi nella vita?
Analista finanziario.
A che età hai lasciato la Sicilia e perché?
Ho lasciato la Sicilia a 18 anni per iniziare l’Università.
Dove hai vissuto e per quanto tempo?
Ho vissuto 12 anni a Milano. A 18 anni ho iniziato l’università. Terminata ho iniziato a lavorare a Milano per qualche anno.
Com’è stato per te vivere lontano dalla Sicilia?
Inizialmente l’idea e la voglia di andare in una grande città piena di opportunità e di gente nuova, piena di persone da conoscere e cose da fare mi eccitava. Per i primi 6-7 anni ho sentito Milano come casa mia, posto dove ho studiato e costruito rapporti personali importanti.
Dopo qualche anno di lavoro, invece ho sentito una sensazione di frustrazione dovuta al fatto che nonostante lavorassi tanto, non ero mai in grado di realizzare nessun progetto, e peggio ancora di poter solo sognare qualcosa in più.
Quando hai deciso di tornare in Sicilia e perché?
Ho deciso di tornare in Sicilia quando avevo 30 anni (dopo 12 anni di Milano). I motivi principali erano due.
Mancanza di indipendenza finanziaria e mancanza di indipendenza di spazio. Nel primo caso, nonostante lavorassi parecchie ore al giorno, rimanevo pur sempre un semplice dipendente. Metà del mio stipendio serviva per pagare l’affitto. Di conseguenza la restante parte non mi permetteva di mettere risparmi da parte. Con il passare degli anni cambiano le esigenze di ognuno, e facevo molta fatica. Era diventata una questione di sopravvivenza, senza nessun particolare lusso.
L’indipendenza di spazio deriva invece appunto dalla questione caro affitti a Milano. Ho condiviso un bilocale di 35 mq per 1300 euro mensili (quindi 650 euro a persona). Era impossibile avere intimità, poter portare la propria ragazza a casa e dormirci, poter stare da solo dopo una giornata no, voler fare tardi senza far rumore dopo una giornata sì.
Quali aspettative, speranze e desideri avevi prima di tornare?
Volevo raggiungere queste due forme di indipendenza, cose per me fondamentali che non possono essere scambiate per nulla al mondo.
Quali paure, dubbi e incertezze avevi prima di tornare?
L’unica paura è quella di “non andare in pensione” con il lavoro che si svolge. Ma meglio vivere il presente che un futuro lontano.
Ad oggi, quali sono stati gli aspetti positivi e quali quelli negativi del ritorno in Sicilia?
Gli aspetti positivi sono sicuramente (parlo personalmente) la possibilità di sognare. Sognare di comprare una casa decente (i prezzi sono decisamente più bassi rispetto ad una metropoli). Sognare di poter avere una famiglia, senza dover contare i centesimi spesi. Non avere l’angoscia di vedere quanto costano i biglietti per tornare durante le vacanze o le feste.
L’aspetto negativo è semplicemente uno. Ogni realtà ha le sue difficoltà. Ed ognuno ha le sue esperienze, problemi e modi di vivere. Non è cambiando città che cambia la vita. Cambiare città vuol dire solo cambiare contesto, ma non curare eventuali problemi, disagi o malumori. Tutto questo per dirti che la quotidianità resterà sempre la stessa. Cambierà il contesto in cui dovrai muoverti, ma non le cose che fai o che capitano.
In qualche momento ti sei pentito/a della decisione di tornare?
Non mi sono pentito neanche per un secondo, non l’ho mai pensato.
Cosa diresti a chi sta valutando di tornare in Sicilia?
Di avere il coraggio di farlo. Di non arrendersi. Di avere pazienza.
Cosa diresti, invece, a chi vede solo aspetti negativi del ritorno?
Dico che ognuno ha la possibilità di scegliere. Consiglierei di sentirsi a casa ovunque si possa trovare, di fare ciò che ama, di circondarsi di persone giuste.
In definitiva: tornare in Sicilia, si può?
Si può. Si deve.
