Intervista a Chiara Mirabella

La testimonianza che leggerete oggi in Storie di Ritorni nasce a due voci e a quattro mani. Quando Chiara Mirabella mi ha contattata spontaneamente per raccontarmi il suo rientro, lo ha fatto in un modo così chiaro, lineare ed emotivo che non ho potuto fare a meno di chiederle di intercalare il mio riassunto alle sue stesse parole.

Più che una figlia d’arte, Chiara Mirabella è figlia dell’arte. Catanese, classe 1990, sin da piccola sviluppa l’amore per il teatro e il cinema, tanto che ancora giovanissima fonda, insieme al fratello, l’associazione culturale Burattini senza fili. I due studiano recitazione alla scuola di Antonio Caruso, vogliono diventare attori professionisti e fare della loro associazione una scuola di recitazione che porti il teatro tra i giovani. Questa passione Chiara se la porta dietro negli anni: dopo aver studiato Scienze della Comunicazione, frequenta il Contamination Lab di Catania e poi va a specializzarsi in effetti speciali con il maestro Sodano, a Napoli. Sin da piccola ama truccarsi da sola, è affascinata dal trucco artistico e in seguito sviluppa la sua passione per effetti speciali, tanto che appena ne ha la possibilità si trasferisce all’estero per approfondire questa sua passione.

“Lascio Catania esattamente sette anni fa, dopo anni di attivismo con attività di riqualificazione, lavori mal pagati e troppi “le faremo sapere”. D’altra parte sono sempre stata mossa dalla curiosità di vedere oltre e celavo un pò di bisogno di fuga, quel bisogno lecito dopo gli anni universitari e dopo le difficoltà di trovare un lavoro stabile nel settore di cui mi occupo, quello audiovisivo. Così mi trasferisco prima in Inghilterra e poi in Florida. I km non si contavano più. Rientrata nuovamente a Londra, ho iniziato ad avvertire un senso di irrisolto con la mia terra però allo stesso tempo stavo bene dov’ero, la Sicilia per me era una bellissima donna che amavo profondamente ma all’interno di una relazione tossica con un uomo che la maltrattava e dunque mi rassegnavo a quell’amore non corrisposto ed andavo avanti allungando sempre più i km di distanza. Non mi sentivo una vigliacca, dovevo crescere e prendere le giuste distanze ma mi capitava spesso di incontrare expat che mi ripetevano di non avere più nulla da perdere, io invece sapevo esattamente cosa stavo perdendo”.

Mi racconta che la rattrista quando i meridionali al Nord o gli italiani all’estero rinnegano le proprie origini e si lamentano; non le piace la narrazione negativa della nostra terra portata avanti da molti conterranei che vivono fuori ed è convinta che l’audiovisivo possa essere lo strumento per scardinare l’immaginario stereotipato della Sicilia. Chiara inizia ad approfondire questa possibilità mentre è in Florida, dove sperimenta l’altro della medaglia: la produzione. 

All’estero Chiara vive una vita avventurosa, ma stressante, in cui la stanchezza è un lusso. Lontana da casa, è sola e deve contare sulle proprie forze, non può permettersi di cambiare lavoro con facilità né di soffermarsi sulla sua condizione di stanchezza mentale. In questa cornice sfidante, l’esperienza da expat di Chiara è caratterizzata da un un file rouge: più si allontana e più sente il bisogno di tornare, solo che non sa come e quando.

Nella mia seconda volta in Florida, decisi di tentare di rientrare almeno in Italia e scelsi Milano, qui ho iniziato definitivamente la mia carriera nel mondo della produzione audiovisiva, e dovrò sempre a quella città il merito di avermi dato la possibilità di crescere professionalmente e di avermi insegnato tutto ciò che poteva. E così dopo cinque anni, con un contratto sicuro e quella vocina che si faceva sempre più ma soprattutto con le spalle più larghe mi sono detta: “ora o mai più, torno, metto in valigia tutto ciò che so e speriamo che questa bellissima donna un pò si innamori di me tanto quanto la amo io da sempre”.

Intervista a Chiara Mirabella per Tornare in Sicilia

Nel frattempo Chiara è diventata una producer e l’associazione che ha creato con il fratello, autore e regista, inizia ad operare come casa di produzione. Insieme i due realizzano diversi lavori, tra cui commedie e la web serie Like me, Like a Joker, ispirata al mondo DC Comics e con protagonista il villain più famoso, Joker, ed interamente girata a Catania, trasformata in Gotham City. 

Da quando è rientrata, Chiara sogna di mettere le competenze acquisite fuori al servizio della propria terra e portare sempre più produzioni sul territorio per cambiare la narrazione della Sicilia. 

“Rientro non solo io ma anche le mie conoscenze accumulate in questo tempo e lo faccio lanciando un servizio per aiutare le case di produzione a scegliere la Sicilia, perché è una terra che può concorrere ad ospitare le grandi produzioni e forse, dico “forse” così io e la mia donna bellissima ricominceremo ad avere un rapporto sano, basato sul reciproco rispetto.

