Intervista a Giuseppe Virzì

Storie di ritorni - rubrica dedicata a siciliani che decidono di tornare in Sicilia

Dopo oltre un anno di pausa, riporto in vita Storie di Ritorni iniziando con delle scuse al protagonista. Quando Giuseppe Virzì ha accettato di raccontare la sua storia era luglio 2023, ma per un motivo o per un altro (fitto calendario editoriale, incastri diabolici per la videocall, pausa blog dovuta al trasferimento dalla Spagna, prima, e al riassestamento in Sicilia, poi) non sono riuscita a pubblicarla prima di adesso. Oltre alle scuse, gli devo quindi un mega grazie per la pazienza e per non essersi tirato indietro! 

Andiamo al dunque: classe 1982, Giuseppe è catanese, multi potenziale (chissà se lui si è mai dato questa etichetta!?) specializzato in “mettere troppe uova nel paniere, troppa carne al fuoco o comunque lo si voglia dire” ed estremamente ironico. Va via dalla Sicilia per lavoro, per fare esperienze altrove, per la curiosità di conoscere altri mondi, ma soprattutto per il bisogno di autodeterminazione: “Mi sentivo vittima dei paletti che la società mi aveva messo fino ad allora, era come se nella mia vita avessi scelto quello che la società si aspettava. A un punto ho dubitato che quelle scelte fossero mie e volevo sentire di avere il controllo sulla mia vita: andare all’estero è stato un modo per riprendere le redini della mia vita”.

Fino a quel momento Giuseppe aveva guardato con ammirazione a chi, prima di lui, si era trasferito all’estero; di loro ammirava la possibilità di entrare in contatto con persone e ambienti multiculturali, che li faceva tornare più ricchi. Giuseppe vuole questo anche per sé, perché in Sicilia ha “la sensazione prevalente che qualsiasi cosa [facesse] fosse già stato scritto”. L’occasione per andare via arriva, nel 2015, con un’offerta di lavoro giusta nel momento giusto che lo porta in Irlanda. Nonostante sia una scelta voluta e consapevole, andar via non è facile: Giuseppe lascia indietro gli affetti più cari, porta avanti con difficoltà una relazione a distanza ed inizia un capitolo che lui stesso definisce “salta in groppa alla tua vita e stringi quelle redini, cowboy”: shock linguistico, culturale, lotta quotidiana con se stesso e gli altri per non cadere negli stereotipi dell’italiano all’estero. Insomma, come ogni esperienza segnante che si rispetti, quella all’estero è una parentesi piena di turbolenze, ma anche di soddisfazioni e di crescita. Tuttavia, Giuseppe mi racconta di aver sempre saputo che quella partenza non era per sempre, sentiva che la sua base era a Catania: “Mi piace pensare che posso andare ovunque, ma che ho il mio posto del mondo, che chiamo casa, in cui tornare”.

Come spesso accade a chi emigra, l’esperienza all’estero porta Giuseppe ad osservare il suo Paese con occhi più critici, ma anche più obiettivi. Col tempo capisce che, al di là delle differenze culturali, certe dinamiche si ripetono ovunque – “Siamo esseri sociali, e i meccanismi sono simili dappertutto” – e guardare altrove gli fa riscoprire il valore di ciò che in Italia dava per scontato. 

Intervista a Giuseppe Virzì per Tornare in Sicilia

Forse è per questo che, mentre vive a Dublino, non smette di guardare con curiosità ed interesse alla sua città natale: “[In quegli anni] ho imparato più su Catania di quando ci abitavo. Percepivo che Catania stava crescendo, ma forse era qualcosa che dipendeva dal punto di osservazione, perché mi documentavo di più e questo mi permetteva di scoprire e apprezzare più cose della mia città”.

Giuseppe scopre una Catania in fermento che “profumava di europeismo, da un lato, e di forte e orgogliosa identità, dall’altro”. Un po’ la voglia di far parte di quel cambiamento, un po’ la nostalgia dei luoghi e delle persone del cuore, nel 2018 Giuseppe decide di tornare in Sicilia con la speranza di trovare la sua dimensione nel posto che lo visto nascere e crescere e di poter contribuire positivamente offrendo il proprio contributo: “Speravo solo di portare un po’ di quell’aria che respiravo all’estero e portare la consapevolezza che altrove c’è altro”.

Il ritorno non è immediato né semplice: come spesso accade, tornare implica ripensarsi, reinventarsi, capire come valorizzare quello che si è imparato fuori in un contesto che è andato avanti senza di noi. Giuseppe fa di questo processo la sua forza e trova una formula che combina la voglia e la paura, al tempo stesso, di mettere radici: il remote working stanziale. Si stabilisce a Catania, lavora da remoto per una multinazionale nel settore cloud ed è tra i creatori di Remote Workers Catania, una community che nasce con l’ambizione di unire e condividere le idee di tutti i professionisti che lavorano da remoto a Catania: “A differenza del nomadismo digitale, per me è importante il rapporto del singolo col territorio; è un modo per vivere il posto nonostante il lavoro in remoto”.

