Quando ho raccontato del mio rientro in Sicilia, l’ho fatto mentre lo stavo vivendo, passo dopo passo: dal conto alla rovescia al viaggio in auto. Poi i primi giorni, le prime settimane, cariche di emozioni, di aspettative, di quella sensazione molto chiara di aver fatto qualcosa di importante.
È una fase intensa, in cui tutto sembra avere un significato preciso. Ogni scelta è consapevole, ogni gesto è carico di intenzione, anche le difficoltà – inevitabili – vengono vissute come parte del processo.
Poi, senza un momento preciso in cui accade, qualcosa cambia. Il rientro smette di essere un evento e diventa la tua vita. E si entra in una fase diversa, più silenziosa, meno raccontata, ma forse la più interessante di tutte.
Quando l’entusiasmo cambia forma
All’inizio è tutto molto nitido. Sai perché sei tornata, senti di aver fatto la scelta giusta, ritrovi luoghi, abitudini, persone che avevano lasciato un segno profondo. C’è entusiasmo, certo, ma anche una forte sensazione di allineamento.
Poi, piano piano, quell’entusiasmo si trasforma. Non sparisce, ma cambia forma. Si integra nella quotidianità, smette di essere così evidente, così “presente”. E questo non ha nulla di negativo. È semplicemente il passaggio da qualcosa di straordinario a qualcosa di ordinario, nel senso più neutro del termine. Il rientro non è più al centro di tutto, non è più la lente attraverso cui guardi ogni cosa. Diventa il contesto dentro cui si muove la tua vita.
E forse è proprio lì che si misura davvero una scelta.
La quotidianità (diversa) che prende spazio
Con il tempo, inevitabilmente, entra in gioco la quotidianità. Quella fatta di giornate normali, di cose da fare, di ritmi che si stabilizzano. È una quotidianità diversa, rispetto a quella che avevo in Spagna. Non necessariamente migliore o peggiore, ma diversa. Nei tempi, nei modi, nell’organizzazione delle cose.
Sono rientrata da ormai un anno e mezzo e nonostante il confronto con la vita di prima continui ad esistere, ha cambiato qualità. Non è più un confronto emotivo ed immediato; è più lucido e distaccato e mi permette di vedere, in modo più oggettivo, cosa del mio modo di vivere funziona meglio qui e cosa funzionava meglio altrove.
Ci sono aspetti della vita fuori che rimangono per me dei riferimenti positivi, così come ci sono cose che oggi, qui, hanno un valore che prima non avevo o non riconoscevo allo stesso modo. Non è un confronto che mette in discussione la scelta, ma che la arricchisce!
C’è un passaggio, anche questo molto graduale, in cui inizi a percepire che qualcosa si sta assestando. Nel mio caso, questa fase è ancora in costruzione. Sono rientrata, sì, ma mi sento ancora “in transizione” poiché sto affrontando una ristrutturazione e finché non avrò una casa che sento davvero mia, definita, stabile, è difficile parlare di un equilibrio pieno.
Non c’è ancora un senso pieno di stabilità, ma allo stesso tempo c’è una crescente familiarità, una sensazione di appartenenza che non è più solo emotiva, ma anche pratica. Le cose iniziano a trovare il loro posto, i ritmi diventano più riconoscibili, le giornate meno “straordinarie” e più semplicemente… mie.
E questo, in fondo, è quello che cercavo 🙂
Un bilancio (per ora) positivo
Se mi guardo indietro con un minimo di distacco, mi sento di dire che il bilancio, per me, è positivo.
Sono felice di essere tornata. Non vivo particolari difficoltà, non ho quella sensazione di frizione costante che a volte si associa al rientro. Le complessità ci sono, come in ogni scelta di vita, ma non mettono in discussione la direzione. Piuttosto, quello che sto vivendo è una fase di costruzione. Non è ancora il punto di arrivo, ma nemmeno più il punto di partenza. È uno spazio intermedio, in cui le cose stanno prendendo forma.
Tornare non finisce con il rientro. In un certo senso, inizia proprio dopo.
C’è una fase fatta di assestamento, di trasformazione, di passaggio da qualcosa di straordinario a qualcosa di quotidiano. Non perché perda valore, ma perché diventa reale, abitabile, sostenibile nel tempo.
E forse è proprio questa la fase che permette di capire davvero cosa significa tornare.
👉 E tu? Se sei tornato/a o stai pensando di farlo, come immagini questa fase “dopo”? Oppure la stai già vivendo, magari senza averle dato un nome?