Il mio non è un gesto eroico che rivoluzionerà il mondo, ma è un piccolo atto di riconciliazione con la mia terra d’origine. La mia decisione di tornare e dedicare le mie competenze alla promozione della Sicilia nell’industria cinematografica è un modo per alimentare il fuoco che ci contraddistingue come siciliani, per accendere la passione e l’orgoglio che spesso si nascondono dietro la malinconia che ci attanaglia”.

Chiara mi confida che se non ci fosse stata la passione per il cinema, probabilmente, sarebbe andata comunque via dalla Sicilia, perché a volte bisogna fare un giro lungo per capire qual è la propria destinazione finale. Quando vedi la tua terra da fuori, da lontano, riesci ad amarla con più oggettività; se fosse tornata prima, forse non sarebbe rimasta. 

Chiara è rientrata a Marzo 2024 e il bilancio di questi primi mesi è abbastanza positivo. Sta meglio mentalmente, dorme (!) e ha iniziato a fare lavori come producer, seppur consapevole che ci vuole un po’ a ingranare. Nonostante si sia data un “tempo di prova”, ha avviato un bellissimo progetto che vuole essere – oltre che il coronamento della sua carriera professionale – il suo modo per fare give back alla sua amata-odiata Sicilia.

“Sto rientrando a Catania lanciando un progetto “Stretto Film Service” che mira ad aiutare le case di produzione che scelgono la Sicilia Orientale per produzioni audiovisive o campagne pubblicitarie. Il progetto è la costituzione di un gruppo di liberi professionisti e fornitori siciliani che faranno network per coprire tutti i vari servizi del settore, in particolare ci occuperemo di casting, location ma anche servizi di catering, ncc e mezzi di trasporto. Se volete sostenerci o entrare a far parte della nostra rete, penso che quel “pezzettino di terra” di cui sopra possiamo provare a costruirlo insieme”.

 

Di che parte della Sicilia sei?

Catania.

Di cosa ti occupi nella vita?

Sono una producer, quindi mi occupo dell’organizzazione e produzione di contenuti digitali e spot televisivi.

A che età hai lasciato la Sicilia e perché?

A 26 anni. Le ragioni alla base della mia decisione di partire erano sostanzialmente due: innanzitutto, sin da bambina ho sempre avvertito quella naturale irrequietezza che mi impediva di percorrere sempre lo stesso cammino, neanche per andare e tornare da casa a scuola. Mia madre mi ha sempre chiamato “peri longu,” un termine dialettale che significa avere il desiderio di stare fuori casa. Quindi, una volta completati gli studi universitari, sentivo il bisogno di superare i miei confini, mettermi alla prova come individuo al di là della mia comfort zone e migliorare la lingua inglese. La seconda motivazione era puramente di natura professionale, tra lavori malpagati o non inerenti al mio percorso sembrava che il destino mi stesse sussurrando di fare la valigia e cercare altrove. Il mio sogno? Studiare effetti speciali. E a Londra potevo almeno tentare di entrare in una delle scuole più gettonate del settore. Così, ho deciso di darmi dieci giorni di tempo – il periodo che riuscivo a coprire economicamente – per cercare un lavoro e un tetto. Se non ci fossi riuscita, sarei tornata indietro a rivedere i miei sogni e a reinventarmi. Ma all’ottavo giorno, quando ormai la demoralizzazione stava per prendere il sopravvento, ho trovato sia lavoro che una stanza, e così ho deciso di restare.

Dove hai vissuto e per quanto tempo?

Tra vari spostamenti, ho trascorso quasi due anni a Londra, complessivamente sei mesi in Florida e cinque anni a Milano.

Com’è stato per te vivere lontano dalla Sicilia?

All’inizio, tutto era nuovo, e io stessa stavo scoprendo lati di me completamente inediti. Una forza propulsiva infinita mi pervadeva, nonostante impegnassi le energie tra due lavori e lo studio, la stanchezza sembrava essere un concetto lontano. Tuttavia, non riuscivo a condividere il punto di vista degli expat che incrociavo, quelli che dicevano frasi tipo “non torno indietro, non lascio nulla alle spalle”. Io, al contrario, ricordavo perfettamente le coordinate di casa mia.

Si, ne stavo costruendo una tutta mia che in quel momento aveva la forma di una stanza condivisa in una zona remota di Londra e non nego che alle volte era davvero dura e mi capitava spesso di sentirmi molto sola. Ma era una scelta necessaria in quel momento. Dopo Londra partì poi per la Florida. Mentre ero lì, a fare tutt’altro (ho dovuto rinunciare a continuare a lavorare con gli effetti speciali a causa di un problema di salute), decisi di invertire la rotta della mia professione mirando alla produzione cinematografica. L’obiettivo era di rientrare in Italia e tentare una delle scuole di cinema più quotate e nel caso fossi entrata mi sarei trasferita a Milano. E così un colloquio, il mio nome nell’elenco degli ammessi e mi rimboccai le maniche. Così prima diventai assistente e poi, dopo un pò di sana gavetta, divenni una producer. Da quel momento sono passati cinque anni.