Giuseppe sente di aver trovato il suo equilibrio: vive nel territorio che ama, vicino alle persone care, con tutto ciò che gli mancava quando era lontano. Ha costruito un ambiente di lavoro sano e stimolante, che gli permette di crescere anche a distanza, mentre coltiva relazioni significative e un futuro radicato nella sua terra. Non si è pentito di esser tornato in Sicilia e a chi si/gli chiede se sia stata la scelta giusta, Giuseppe risponde “comunque fai, non sbagli” perché quando si è consapevoli e determinati di una scelta, qualsiasi cosa verrà sarà solo la naturale conseguenza della stessa, non un errore o un successo.

Di che parte della Sicilia sei?

Nato e cresciuto a Catania, quindi siculo orientale direi.

Di cosa ti occupi nella vita?

La mia specialità è mettere troppe uova nel paniere, troppa carne al fuoco o comunque lo si voglia dire. Ho molti interessi e avvio di continuo progetti senza l’obiettivo o la presunzione che abbiano una continuità ma fortunatamente in qualche modo finiscono bene 😀.
Sono laureato in ingegneria Informatica e i miei impegni professionali si concentrano su quello, lavoro per una multinazionale nel settore cloud. Al di fuori di quello cerco di impegnarmi a livello sociale e dare il mio limitato contributo per quello che posso. Nel tempo libero sono un nerd smanettone, un amante dei cani, un cantante in via di definizione e altre cose troppo piccole per elencarle qui ma senza le quali non sarei la persona che sono.

A che età hai lasciato la Sicilia e perché?

Ho lasciato la Sicilia nel 2015 rispondendo ad una offerta di lavoro arrivata via LinkedIn nel momento giusto. A quel tempo lavoravo per la sede Catanese di una società Romana che mi ha dato tanto, ma che non rispondeva più alla mia idea di crescita professionale. Il problema non stava nella società che lasciavo, sia inteso. Ho lasciato un ambiente di lavoro benevolo e un contratto a tempo indeterminato per un po’ di indeterminatezza ma nella speranza di una crescita professionale e personale di cui sentivo di avere il bisogno. La sensazione prevalente era che qualsiasi cosa io facessi fosse già stato scritto, che stessi percorrendo una strada già battuta per me dalla società che si aspettava che seguissi quel sentiero, che continuassi a prendere per me decisioni di altri. Non sapevo ancora che in quel momento stavo cominciando a scrivere il resto della mia vita a modo mio.

Dove hai vissuto e per quanto tempo?

Nel mio caso si trattava di Dublino, Irlanda. Ci ho vissuto dal 2015 al 2018. Sono stati anni intensi in cui mi sono sentito sempre ben accetto.

Com’è stato per te vivere lontano dalla Sicilia?

Intenso, sia nella accezione positiva che negativa del termine. Questo capitolo della mia vita si potrebbe chiamare “salta in groppa alla tua vita e stringi quelle redini, cowboy”.  Come tutte le esperienze segnanti è stata ricca di traumi e Freud sarebbe fiero di me. Shock linguistico con mal di testa continui per via della concentrazione necessaria nello sfruttare al massimo le nozioni scolastiche a disposizione ma in un contesto lavorativo. Shock culturale: ogni piccola, semplice e naturale azione deve essere vagliata attentamente per evitare che venga eseguita nel rispetto dello stereotipo dell’italiano all’estero pieno del proprio orgoglio nazionalista di quando sta fuori. O comunque, se come me non sei tanto quel tipo di persona, evitare che gli altri ti percepiscano a quel modo perché sei stato preceduto dai loro preconcetti. Imparare dagli altri è stata la cosa che mi ha arricchito di più. Come dice una di quelle frasi che piacciono tanto ai social: si parte per vedere il mondo e si finisce per conoscere se stessi. 

Quando hai deciso di tornare in Sicilia e perché?

Il motivo è il più classico dei motivi che si trova, credo, nel 90% della letteratura sull’argomento: la mancanza, la nostalgia degli affetti, la nostalgia per il posto come lo avevi lasciato e un po’ anche il dispiacere che il posto cambi senza che tu sia più parte del cambiamento. Inoltre il peso di non poter stare vicino alle persone che amiamo nel momento in cui ne hanno forte bisogno. Forse un altro elemento che non dovrei dimenticare di menzionare è che negli anni che ho passato fuori, Catania subiva una serie di trasformazioni dal basso e non con la nascita di diversi comitati e associazioni popolari molto attive in campo sociale con un tangibile impatto, l’accelerazione nella realizzazione e l’uso effettivo di nuove linee della metropolitana, l’abbondanza di eventi culturali. Tutto questo profumava di europeismo da un lato e di forte e orgogliosa identità dall’altro.

Quali aspettative, speranze e desideri avevi prima di tornare?