Quando hai deciso di tornare in Sicilia e perché?

Prima di trasferirmi a Milano, ho tentato a diverse riprese di fare dei periodi più o meno lunghi in Sicilia ma non mi sentivo pronta a restare. Tornavo con mille propositività ma poi ogni piccola cosa mi turbava, amplificavo il difetto fino a mancarmi il fiato e avevo nuovamente voglia di andare via. Credo che la ragione fosse insita nel fatto che non mi sentivo ancora formata come professionista, non avevo ancora le spalle larghe e tutti quel lati di me stessa che avevo riscoperto vivendo fuori, li percepivo fuori posto quando tornavo a casa. Non avevo nulla da portare con me e sapevo che sarei cascata nuovamente in un loop di malessere che mi avrebbe portata ancora più lontano. In questi cinque anni, Milano è diventata casa, ho costruito una famiglia e ho avuto la possibilità di diventare una professionista ma allo stesso tempo, vivevo con un tarlo, un senso di irrisolto e quelle coordinate non me le sono mai dimenticate. Ho capito che finchè non mi dò una chance adesso e compiere questo piccolo atto di riconciliazione personale, non mi potrò dire davvero risolta.

Quindi torno e lo faccio con un progetto che spero risolva questa “relazione complicata” con la mia terra.

E poi adesso parto da un presupposto: “Se non ora, quando?”.

Quali aspettative, speranze e desideri avevi prima di tornare?

Parlo di uno stato attuale poiché rientrerò a Marzo [2024]. La mia aspettativa è che la mia terra mi permetta di piantare questo semino che sto portando con me. Io ci metterò ogni sforzo ma so che per poter funzionare dovrà essere reciproco.

Quali paure, dubbi e incertezze avevi prima di tornare?

Ho sempre visto la Sicilia come una donna che amo profondamente che sta con la persona sbagliata, quindi la paura che possa non innamorarsi di me e delle mie buone intenzioni c’è, eccome! E l’incertezza è quella di non riuscire a spezzare un sistema, quindi ho certamente il timore che alla fine i miei progetti rimangano solo delle buone ottime idee.

Ad oggi, quali sono stati gli aspetti positivi e quali quelli negativi del ritorno in Sicilia?

Non so ancora, darò un update tra un paio di mesi 😃

In qualche momento ti sei pentito/a della decisione di tornare?

Come sopra, e spero di dare risposte positive a questa domanda!

Cosa diresti a chi sta valutando di tornare in Sicilia?

Credo che ognuno di noi, siciliani “esteri”, possa portare qualcosa in più alla nostra terra. Non è necessario compiere gesti grandiosi, ma basta fare il nostro piccolo oggi. Se tutti noi contribuissimo con il nostro bagaglio di esperienze, competenze e passioni, potremmo spegnere quella malinconia collettiva e rafforzare il legame che abbiamo con la nostra Sicilia.

 

Il mio ritorno è un invito a tutti e tutte coloro che, come me, sentono il richiamo della loro terra ma esitano nel fare il passo decisivo. La Sicilia ha bisogno di ogni singolo contributo per rinascere e brillare ancora di più nel panorama mondiale. Che la nostra piccola luce, unita a quella di tanti altri siciliani sparsi per il mondo, possa illuminare il cammino di una Sicilia che si reinventa e si rigenera.

Cosa diresti, invece, a chi vede solo aspetti negativi del ritorno?

Non mi sono mai tirata indietro con la mia città e prima di partire ho sempre fatto parte di associazioni che miravano a riqualificare il territorio. Dunque non nego e non ometto gli aspetti negativi che purtroppo a volte ci sembrano invalicabili, accettarli è il primo passo per superarli e abbiamo una terra che ha tutte le potenzialità per migliorarsi. È vero purtroppo certe cose non cambieranno mai, ma se ognuno di noi si ritagliasse un pezzettino di terra non dico che cambiamo 25000km2 ma il nostro contributo forse non ci renderà solo passivi spettatori senza alcun diritto al lamento. Nessuno è chiamato alle armi, qui non ci sono eroi o eroine devote a rivoluzionare un sistema, e credo che nessuno di noi “rientrati” pensi che sia tutto bello e positivo, stiamo dando solo seguito a quel bisogno, a quella domanda che merita una risposta perlomeno tentata.

In definitiva: tornare in Sicilia, si può?

Si può, si può provare, si può rischiare, e si può sempre tornare indietro. Oppure si può semplicemente restare.

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