Tutte le cose elencate sopra mi hanno portato a rivedere le mie priorità e a decidere di tornare. La mia speranza era di riuscire a trovare la mia dimensione anche nel posto che mi ha visto nascere e crescere e di poter in qualche modo contribuire positivamente offrendo il mio contributo. Anche di questo sentimento del “give back” è piena la letteratura, quindi fin qui nulla di nuovo 🙂 

Quali paure, dubbi e incertezze avevi prima di tornare?

Tutto quanto detto fino ad ora sottintendeva un importantissimo punto: trovare un compromesso tra la paura di perdere tutto quello che avevo guadagnato con sacrificio (ad esempio una certa disinibizione con la lingua del bardo, il contatto con un ambiente multiculturale, poter attingere a comunità in fermento culturale, ambienti di lavoro davvero sani e stimolanti) e la necessità di risiedere fisicamente a Catania. Il timore di non poter più respirare quell’aria cosmopolita durante ogni semplice passeggiata, o di non avere l’imbarazzo della scelta tra i circoli culturali o i meetup formativi ogni sera si aggiungeva alla paura di mettere le radici in un posto e poi scoprire che magari la realizzazione professionale stesse da un’altra parte.
Così nasce il mio matrimonio con la vita da Remote Worker Stanziale che prometteva di coniugare tutto il meglio di quello che volevo per il nuovo capitolo: “Dimostra al vicino che l’erba è verde anche a casa tua.”

Ad oggi, quali sono stati gli aspetti positivi e quali quelli negativi del ritorno in Sicilia?

In un certo senso sono davvero riuscito a trovare la quadra, a ottenere il meglio di quanto desiderassi per la mia vita di ogni giorno. Vivo il territorio che amo, vicino alle persone che amo e ho tutto quello che mi mancava quando stavo fuori. Ho il lusso di un ambiente di lavoro sano che mi valorizza e mi apprezza e mi permette di progredire anche se a distanza. Ho avuto la possibilità di esserci per le persone a me importanti quando ce ne stava il bisogno. Ho potuto accogliere nuove e importanti persone nella mia vita e ho cominciato a costruire un futuro alle mie condizioni in quella che considero la mia base nel modo. 

Certo non tutti i cespugli allo sgambatoio cani profumano di rose. Ho avuto i miei momenti bui, poi la pandemia con i lockdown che mi hanno fatto apprezzare e odiare allo stesso tempo il privilegio del remote working, ma soprattutto c’è stata una certa progressiva inversione di tendenza di quel promettente sviluppo che osservavo a Catania da fuori. Mi chiedo ancora quanto di quelle promesse fosse più nei miei occhi lacrimosi di emigrato volontario che nella realtà dei fatti.

Ad ogni modo le cose che mi rendono meno felici sono legate principalmente alla cattiva gestione della città sia da chi la amministra che da chi la abita, il mancato rispetto per la cosa pubblica. Insomma sembra di avere a che fare con gli stessi compromessi da cui sembra non riuscire a svincolarsi.

In qualche momento ti sei pentito/a della decisione di tornare?

No.

Cosa diresti a chi sta valutando di tornare in Sicilia?

Quello che dico sempre, e me lo chiedono di tanto in tanto: la Sicilia, nello spazio è un fazzoletto di terra, ma nel tempo è fatta di ognuno delle persone che ci stanno sopra e ognuno fa la differenza. Ovviamente non è una decisione da prendere a cuor leggero, ma se avete già il cuore pesante quando ci pensate a guardarla da fuori allora forse una mezza risposta ce l’avete.
A scanso di equivoci, per non passare per mister nostalgia, durante il periodo che mi impegnava per via della scelta di tornare o meno, persone diverse in momenti diversi mi dissero queste due cose:
“il posto di cui hai nostalgia in realtà esiste solo nel passato in cui lo hai lasciato. Nel momento in cui torni ne troverai un altro” e questa è una verità sacrosanta da tenere in considerazione per evitare di agire di pancia in preda alla nostalgia
“comunque fai, non sbagli” e anche questa è una delle cose che non ho più smesso di considerare. In molti casi non ci soffermiamo abbastanza a pensare che le nostre paure di fare la scelta sbagliata hanno più a che fare con il modo in cui reagiamo alle conseguenze della scelta che alla bontà della scelta stessa. Se siamo consapevoli e determinati al momento della scelta, qualsiasi outcome sarà solo una naturale conseguenza e non un errore o un successo.

Cosa diresti, invece, a chi vede solo aspetti negativi del ritorno?

Non lo so, spero che il tempo gli dia ragione, ma come ho detto sopra, se non tornare è stata una scelta ragionata e determinata allora è la scelta giusta.

In definitiva: tornare in Sicilia, si può?

Defo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto
Tornare in Sicilia
Panoramica privacy

Questo sito Web utilizza i cookie in modo che possiamo fornirti la migliore esperienza utente possibile. Le informazioni sui cookie sono memorizzate nel tuo browser ed eseguono funzioni come riconoscerti quando ritorni sul nostro sito Web e aiutare il nostro team a capire quali sezioni del sito Web ritieni più interessanti e utili.